‘Gladbach-Inter, la maledizione della lattina

Gladbach-Inter

È una di quelle partite per cui non serve nominare le squadre in campo e il risultato, come il Maracanazo, la “Partita del secolo” o il “Miracolo di Berna”. L’andata dei quarti di finale della Coppa dei Campioni 1971-1972 tra Inter e Borussia Mönchengladbach è nella memoria dei tifosi tedeschi e italiani, semplicemente il Büchsenwurfspiel, la “partita della lattina”. Ecco cosa accadde in quella sfida, giocata il 20 ottobre 1971 tra nerazzurri e “Puledri” che si ripeterà, nella prima giornata di Champions League 2020-2021. Gladbach-Inter, 49 anni e 364 giorni dopo.

Due mondi a confronto – Il match in programma allo Bökelbergstadion mette di fronte due squadre, con tanto talento ma diverse per mentalità e storia. Il ‘Gladbach, guidato da Hennes Weisweiler in panchina e da Günter Netzer in campo rappresenta il nuovo che avanza. Fino a nemmeno dieci anni prima i “Puledri” non erano neanche mai stati in Bundesliga. Quando ci sono arrivati l’hanno stravolta con il loro gioco rapido, fisico, molto moderno e hanno vinto il Meisterschale per due volte consecutive, diventando il primo club a bissare un successo nel campionato tedesco a girone unico. L’Inter, che ha alloggiato a Colonia , a due passi dal Duomo, invece è una “nobile”, ha in bacheca due titoli europei e in campo ha tantissime stelle, da Sandro Mazzola e Mario Corso, passando per Giacinto Facchetti, messe insieme da Giovanni Invernizzi, ex tecnico delle giovanili, che ha guidato la “Beneamata” a un titolo insperato l’anno precedente, con un gioco semplice ma piacevole.

Un incontro di cartello che gli spettatori italiani possono vedere ma quelli tedeschi no. Helmut Grasshoff, una delle menti dell’ascesa del ‘Gladbach ha litigato con la ARD, il primo canale della TV pubblica per i diritti televisivi, così le telecamere al Bökelberg non ci sono e i tifosi possono vivere la sfida solo attraverso la radio.

Un avvio movimentato – I quasi 28mila spettatori a Mönchengladbach ci mettono poco a capire che quella sera non sarà una partita normale. Al 21′ hanno visto tre gol. Due dei padroni di casa, siglati da Jupp Heynckes e dal danese Ulrik le Fevre, uno degli ospiti, siglato da Roberto Boninsegna, che pochi minuti dopo la sua rete diventerà il protagonista, suo malgrado della serata.

Una lattina galeotta – Al 28′ l’episodio che cambia quel Gladbach-Inter e la storia. Boninsegna cade a terra, dopo essere stato colpito da un oggetto. È una lattina di Coca-Cola. I giocatori nerazzurri, in primis Mario Corso, accerchiano l’arbitro olandese Jef Dorpmans, per chiedere la sospensione del match. Nel frattempo l’oggetto lanciato verso Bonimba sparisce. Mazzola, vedendo due tifosi italiani bere da una lattina pressoché uguale, se la fa consegnare, dandola poi al direttore di gara. Che fa continuare l’incontro.

A Boninsegna, uscito in barella e sostituito da Gian Piero Ghio viene diagnosticata dal medico sociale nerazzurro una contusione parietale. E l’Inter crolla. Al 90′ è 7-1 per il ‘Gladbach, con Jair che finisce praticamente camminando per un infortunio e Corso, che viene espulso nel finale. Per il Borussia è la vittoria più larga di sempre in Europa.

La battaglia in tribunale – Dopo il fischio finale comincia una querelle legale, con protagonista assoluto l’avvocato e vicepresidente dell’Inter Peppino Prisco. Gli italiani chiedono la vittoria a tavolino, i tedeschi, forti del regolamento UEFA che a quell’epoca non prevedeva un cambio di punteggio, puntano alla conferma del 7-1, accusando i nerazzurri di aver fatto una sceneggiata. Avrà ragione l’Inter, che ottiene la ripetizione della partita in campo neutro, la squalifica del terreno dei “Puledri” per un turno e una multa al ‘Gladbach. Unico “neo” la squalifica per tre turno di Mario Corso.

Mentre volano le carte bollate le due squadre si ritrovano davanti per il secondo match, che di fatto diventa il primo. A “San Siro” il 3 novembre i nerazzurri vincono 4-2 e un gol lo segna proprio Boninsegna. Una settimana dopo c’è l’udienza per il ricorso presentato dai campioni di Germania. Rispetto al primo grado cambia solo un verdetto: la ripetizione si può giocare nella Repubblica Federale, per la squalifica del campo del ‘Gladbach.

La saracinesca Bordon e un cimelio particolare – Il primo dicembre finalmente si disputa la ripetizione, all’”Olympiastadion” di Berlino. Gladbach-Inter, atto secondo. Protagonista assoluto di quei 90′ è la difesa dell’Inter e uno straordinario Ivano Bordon, autore di prestazione eccezionale, coronata dal rigore parato a Klaus-Dieter Sieloff. Alla fine è 0-0 che qualifica gli italiani, che arriveranno fino in finale, sconfitti poi dall’Ajax. Per il Borussia quella partita sarà uno dei più grandi rimpianti della sua storia europea. La lattina rimarrà fino al 2012 nel museo del Vitesse di Arnhem, dove l’aveva portata l’arbitro olandese Dorpmans. Per i quarant’anni della partita verrà consegnata al ‘Gladbach, che dal 3 maggio 2019 la espone nel suo museo.

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