Kingsley Coman, Parigi nel destino

Kingsley coman

Non poteva che deciderla lui. Un ragazzo di Parigi, cresciuto nella capitale francese. Che ha iniziato a giocare nel PSG prima di mollarlo. Perché non si sentiva valorizzato a dovere. Nonostante un esordio a neanche 17 anni, che gli sarebbe valso – per inciso – il primo titolo nazionale della sua carriera nel 2013. Il primo di otto consecutivi. Kingsley Coman i titoli li ha sempre vinti. Mai, però, aveva vinto la Champions League. Il trofeo che sognava da bambino. L’aveva solo sfiorata con la Juventus nel 2015, contro il Barcellona, giocando solo qualche minuto nel finale. L’ha vinta con il Bayern Monaco, contro il suo passato.

Lui quel goal lo meritava probabilmente più di tutti gli altri. Dopo tutto quello che ha passato, a partire dagli infortuni. Una serie impressionante. Pesantissimo, nel 2018, quello alla caviglia che gli aveva scatenato i peggiori retropensieri. Ritiro compreso. Lo aveva ammesso pubblicamente, una prova di enorme maturità per un calciatore giovane. Aveva esposto le sue paure. Quel problema ai legamenti caviglia gli era costato un mondiale, che i suoi compagni avrebbero vinto. Ha visto la Francia trionfare dal divano, senza poterne fare parte. A metà tra la gioia per i suoi amici e il dolore per non essere lì con loro.

Uno su tutti, probabilmente, ha pensato a Kingsley Coman mentre alzava la Coppa del Mondo a Mosca nel luglio 2018. Presnel Kimpembe conosce l’ala del Bayern da quando i due erano ragazzi, vivevano insieme a Parigi. Giocavano insieme nel PSG. Coman cucinava, l’amico fraterno puliva. Sono rimasti fratelli, anche se la finale di Champions League l’ha potuta vincere soltanto uno dei due. Si sono abbracciati, perché un amico è per sempre. Anche se ti batte in una delle partite più importanti della tua carriera.

“È una serata speciale. Mi dispiace per i miei amici. Kimpembe per me è come un fratello. Ma oggi sono del Bayern. Questo trofeo è dedicato a un amico d’infanzia che non c’è più”.

Coman questa partita la aspettava. Sembrava non dovesse nemmeno giocarla, perché nei tre dietro la punta Perisic sembrava funzionare perfettamente. Flick però non ha voluto opporsi a quella strana legge che governa il calcio, quella del goal dell’ex. E ancora una volta ha avuto ragione. Difficilmente da novembre a oggi l’attuale capo allenatore del Bayern Monaco ha avuto torto su qualcosa. Un po’ come tutta la società.

Ha vinto il premio di migliore in campo. E ci mancherebbe. Non poteva che essere Kingsley Coman, il ragazzo di Parigi, che dal PSG è scappato a parametro zero, scatenando l’ira del club. Sapevano di aver perso un campioncino. L’aveva capito Ancelotti, che lo ha fatto esordire. Lo ha capito Guardiola, che lo ha voluto a Monaco nel 2015 pagandolo fior di milioni, intorno ai 30. Più milioni che partite giocate.

Lo ha capito ovviamente Flick, che lo ha schierato titolare nella serata più importante della sua carriera. E lo sa bene il Bayern Monaco, che ha acquistato Leroy Sané per l’anno prossimo, ma ha già fatto sapere che non vuole minimamente privarsi di Coman. 24 anni, tante vite vissute. E Parigi nel destino, sognando a Monaco.

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