Evasione fiscale, nuove ombre sulla DFB

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Dopo il Sommermärchen-Affäre, lo scandalo riguardante l’assegnazione dei Mondiali 2006, nuove ombre di evasione fiscale si addensano sui vertici della DFB, la Federcalcio tedesca. Mercoledì 7 ottobre, a poche ore dall’amichevole con la Turchia, infatti la procura di Francoforte sul Meno ha ordinato perquisizioni in cinque Länder, controllando le sedi della più grande federazione sportiva del mondo e le abitazioni di sei dirigenti, tra quelli in carica e quelli del recente passato. Come Reinhard Rauball, ex vicepresidente della Federcalcio e di Reinhard Grindel, ex presidente della DFB.

Nel mirino il 2014 e il 2015 – L’azione giudiziaria eseguita dall’ufficio imposte, dal Bundeskriminalamt, la direzione nazionale anticrimine e dalla polizia federale, è stata motivata dal sospetto di “evasione di tasse sulle persone fisiche e sulle aziende in casi particolarmente gravi”. Le attenzioni degli inquirenti, guidati da procuratore Nadja Niesen, si sarebbero rivolte alle entrate derivanti dai cartelloni pubblicitari durante i match casalinghi della Nazionale, nel 2014 e nel 2015, quando il presidente era Wolfgang Niersbach e il tesoriere Reinhard Grindel.

Una presunta evasione da 4,7 milioni – L’origine delle indagini sarebbe l’accordo siglato nel dicembre 2011 tra la DFB e l’azienda svizzera Infront. In questo contratto l’agenzia elvetica, con cui nel settembre 2020 la DFB ha interrotto la quarantennale collaborazione e che si occupava proprio del reperimento degli sponsor per i cartelloni pubblicitari, si sarebbe impegnata, su richiesta della Federcalcio tedesca, a non dare nessuno spazio sui cartelloni alle concorrenti dell’allora sponsor principale, la Mercedes e della fornitrice ufficiale, Adidas. E proprio questa scelta, che rappresenterebbe una partecipazione attiva della DFB alla gestione di quelle sponsorizzazioni, secondo gli inquirenti avrebbe dovuto prevedere per quelle entrate un regime fiscale diverso e meno vantaggioso rispetto a quello che utilizzato la Federcalcio tedesca, con una conseguente e presunta evasione fiscale di 4,7 milioni di euro. Secondo la procura di Francoforte sarebbe stata una scelta deliberata, quella di sottoporsi a quel regime fiscale, da parte dei vertici federali.

I “segnali” ignorati – Secondo quanto pubblicato il 9 ottobre dalla Süddeutsche Zeitung , già dall’estate 2013, il responsabile fiscale della Federcalcio avrebbe scritto a Stefan Hans, uno dei direttori della sede di Francoforte della DFB. In una mail avrebbe segnalato come dal punto di vista fiscale l’attività della Federazione si stesse indirizzando verso il “wirtschaftlicher Geschäftsbetrieb”, cioè un ambito totalmente a fini di lucro e suggerendo, anche in previsione del nuovo accordo con Infront, come le entrate derivanti dai cartelloni pubblicitari allo stadio dovessero essere rientrare totalmente nell’ambito dell’imponibile. In altre parole il responsabile fiscale della DFB auspicava che con l’accordo del dicembre 2013, si dovessero dichiarare quelle entrate in maniera integrale. Senza se e senza ma. E quello di sette anni fa non è stato l’unico avvertimento per la Federcalcio. Nell’autunno 2017 l’ufficio finanziario della DFB di Francoforte III avrebbe suggerito una soluzione per risolvere i problemi fiscali della Federazione, proponendo una divisione tra le attività dei professionisti e della Nazionale, da quello dei dilettanti. Nel 2018 Ulrich Bergmoser, allora direttore finanziario della DFB e delegato per la Compliance, cioè per il rispetto delle regole, ha scritto un documento di 34 pagine, finito anche sulla scrivania dei vertici federali, dove si parlava di cosa sarebbe servito per delle finanze sane e si faceva riferimento esplicitamente anche dei rischi in materia fiscale. Avvertimento, come i precedenti, ignorato.

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