Matthias Ginter è diventato grande

Matthias Ginter

Quando appena maggiorenne Matthias Ginter ha esordito in Bundesliga, si parlava di lui già come un predestinato. Compiuta la trafila nelle giovanili del Friburgo – squadra della sua città – dove è entrato a 11 anni, ha giocato la sua prima partita in campionato a 18 anni e 2 giorni, il 21 gennaio 2012, entrando negli ultimi 20 minuti e addirittura trovando il gol vittoria nella sfida casalinga contro l’Augsburg. In una delle primissime partite di Christian Streich, suo mentore anche nelle giovanili, sulla panchina dell’SCF. Da quel momento il difensore è diventato un elemento imprescindibile per il club della Brisgovia, con cui ha totalizzato in due anni e mezzo 81 presenze (di cui 77 da titolare) e 5 reti. Così, per i Mondiali 2014, Joachim Löw lo ha convocato nella Mannschaft, preferendolo a giocatori più esperti: nonostante Ginter non abbia giocato neanche un minuto nella competizione, si è laureato comunque campione del mondo. Tutto a soli 20 anni.

Con un curriculum così importante a quell’età, molte big tedesche si sono contese Matthias Ginter, e dopo essere stato richiesto anche da Pep Guardiola, allora allenatore dal Bayern Monaco, l’ha spuntata il Borussia Dortmund. Sembrava l’occasione della vita, il momento di fare il definitivo salto di qualità per un giocatore così giovane in un club così importante. Invece, nonostante le premesse, l’esperienza di Ginter con i Borussen non è andata nel modo sperato: riassumendo le tre stagioni passate all’ombra del Signal Iduna Park, nella prima non ha raggiunto neanche la metà delle presenze, nella seconda l’ha appena superata, e solo nella terza ha trovato con il campo con più regolarità, senza mai però convincere pienamente. Spesso anche schierato nel ruolo di terzino destro da Tuchel, il difensore non è riuscito a trovare la continuità che cercava, chiuso da qualche acciacco e compagni più esperti; ha invece trovato difficoltà nell’ambientarsi, tra le forti attese createsi su di lui, le critiche della tifoseria e la pressione della stampa: in molti già lo definivano un investimento sbagliato, addirittura un flop.

Era ora di cambiare aria, per ricominciare e svoltare definitvamente la carriera. Così, Ginter ha fatto le valigie e si è trasferito 97 chilometri più a sud-ovest, al Borussia Mönchengladbach, che lo ha acquistato per 17 milioni di euro. Con i Fohlen, Ginter ha vissuto per ora gli anni migliori della sua carriera, riscattandosi decisamente dopo gli anni bui al Dortmund. I dati di queste tre stagioni sono spaventosi: nelle 102 partite disputate, è sempre partito titolare e solo due volte è uscito dal campo (per infortunio), trovando la via del gol per 8 volte e fornendo 4 assist; ha rimediato solo 6 cartellini gialli e nessun cartellino rosso. Ma soprattutto in poco tempo è diventato il leader della difesa bianconera, guadagnandosi la fiducia degli addetti ai lavori e divenendo uno dei beniamini della tifoseria.

Proprio con la maglia dei Fohlen, è riuscito a esprimere le sue migliori qualità: Ginter è un difensore centrale dai piedi educati, che fa del posizionamento e della lettura delle situazioni il suo punto di forza; molto calmo dal punto di vista caratteriale, è abile nel gioco aereo e nella costruzione e si fa valere in marcatura e nei disimpegni. Colpisce inoltre la sua duttilità, che gli permette anche di essere schierato come terzino destro o come mediano. Joachim Löw, uno dei primi a credere in lui e che ancora oggi lo schiera con regolarità (29 presenze nella Mannschaft), ha recentemente speso parole positive sul suo conto.

“Ho la sensazione che Matthias sia sottovalutato dal pubblico, mentre quando ha giocato con noi, ha sempre fatto bene il suo lavoro. Come allenatore, so esattamente cosa aspettarmi da lui, perché è capace di fare ciò che gli viene chiesto. Dal punto di vista difensivo è migliorato molto, e il suo carattere calmo lo rende solido e affidabile”.

Ormai Matthias Ginter ha dato prova di quello che vale veramente, e, dopo le ultime stagioni, passate a livelli importanti, molte squadre hanno tentato di assicurarsi un difensore così abile tecnicamente e duttile, presentando un’offerta per il 26enne: molte big europee sono piombate sul giocatore, su tutte Chelsea, Atletico Madrid e Inter. A bloccare tutto però è stato Ginter stesso, che ha confermato le offerte, ma smentito ogni idea di trasferimento dichiarando al ‘Kicker’ di voler restare ancora al Mönchengladbach almeno un altro anno.

Nonostante la possibilità di tentare una nuova sfida all’estero, con una probabilità di successi maggiore e uno stipendio più ricco, Ginter ha scelto di rimanere nella squadra che lo ha accolto e lo ha fatto affermare come uno dei migliori difensori in Germania: dopo il crollo al Dortmund, in cui il giocatore era entrato con l’etichetta di ‘campione del mondo predestinato’ e da cui era uscito con quella di ‘flop’, poche squadre erano pronte a scommettere su di lui. Il Gladbach lo ha fatto, pagando una cifra importante e mettendolo al centro del proprio progetto; e se oggi Matze Ginter ha completato il proprio percorso di maturazione e si è affermato tra i migliori del suo ruolo, molto lo deve proprio al suo club, che gli ha permesso di ritrovare continuità e serenità. Per questo ha scelto di rimanere, consapevole di poter dare ancora molto al Gladbach, dove ha trovato la sua dimensione. A partire dalla Champions dell’anno prossimo. Matthias Ginter è diventato grande.

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