Cos’è andato storto tra Ciro Immobile e il Borussia Dortmund

Ciro immobile borussia dortmund

Ciro Immobile continua ad essere al centro di una delle discussioni più agguerrite del calcio italiano: come una sorta di strano doppelganger á la Mr Hyde, l’attaccante campano sembra diventare una persona diversa a seconda della maglia che indossa. Travolgente al Pescara ed al Torino, in difficoltà con le maglie di Borussia Dortmund e Siviglia, impacciato in nazionale, poi di nuovo devastante negli ultimi 5 anni, alla Lazio.

I biancocelesti sono stati sorteggiati nel gruppo F della prossima Champions League, assieme a Zenit, Club Brugge e proprio al Dortmund. All’esordio, dunque, Immobile si troverà di fronte al suo passato, sotto forma di quella divisa giallonera con cui ha vissuto una stagione altalenante e turbolenta, fatta di incomprensioni, polemiche e pochi gol.

Riavvolgiamo il nastro: nel 2014, Immobile – con un contratto diviso tra Torino e Juventus tramite la cara vecchia formula della comproprietà – saluta la Serie A da capocannoniere e si accasa nella Ruhr. Jurgen Klopp, che sulla panchina del Borussia ha conquistato due Meisterschale e due secondi posti nelle quattro stagioni precedenti, ha scelto il nativo di Torre Annunziata per sostituire Robert Lewandowski, drammaticamente passato ai rivali del Bayern Monaco.

Immobile arriva in Germania subito dopo la deludente spedizione al mondiale in Brasile. Nella conferenza stampa di presentazione, rigorosamente in italiano, non si sbilancia, assicurando impegno e dedizione alla causa con le solite dichiarazioni di rito. L’unica battuta è dedicata a Klopp: “Il mister ha detto che ha visto 70 mie partite. Gli ho risposto che ne ha viste più di mio padre…”

In Italia già si parla di un talento lasciato sfuggire, del futuro centravanti della nazionale costretto a portare i suoi gol lontano dalla Serie A. Sin da subito si delinea il problema della lingua, che non sembra però insormontabile: Ciro e la sua famiglia non parlano una parola di tedesco, ma il club gli mette a disposizione un insegnante personale e nello spogliatoio, oltre ad un interprete, il talento azzurro può contare su due vecchie conoscenze del Milan come Sokratis ed Aubameyang, che all’occorrenza fungono da traduttori. Lo stesso difensore greco, però, durante una conferenza, sottolinea ad un giornalista italiano la delicatezza della questione: “Ciro è un bravo ragazzo, lo stiamo aiutando, ma deve imparare il tedesco. Qui la lingua è molto importante”.

Anche Jurgen Klopp cerca di coccolare il suo nuovo gioiello. Dopo averlo lanciato titolare nella prima gara stagionale, la Supercoppa strappata al Bayern, lo lascia in panchina per due partite, facendogli però scudo davanti ai microfoni.

“Non sono preoccupato. Questo inizio non facile non è colpa di Ciro. Si sta allenando duramente, ma abbiamo avuto solo 10 giorni di allenamento a pieno organico dopo la Coppa del Mondo. Sarebbe difficile per tutti, per un attaccante ancora di più: deve imparare come centrocampisti e terzini gli fanno arrivare la palla. Non ci saranno problemi, l’ho scelto tra una lunga lista di opzioni e sono sicuro di aver fatto la scelta giusta”.

Queste parole sono citate in un articolo di Bleacher Report che si intitola I tifosi del Dortmund dovrebbero essere pazienti con Immobile, e che si chiude sottolineando come, una volta imparati i dettami tattici e migliorata la chimica di squadra, l’attaccante ex-Torino possa diventare “inarrestabile”.

Nel frattempo, anche fuori dal campo la situazione si appanna. Ad Unna, città di quasi 70.000 abitanti, i vicini di casa avvertono gli Immobile: stavano provando un tagliaerba in garage, ma nell’ora del silenzio. Errori che possono costare interventi della Polizia.

Le nuvole sembrano allontanarsi quando Immobile decide, con uno splendido gol dopo essersi portato dietro tutta la difesa avversaria, l’esordio in Champions League contro l’Arsenal (2-0). Poco dopo, si ripete in Bundesliga firmando il tempestivo pareggio (2-2) nei minuti finali della sfida contro lo Stoccarda. Un raggio di sole, però, non scaccia l’imminente temporale: il Dortmund, agli sgoccioli del ciclo firmato Klopp e falcidiato dagli infortuni, fatica tremendamente ritrovandosi a ridosso della zona retrocessione. L’unica sorpresa piacevole dell’inizio di stagione è Pierre-Emerick Aubameyang, che gradualmente sfila il posto da titolare all’italiano come punta di diamante del 4-2-3-1 di Klopp.

