Dalla quinta serie alla casa del Bayern: l’incredibile viaggio del Düren

Düren

Fino a qualche settimana fa, parlare di Düren nell’ambiente calcistico tedesco equivaleva di fatto a parlare di Harald ‘Toni’ Schumacher, il leggendario portiere del Colonia e della nazionale che nella cittadina del Nordrhein-Westfalen, a una manciata di km da Colonia, è nato e cresciuto. In questi giorni, invece, a fare notizia è l’1. FC Düren, la squadra di calcio della città, avversaria del Bayern Monaco nel famigerato e spesso ostico primo turno della DFB-Pokal. Nonostante il risultato non sia stato quello sperato, il piccolo club ha scritto comunque una pagina di storia.

Dalla quinta serie all’Allianz Arena, il salto non è per nulla breve. Nella gerarchia del calcio tedesco, fino allo scorso agosto le due squadre erano separate da quasi novanta posizioni. Le ha unite il sistema di qualificazione al primo turno della Coppa, ovvero le coppe regionali. Grazie alla vittoria nella ‘Landespokal Mittelrhein’, in finale contro l’Alemannia Aachen, il Düren ha conquistato il diritto di sfidare il Bayern. In condizioni normali la partita si sarebbe probabilmente disputata nel piccolo Westkampfbahn, lo stadio della città, che può ospitare 6,000 spettatori posti in piedi. La crisi economica causata dalla pandemia che ha investito i club del dilettantismo e del semi-professionismo ha però spinto al club a rinunciare al diritto di giocare in casa: i costi sarebbero stati troppo elevati. E poi, vuoi mettere la possibilità di viaggiare fino all’Allianz Arena, a prescindere dal risultato?

Sì, viaggiare. Niente aerei, ma un pullman. Non uno qualsiasi, bensì un MAN Lion’s Coach L. Per capirci: lo stesso modello di bus che accompagna in giro per la Baviera il Bayern Monaco. Con il logo in risalto, le stampe dedicate al trionfo nella coppa regionale, i faccioni dei giocatori, l’hashtag #DürenSpüren.

Una campagna pubblicitaria ben riuscita per la compagnia tedesca, un viaggio da sogno – anche se di 10 ore – per i giocatori. Di fatto, tutti dilettanti o quasi. Fa eccezione giusto Adam Matuschyk, che ha un passato anche da professionista tra Colonia, Fortuna Düsseldorf, Eintracht Braunschweig. Anche con qualche presenza e quattro goal in Bundesliga. Ha firmato una settimana fa, perché voleva stare più vicino ai figli, che vivono proprio a Colonia. In pratica, giusto per poter tornare all’Allianz Arena.

Per i suoi compagni, invece, vedere l’Allianz Arena è stato come per un bambino entrare in un negozio di caramelle. Giocarci è stato ancora meglio, anche se il comune  ha imposto le porte chiuse per il numero crescente di contagi di Covid-19 in città e nei dintorni. La squadra è arrivata a Monaco già un paio di giorni prima della partita, i giocatori si sono fatti fotografare in campo, sorridenti. Anche se non avrebbero potuto sfidare i campioni come Lewandowski, Gnabry, Kimmich, Goretzka, Neuer e tanti altri, impegnati con le Nazionali. Purtroppo il calendario non ha lasciato scampo: dopo il rinvio dal weekend del 12-13 settembre, causa finale di Champions League e preparazione iniziata soltanto a settembre inoltrato, il Bayern non aveva settimane libere se non nella pausa. E a quarantott’ore dal fischio finale dovrà rigiocare. E poi di nuovo mercoledì 21. Stagione compressa, calendario fitto. Inevitabile.

Ai giocatori del Düren, in fondo, interessa relativamente. Anzi. Bayern più debole, Bayern più battibile. Ci sperava il centrocampista Omerbasic: “Chissà che magari il punteggio rimanga sullo 0-0 per un po’ e loro inizino a sottovalutarci…”. Previsione non proprio centrata. Pace. È una questione di orgoglio, quella che Giuseppe Brunetto, l’allenatore del Düren, ha sottolineato al ‘Corriere dello Sport’ ieri.

“Essere stati sorteggiati contro il Bayern è una botta di fortuna che capita una volta nella vita. Ci vedranno in tutto il mondo, peccato che si debba giocare a porte chiuse, senza i nostri tifosi. L’avvenimento ci dà una carica incredibile per batterci coraggiosamente. Non ci illudiamo, ma un pochino ci crediamo, almeno per dimostrare che anche nella nostra categoria giocano ragazzi in gamba. Nessuno di noi pensa ai soldi, conta solo l’orgoglio di gareggiare nella casa del Bayern. Genitori e figli saranno fieri di noi”.

Per lui, in effetti, la sensazione dev’essere ancora più speciale che per i suoi giocatori. Herkenrath, BW Friedsdorf, VfL Leverkusen: ha sempre allenato tra la quarta e la quinta serie, ha sfiorato la terza con il Viktoria Colonia. Vive in Germania da quando era piccolo, da quando papà Antonio e la famiglia hanno lasciato Licata, in Sicilia, provincia di Agrigento, per trasferirsi. Il papà, juventino fino all’osso, gli ha trasmesso la passione. Lui l’ha trasformata in un lavoro e ora anche in un sogno. Allena il Düren dal 2019 e lo ha portato a raggiungere un traguardo storico. Soltanto al terzo anno di vita del club, fondato nel 2017. E trovatosi per una notte sul palcoscenico più importante della Germania.

Il presidente del club, Wolfgang Spelthahn, aveva dichiarato alla vigilia che l’obiettivo del club per la sfida col Bayern era “fare una figura migliore di quella che hanno effettivamente fatto Schalke e Barcellona”. 8-0 e 8-2, rispettivamente.

Beh, il Düren è riuscito a fare molto meglio. Ha offerto una prestazione solida, ha anche sfiorato un paio di volte il goal, certo ha anche rischiato di subire altri 3-4 goal, ma ha limitato i danni. Tanto che anche Thomas Müller, a fine partita, ha applaudito gli avversari e affermato che la gente di Düren può essere fiera della propria squadra.

Un po’ come può essere fiero anche Giuseppe Brunetto. Non è riuscito a eguagliare il Verl di Guerino Capretti, un altro italiano che è arrivato fino agli ottavi l’anno scorso, Ma di certo lui, come tutti i giocatori in campo, avrà per sempre una storia da raccontare. Quella di come un club di quinta serie è arrivato a sfidare i campioni di tutto.

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