Leon Goretzka, tra pallone e impegno sociale

Leon Goretzka

Che Leon Goretzka non fosse un giocatore normale in campo l’aveva intuito Peter Neururer, l’allenatore che l’ha fatto esordire nel 2012, a 17 anni e mezzo con il Bochum in Zweite Liga. Di lui aveva detto “Non ho mai visto un 18enne che possa minimamente avvicinarsi al suo potenziale”. Nell’ultimo anno però in tanti, anche quelli che il Fussball non lo seguono assiduamente, hanno capito come il 25enne del Bayern Monaco – che in campo sta facendo grandi cose – è anche molto altro. Idee chiare, parole mai banali e un occhio attento, al mondo che lo circonda.

Leon+Joshua uguale #WeKickCorona – La Germania a marzo ha iniziato a vivere in prima linea il dramma dell’epidemia del Covid-19. E anche il calcio tedesco, fermo dopo i primi casi di positività, si è mobilitato per aiutare associazioni, enti assistenziali e ospedali che combattono il Coronavirus. I tifosi si sono resi disponibili per aiutare chi è in quarantena, la Nazionale ha donato 2,5 milioni di euro, mentre Goretzka, insieme al suo compagno e amico Joshua Kimmich, ha lanciato una propria piattaforma di raccolta fondi, “We Kick Corona”, per sostenere quelle realtà sociali e mediche, in prima linea contro il Covid-19. I due calciatori, che sono stati i primi a donare un milione di euro, hanno lanciato l’iniziativa con un video su Twitter e con il motto “Sul campo ci possiamo anche battere, ma il Corona lo battiamo solo insieme”. Il loro appello è stato un successo. In una settimana sono stati raccolti più di tre milioni di euro, con donazioni che sono arrivati da molti big del calcio tedesco, da Lewandowski a Sané, passando per Hummels, Rode e Klostermann, ma anche da tante persone comuni, quasi cinquecento.

Dire la propria… anche in politica – Goretzka, a differenza di molti colleghi della Bundesliga, non ha paura di parlare di un tema spinoso, come la politica. Nel febbraio 2020, intervistato da Spox e DAZN, si è espresso sull’ascesa dei populisti di “Alternative für Deutschland”. “Ci si batte la testa e ci si chiede come possa succedere” ha detto. E ancora. “Per queste persone – diceva riferito agli elettori di AfD – la soluzione è spesso di vedere il problema in altri ambiti, per esempio le migrazioni”. Nello stesso articolo ha anche espresso un pensiero su quale sia secondo lui la questione centrale. “Il compito è quello di spiegare le cose a queste persone. Quando si conosce bene un tema, si riconoscono e si trattano i veri problemi, anche il populismo di destra sparirà”.

Razzismo? No grazie – Leon Goretzka si è fatto conoscere, anche per aver parlato apertamente e senza mezzi termini contro il razzismo. Era il marzo 2019 e a Wolfsburg, in occasione di un’amichevole con la Serbia, tre sostenitori della Germania avevano rivolto insulti razzisti verso Leroy Sané e Ilkay Gündogan. In una delle conferenze stampa successive Goretzka, aveva spiegato come per lui l’integrazione non fosse qualcosa un tema di discussione, ma “qualcosa di ovvio”. Un’affermazione, che il centrocampista del Bayern aveva condito con un aneddoto. “Vengo dalla Ruhr, dove alla domanda di che nazionalità fossi, si rispondeva Schalke, Borussia, Schalke”. Una presa di posizione, accompagnata da un appello ad agire attivamente, che Leon ha ripetuto in più circostanze, l’ultima nel febbraio 2020. “Voglio incitare chiaramente – ha detto in un’intervista al Der Spiegelaffinché si proceda contro le persone che fanno affermazioni razziste”, chiedendo anche più coraggio ai colleghi nello schierarsi, lui che solo pochi giorni prima di quelle parole, aveva postato sul suo account Twitter le foto della sua visita, insieme a suo fratello e alla sua famiglia, al campo di concentramento di Dachau.

L’insegnamento di Fritz Walter – Un prendere posizione, quello di Leon Goretzka, che fa rima con responsabilità. “Noi giocatori dobbiamo usare la molta attenzione che riceviamo per sensibilizzare su questi temi” ha detto in un’intervista del febbraio 2020. E ha citato Fritz Walter, che sosteneva come i calciatori siano tutti “ministri degli Esteri in pantaloni corti”. E il Fussball rischia di averne trovato uno, in un 25enne della Ruhr.

Rispondi