L’ultima grande annata dell’Hertha Berlino

hertha 2009

Ormai da troppi anni l’Hertha Berlino non riesce ad imporsi tra le grandi di Germania. Tra la mancanza di un progetto serio ed una programmazione spesso fallace gli investimenti fatti dal club di Werner Gegenbauer non hanno fruttato come sperato. L’ultima stagione sembrava potesse essere quella della svolta ma i tre cambi di allenatore hanno rallentato il processo, ripartito solo grazie a Bruno Labbadia. La storia recente dei bianco-blu è fatta più di retrocessioni che di piazzamenti europei e per ritrovare la squadra nella top 4 del campionato bisogna tornare addirittura al 2008-09.

Hertha Berlino 2009: una stagione incredibile

Dopo il decimo posto ottenuto nella stagione 2006/07 con Falko Götz in panchina (e per un breve periodo Karsten Heine) la Alte Dame decise di affidare la propria panchina a Lucien Favre reduce da un’ottima esperienza con lo Zurigo. La dirigenza decise inizialmente di cambiare poche pedine proponendo al tecnico svizzero un progetto biennale di grande interesse: l’obiettivo era quello di tornare in Europa. A modificare l’undici titolare arrivò solo il portiere Jaroslav Drobný, dopo l’esperienza in prestito al Bochum.

Ben presto però si accorsero che per raggiungere il loro scopo avrebbero avuto bisogno di giocatori di tutt’altra caratura. Nel mercato invernale venne ufficializzato Raffael, una seconda punta brasiliana che tanto aveva fatto bene nello Zurigo di Favre, mentre l’anno dopo puntarono sui prestiti. Andrij Voronin, Cicero e Marko Babic arrivarono rispettivamente dal Liverpool, dalla Tombense e dal Betis per puntellare una squadra che si era posizionata decima nell’annata 2007/08.

La stagione seguente non iniziò nel migliore dei modi. I bianco-blu ottennero 5 punti in 4 partite tra le quali un sonoro 4-1 rimediato all’Allianz Arena e reso più dolce solo dal gol di Pantelic. Dopo questa breve serie negativa però Favre decise di passare dal 4-3-3 al 4-4-2 provando a valorizzare al meglio Voronin e Raffael. Nelle successive 20 sfide l’Hertha vinse ben 14 volte racimolando un bottino di 44 punti (2.2 per gara). Il 28 febbraio del 2009 dopo aver battuto 2-1 il Borussia Mönchengladbach grazie alle reti di Voronin e Dardai, la Alte Dame raggiunse la vetta della Bundesliga e ci rimase per ben tre turni.

Tre sconfitte dolorose minarono il primo posto dei bianco-blu. Contro lo Stoccarda, il Borussia Dortmund e l’Hannover gli uomini di Favre non si giocarono solo il primo posto ma anche la qualificazione alla Champions League. Nelle ultime partite provarono a risalire la china ma il pareggio con lo Schalke alla penultima giornata li relegò al quarto posto. Il sogno Meisterschale, alzato al cielo con merito dal Wolfsburg, svanì definitivamente e pian piano la Vecchia Signora del calcio tedesco iniziò a perdere colpi.

Resta però ben impresso tra gli spalti dell’Olympiastadion il ricordo di quella gloriosa annata. Voronin chiuse con 11 gol e 4 assist in 27 partite, Raffael, che fece un passaggio decisivo in più dell’ucraino ma timbrò solo 6 volte il cartellino, diede inizio ad una splendida carriera che lo ha visto giocare per oltre 10 anni in piazze assai prestigiose della Bundesliga. Capitan Arne Friedrich visse una delle migliori stagioni in carriera e chissà che senza quell’infortunio al menisco patito proprio nel periodo critico dell’Hertha la storia sarebbe stata diversa.

Gojko Kacar e Pál Dárdai si presero la linea mediana a suon di grandi prestazioni ed il primo concluse la stagione con ben 6 centri in Bundesliga. C’è stato tanto rammarico ma anche tanta gratitudine a Berlino per lo splendido lavoro fatto da Favre e dai suoi uomini, una squadra senza nomi particolarmente altisonanti, ma con giocatori talentuosi e dediti alla causa. L’aria che si respira oggi nella capitale tedesca è simile a quella del 2008/09 e chissà che Bruno Labbadia non riesca ad emulare l’impresa del collega svizzero.

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