Nel frattempo, in Germania si inizia a vociferare di un Immobile sempre più isolato: l’interprete lo segue ancora come un’ombra, e il tedesco manca completamente nella comunicazione dell’ex-Pescara, sia coi compagni che con la stampa. In una sorta di operazione di contrattacco, prova addirittura ad insegnare il napoletano a Großkreutz (uno che qualche storia da raccontare al pranzo di Natale ce l’avrebbe): a dicembre compare sui social un video di 10 secondi in cui l’esterno tedesco si esprime in una sequela di espressioni in dialetto non ripetibili. Qualche mese dopo, in una lunga intervista a Sportweek, Immobile spiegherà il retroscena di quel video: “è stato lui a chiedermi di insegnargli queste cose. Dortmund e Napoli sono gemellate, e voleva poter rispondere a tono a chi insultava Napoli davanti a lui”.

Sulle stesse pagine, Ciro lancia anche le prime frecciate a compagni e stampa: da “in otto mesi nessuno mi ha invitato mai a cena” a “la Bild mi massacra, ma probabilmente perché è un giornale di Monaco”. Nel rigido inverno del nord, risponde anche alle critiche sul suo adattamento alla lingua: “il tedesco è difficile, non è vero che non mi sto impegnando per studiarlo”.

Nel frattempo, le presenze sono sempre più sporadiche, e così i gol: nonostante un’ottima partita contro il Wolfsburg, a dicembre, e i 4 centri nelle 5 presenze in Champions, l’azzurro non riesce a trovare continuità. Delude nella gara di andata di ottavi di finale, contro la Juventus che lo ha lasciato andare, ed assiste alla cocente eliminazione dei suoi dalla panchina nella gara di ritorno. Gli unici gol arrivano negli ottavi di DFB-Pokal, contro la Dynamo Dresda, mentre il suo “rivale” per il posto di prima punta va a gonfie vele: Aubameyang chiuderà la stagione a quota 25 reti. Nel finale di stagione il BVB riesce ad uscire dal pantano della bassa classifica, agguantando addirittura il settimo posto, ma Immobile è oramai ai margini della rosa, sia in termini di scelte tecniche che di feeling con i compagni.

Anche le questioni con il vicinato non cessano: il comune di Unna si lamenta ufficialmente con la società. Ciro sfreccia per le stradine della campagna tedesca a velocità sostenuta, facendo rombare il motore della sua auto nel bel mezzo del centro abitato. La cosa, ovviamente, non è gradita.

Con l’addio di Klopp, che per tutto l’anno ha provato a fare da parafulmine e sostegno al suo attaccante, la situazione precipita: Thomas Tuchel, appena arrivato, toglie di mezzo l’interprete e costringe Immobile a parlare e soprattutto ascoltare le indicazioni prettamente in tedesco. Si tratta della rottura definitiva. L’attaccante partenopeo chiede la cessione, e le difficoltà linguistiche gli impediscono anche di avere un colloquio faccia a faccia col suo allenatore. Si trasferisce al Siviglia in prestito con diritto di riscatto a 11 milioni, e dopo soli sei mesi trova posto alla Lazio.

Dalla Spagna, però, Immobile non smette di togliersi sassolini dalla scarpa, sin dalla conferenza di presentazione.

“[al Dortmund] Non potevo parlare con nessuno, quando l’allenatore spiegava aspetti tattici diventava complicato, non capivo nulla. Il tedesco è complesso, ed anche culturalmente siamo agli opposti”.

La risposta arriva dura e diretta, prima dal DS Zorc (“le parole di Immobile sono vomitevoli, Un giocatore che offre prestazioni come le sue non dovrebbe criticare club, allenatore e compagni”) e poi dalla Bild, che lo definisce maleducato e svogliato, nonché uno dei peggiori acquisti della storia del BVB.

Stasera dunque, Ciro Immobile proverà la sensazione agrodolce di ritrovarsi di fronte la squadra che lo ha fatto debuttare sul palcoscenico internazionale e poi scaricato senza troppi complimenti. Anche se, a sentire le parole dello stesso Zorc di qualche giorno fa (“non vediamo l’ora di rincontrarlo con la maglia della Lazio”) il tempo e le valanghe di gol segnati potrebbero aver aiutato a seppellire l’ascia di guerra.

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