Horst Hrubesch, una leggenda eterna per l’Amburgo

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L’ultimo impiego, prima della pensione, già pregustata dopo l’argento con l’Under 21 maschile ai Giochi di Rio 2016, doveva essere quello di ct a interim della Nazionale femminile. Horst Hrubesch, però, alla chiamata della dirigenza dell’Amburgo non ha saputo dire di no. Da questa stagione, il 69enne, campione d’Europa con la Germania nel 1980, infatti sarà il responsabile del settore giovanile del HSV. Un nuovo capitolo di una storia d’amore, quella con i Rothosen, che è iniziata più di 40 anni fa.

Un conciatetto a Essen – Horst, classe 1951, è tutt’altro che un talento prodigio. A 23 anni, mentre di mestiere sistema tetti e coltiva la passione per la pesca, è ancora un dilettante. Al SC Westtünnen, squadra di Hamm, la sua città natale, nel Nordrhein-Westfalen, a una trentina di chilometri a sud-ovest di Dortmund, lo nota il 27enne Werner Lorant. Che è il suo allenatore, ma anche uno dei giocatori del Rot-Weiss Essen, club di Bundesliga. È ai biancorossi, che Lorant, segnala Horst. Nella Ruhr non se ne pentiranno, perché Hrubesch, che non ha mai giocato in una selezione giovanile, ha un impatto eccezionale. Tra il 1975 e il 1978 realizza 80 gol in 83 partite, di cui 42 in una sola stagione, quella della 2.Bundesliga 1977-1978. Un record, ancora imbattuto, che gli vale la chiamata dell’Amburgo, all’epoca una delle squadre di vertice del campionato.

Zebec e il primo Meisterschale – Quando arriva sulle rive del Mare del Nord, il HSV è uno squadrone, con in rosa giocatori del calibro di Kevin Keegan, Felix Magath e Manfred Kaltz. In panchina Branko Zebec, jugoslavo di Zagabria, eccellente esterno offensivo (argento ai Giochi di Helsinki ’52), geniale allenatore. È un duro, sia nei rapporti con i giocatori, sia nella preparazione. Con lui però l’Amburgo rivince nel 1979 un Meisterschale, che mancava da 19 anni. Horst Hrubesch segna tredici volte, Keegan 17. Un anno e mezzo dopo quella vittoria, nel dicembre 1980 Zebec, che nel frattempo ha perso con i tedeschi la finale di Coppa dei Campioni, viene cacciato. Non tanto per i risultati, quanto per i suoi problemi di alcolismo e per i pessimi rapporti con i giocatori.

Un capocannoniere per Happel – Nella stagione successiva, la 1981-1982, al posto di Zebec, Günter Netzer, all’epoca general manager dell’Amburgo, chiama Ernst Happel. Per Hrubesch, che nell’estate 1980 ha deciso la finale dell’Europeo per nazionali a Roma, è l’incontro che gli cambia la carriera e forse la vita. Il tecnico austriaco, vincitore della Coppa dei Campioni nel ’70 con il Feyenoord, è un personaggio particolare. Ha una infinita conoscenza tecnica e tattica, gioca a zona, è innovativo (fa fare lezione di aerobica ai calciatori) ma ha anche la fama di avere un carattere non facile. Essenziale, ai limiti dell’ermetico con i media, è bravissimo a gestire il gruppo, con parole dosate e un atteggiamento semplice. Nella stagione di debutto è ancora Meisterschale, con Hrubesch, capocannoniere con 27 reti. Due sono nel cuore dei tifosi dell’Amburgo, entrambi segnati all’”Olympiastadion” di Monaco, il 24 aprile. In quello che è di fatto una finale con il Bayern Hrubesch prima pareggia 3-3, poi al 90′ di testa realizza il 4-3 finale. Sono questi i gol che hanno fatto di Horst “Kopfballungeheuer”, il gigante dei colpi di testa, lui che in un’intervista aveva spiegato semplicemente come funzionava. “Manni (Kaltz n.d.R) crossa, io colpisco di testa, gol”.

Capitano e campione d’Europa – Nel 1982-1983, l’Amburgo, già sconfitto in finale di Coppa UEFA dal Göteborg di Sven-Göran Eriksson nella stagione precedente, oltre a difendere il titolo punta alla Coppa dei Campioni. I tedeschi non sono tra i favoriti, anzi, ma arrivano in finale. Nel cammino, dove brilla il danese Lars Bastrup, Horst segna due volte, una delle quali nel derby intertedesco con la Dinamo Berlino. In finale ad Atene gli uomini di Happel, nettamente sfavoriti contro i bianconeri di Dino Zoff e Michel Platini, pescano il jolly con un gol di Felix Magath e poi reggono. La Coppa, dopo quella partita, dove la marcatura ad adottare su Platini era stata decisa da Happel dopo aver ascoltato i senatori, la alza Hrubesch. È di fatto la sua ultima partita con il HSV, di cui è ad ora il miglior goleador nelle Coppe Europee, con venti marcature.

Horst Hrubesch II, il ritorno – Horst non smetterà di giocare e neppure di stare nel calcio. Appenderà le scarpette al chiodo nel 1986, dopo una stagione al Borussia Dortmund terminata con una rocambolesca salvezza, prima di sedersi in panchina. Club (sarà tra il 1990 e il 1992 anche l’assistente di Happel allo Swarovski Tirol, sostituendo dopo la morte del tecnico austriaco)  poi dal 2000 solo le Nazionali tedesche giovanile. Dall’Under 18 all’Under 21. Si toglierà la soddisfazione di vincere due titoli europei nel 2008 e nel 2009, rispettivamente con U19 e U21, ma soprattutto di crescere tanti ragazzi, che poi si sono affermati in Bundesliga. L’ha fatto con competenza, rispetto e umanità. Qualità che proverà a mettere in campo, pardon, sulla scrivania ad Amburgo, con il club che gli è rimasto nel cuore.

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