Thiago Alcántara: una notte tra passato, presente e futuro

Thiago Alcántara

Ormai è noto. Thiago Alcántara e il Bayern Monaco si diranno addio. Se non quest’anno, il prossimo. Lo spagnolo ha deciso di non rinnovare il suo contratto, in scadenza nel 2021. Ci è andato vicino, c’era un accordo totale fino al 2023. Lo ha affermato il Bayern. Poi qualcosa è andato storto. E non se n’è più fatto niente. Il giocatore ha cambiato idea, tentato, secondo la dirigenza bavarese e secondo Hansi Flick, dalla voglia di tentare l’avventura in Premier League. Si parla di Liverpool, di offerte che il Bayern ha sempre negato di aver ricevuto. Si parla di 50 milioni come best case scenario, più realisticamente di 30. Si parla. Si specula. Il futuro di Thiago Alcántara è uno degli argomenti più discussi d’Europa. Eppure, sono solo voci. Perché il presente dice altro. Il presente dice Champions League.

Nei piani di Flick, secondo quanto riportava la stampa tedesca, il figlio di Mazinho questa Champions l’avrebbe dovuta vivere da comprimario. Troppo collaudata la coppia Kimmich-Goretzka, troppo funzionale l’undici visto da novembre con Müller dietro Lewandowski e due esterni offensivi dotati di velocità. L’infortunio di Pavard, poi, ha cambiato le cose. Kimmich terzino, Thiago Alcántara in mezzo con Goretzka. Spaventandoo qualche tifoso, preoccupato di dover giocare con un giocatore che se ne vuole andare dal Bayern. Lo stesso club, più volte, è intervenuto lodando il professionista e affermando che avrebbe dato il massimo. Come se ci fosse bisogno di specificarlo.

Titolare contro il Chelsea, titolare contro il Barcellona. E poi, se tutto andrà per il meglio, anche più avanti nella competizione. Nell’ottavo di ritorno, è tornato in campo per la prima volta dal 17 maggio. Due mesi e mezzo senza campo, giusto tre spezzoni. Colpa degli infortuni, come spesso gli è capitato. Comunque, nonostante la lunga pausa, lo smalto è rimasto quello di gennaio e febbraio, il suo miglior periodo in Baviera in tempi recenti. Non ha trovato un posto nel referto, visto che lo ha monopolizzato Lewandowski, ma è stato tra i più positivi. In orizzontale, in verticale, rischiando qualche passaggio per arrivare in porta. Come piace a Flick.

Contro il Barcellona giocherà la partita numero 233 nella sua carriera con il Bayern, poco più di 30 all’anno in media. Lo farà contro la squadra in cui è cresciuto, in cui è diventato grande. Lo fece esordire Guardiola, che poi lo volle anche a Monaco. Accontentato. Una delle poche volte in cui la società Bayern ha assecondato al 100% una richiesta dell’allenatore. Forse il nazionale spagnolo non ha reso quanto si aspettavano al tempo i dirigenti – e Pep – ma si è costruito una lunga carriera in un top club. Con alti e bassi, con qualche infortunio di troppo. Non è mai diventato imprescindibile, non è mai stato sacrificabile. Ora, si gioca la Champions League da protagonista. Contro la squadra che lo ha cresciuto.

Giocherà al fianco di Goretzka, l’uomo probabilmente più adattabile di tutta la rosa del Bayern. Che con Kimmich forma la coppia perfetta, a detta di molti. Ma che si trova bene anche con Thiago, per sua stessa ammissione, per le caratteristiche simili con cui interpretano il ruolo in fase di possesso. Meglio da regista nei due, che centrale nei tre: questo è ciò che sembra aver detto il campo su Thiago negli ultimi mesi.

Per il Bayern questi sono giorni di riflessione riguardo il futuro del proprio numero 6. O meglio, riguardo la sua eredità. L’obiettivo sarà venderlo per non perderlo a zero, poi valutare una sostituzione. Corentin Tolisso permettendo: il francese è in ascesa, così come Fein e Cuisance, i due classe ’99 che rappresentano le quote giovani del Bayern a centrocampo. In più c’è Kouassi. Forse i sostituti sono già in casa. Per ora, però, il Bayern vuole godersi l’ultimo mese di Thiago Alcántara vestito di rosso.

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