Tim Leibold, un terzino da 16 assist in un anno

tim Leibold

Cercare e parlare di alcuni dei lati positivi della scorsa stagione dell’Amburgo sembra effettivamente una beffa nella beffa. Però, dall’altro lato, è inevitabile. Anche perché i Rothosen ripartono proprio da questi. Dalle poche certezze costruite con Hecking, che ha lasciato la panchina e le responsabilità all’ex Osnabrück Daniel Thioune. Una di queste certezze, senza dubbio, è Tim Leibold, professione terzino sinistro. Probabilmente, il miglior giocatore della scorsa Zweite, nonché credibilissimo candidato per essere un titolare anche in Bundesliga.

Ci sono due dati, a livello statistico, che rendono l’idea di quanto sia stata valida la stagione del mancino classe 1993. Il primo: non ha saltato neanche un minuto della stagione. Mai sostituito, sempre presente, mai infortunato. 36 presenze su 36, 3300 minuti. Soltanto Hauke Wahl, difensore dell’Holstein Kiel, ha giocato ogni singolo minuto della sua squadra in stagione tra Bundesliga e Zweite, portieri esclusi. Il secondo: ha fornito 16 assist in stagione. Non c’è nessun altro difensore che abbia fatto meglio di lui nei massimi campionati europei.

Tim Leibold è una sorpresa solo relativa. L’Amburgo su di lui ha investito quasi 2 milioni di euro per strapparlo al Norimberga, con il quale aveva disputato la stagione 2018/19 in Bundesliga. Conclusa con la retrocessione, sì, ma anche con alcune buone prestazioni che aprivano buone prospettive. Come quella dell’HSV, una squadra di Zweite, ma che con la Zweite non ci azzecca molto. Offerta accettata al volo. Irrinunciabile la chiamata di Dieter Hecking, uno dei tecnici tedeschi più quotati. Premesse ideali per fare bene. Effettivamente così è stato. Epilogo di squadra a parte.

A Norimberga il nativo di Böblingen, casa dell’automobile Smart, ci era arrivato nel 2015, dopo due anni trascorsi in 3.Liga con la seconda squadra dello Stoccarda. Bravino per giocare in seconda squadra, non abbastanza per la prima. Anche perché la stazza è quella che è: un metro e 74, fisico leggero. Ma che velocità, e che piede mancino. Giocava in Oberliga con il Freiberg quando lo hanno acquistato gli Schwaben, con cui aveva già incrociato il percorso dai 7 ai 13 anni, nelle giovanili. Lo aveva voluto il club  insieme al fratello Steffen (imposizione di papà Leibold). Non si era rivelato sufficientemente forte. Così era tornato in provincia. Al Ditzingen, dove son passati tra gli altri anche Gnabry, Mandzukic, Bobic. Giocava con Leno e Karius e contro Götze, si è poi ritrovato nelle serie minori. Poi Freiberg, poi Stoccarda.

Nell’autunno 2013 tutto sembrava girare nel verso giusto. Convocazioni con la Germania Under 20, due panchine con la prima squadra. Gioie solo momentanee. Per l’esordio avrebbe dovuto aspettare il 2018 e il Norimberga. Perno della squadra di Köllner promossa, elemento imprescindibile sulla sinistra. Quest’anno ad Amburgo l’exploit. E gli occhi addosso della Bundesliga, di nuovo. Lo Stoccarda punterebbe a riportarlo a casa, ma al Volksparkstadion sono tranquilli: Leibold ha un contratto fino al 2023 e rientra ovviamente nei Thioune (ci mancherebbe). Anche se Boldt ha aperto a eventuali cessioni. Ci sarebbe anche un altro motivo che lo spingerebbe a rimanere ad Amburgo: la compagna Laura Winter, speaker di Radio Hamburg.

Di certo l’aria del nord della Germania gli fa bene. Mai aveva vissuto una stagione da così tanti assist. Il record precedente era di 3, per capirci. Ad Amburgo gli è stata concessa una libertà diversa di andare, giocare da ala aggiunta, senza altri uomini ad occupar la fascia. Oppure chi c’era tendeva ad entrare dentro al campo, come Kittel, Hunt o Jatta. Spazio al trenino Leibold, inarrestabile. Alla fine, inevitabilmente, inserito nella squadra dell’anno della Zweite. Senza il record assoluto: quello rimane a Pascal Groß dell’Ingolstadt del 2015. Poco male. Tim Leibold aveva un compito: non far rimpiangere Douglas Santos, passato allo Zenit. Ci è riuscito alla perfezione.

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