BundesTattica – Come gioca Kai Havertz, la nuova star del calcio tedesco

kai havertz

Senza dubbio è uno dei talenti più promettenti al mondo, uno di quelli destinati a lasciare il segno nel futuro prossimo, tanto che Rudi Voeller l’ha definito nei giorni scorsi “il miglior calciatore mai avuto nella storia del Bayer”. Ovviamente stiamo parlando di Kai Havertz, classe ’99 con già quattro anni di esperienza alle spalle in Bundesliga. Fin dal suo esordio ha mostrato qualità tecniche invidiabili, oltre ad un’intelligenza di gioco e ad una leadership inaspettata per la sua giovane età, tale addirittura da fargli guadagnare la fascia da capitano delle Aspirine nella stagione appena conclusa; il suo nome è da sempre stato accostato alle big europee (su tutte il Bayern Monaco, da sempre molto attento ai talenti tedeschi), ma ormai sembra pressoché fatta per il suo passaggio al Chelsea, per la cifra monstre di circa 90 milioni di euro.

Come gioca però Havertz? Com’è diventato una delle giovani stelle del calcio mondiale? La sua carriera si sviluppa nelle prime fasi come centrocampista, in particolare con una posizione di mezzala ibrida, con notevoli qualità creative, come un mix tra mezzala di possesso e il classico trequartista numero 10; la sua evoluzione, che ha portato il calciatore ad un livello ancora superiore soprattutto dal punto di vista della continuità di prestazioni e l’ha reso ancor più decisivo negli ultimi 30 metri, ha avuto però luogo con la ripresa della Bundes post-lockdown. Infatti, vuoi per l’infortunio subito da Volland che l’ha reso indisponibile per diversi mesi, vuoi soprattutto per scelta tecnica da parte dell’allenatore Peter Bosz (dato che era comunque a disposizione Alario), il campioncino tedesco è stato spostato in avanti, come riferimento offensivo centrale del 3-4-3 costruito dal tecnico per il suo Bayer. Giocare centravanti, chiaramente non solo con compiti tradizionali ma con un’interpretazione del ruolo assai più moderna (una sorta di falso nove), l’ha reso un calciatore più completo e determinante (7 gol realizzati in seguito alla ripresa post-Covid), ampliandone in maniera significativa il bagaglio di conoscenze tattiche, aspetto che si rivelerà certamente utile nel prosieguo della sua carriera, seppur non dovesse essere più impiegato come attaccante.

Vediamo però nello specifico quali sono state le caratteristiche del Kai Havertz centravanti, che tra l’altro vengono sintetizzate perfettamente da alcune dichiarazioni dello stesso calciatore.

“In questa nuova posizione posso scendere a centrocampo, che è sempre stato il mio gioco, e quindi non è cambiato molto, a parte che sono diventato più pericoloso davanti alla porta avendo più possibilità di andare in area”.

Innanzitutto, come indica lo stesso Havertz, la principale sequenza di movimenti che lo vede protagonista è il venire incontro per aiutare il centrocampo nella costruzione della manovra grazie alle sue abilità tecniche, come d’altronde aveva sempre fatto: in queste situazioni spiccano le sue qualità senza palla, che gli permettono di ricevere spesso palla tra le linee con una postura del corpo pressoché perfetta per far progredire l’azione senza perdere tempi di gioco, e poter così rifinire per gli inserimenti dei compagni.

Inoltre, un altro movimento caratteristico del giovane talento tedesco, senza dubbio favorito dall’impronta di gioco fortemente associativa voluta da Peter Bosz che prevede altissime percentuali di possesso palla oltre a continui scambi di posizione tra i giocatori offensivi, è l’allargarsi verso l’esterno per attirare fuori posizione i difensori avversari e liberare la zona centrale del campo per favorire gli inserimenti dei compagni: anche in questo caso risulta evidente l’alto livello di conoscenza dei concetti di tattica individuale raggiunta dal calciatore, in particolare per quanto riguarda lo smarcamento, visto che assume quasi sempre una postura semi-aperta e mai totalmente spalle alla porta, in modo da favorire lo sviluppo rapido dell’azione nell’ultimo terzo di campo.

Ora, invece, analizziamo le due nuove skills acquisite e migliorate nel corso delle gare in cui è stato schierato come terminale offensivo: il gioco spalle alla porta e, soprattutto, l’attacco della profondità nei tempi e nelle modalità più corrette. Nel primo caso, seppur sia una giocata che Havertz tende ad evitare quando possibile, il nuovo ruolo lo ha visto ricevere in alcune circostanze palla senza possibilità di girarsi a causa della marcatura stretta del difensore avversario: in questi casi è stato bravissimo a fare di necessità virtù, imparando a far valere la sua ottima struttura fisica (1,89m x 82kg), difendere il pallone, effettuare una sponda per i compagni in supporto, spesso anche di prima grazie alle sue eccezionali qualità tecniche, ed attaccare poi lo spazio alle spalle della difesa rivale.

Infine, la differenza sostanziale rispetto ai mesi e agli anni precedenti, riguarda il modo in cui Kai Havertz attacca la linea difensiva avversaria e, di conseguenza, la profondità: in precedenza, poiché gli erano attribuiti principalmente compiti di costruzione e rifinitura della manovra, spesso arrivava in area avversaria in un secondo momento, risultando decisivo quando ormai i difensori avversari si erano già schiacciati verso la propria porta per assorbire gli inserimenti dei suoi compagni, lasciandogli così molto spazio al limite dell’area; al contrario, da quando è stato schierato centravanti, chiaramente è stato affidato a lui il compito di attaccare per primo la profondità, e anche in questo caso ha dimostrato un’applicazione ed un’intelligenza fuori dal comune, imparando rapidamente ad inserirsi nello spazio alle spalle dei difensori con tagli perfetti, spesso tra i due centrali e dopo aver effettuato un contromovimento per metterli in difficoltà come fanno gli attaccanti più esperti, come ha fatto ad esempio nell’azione che ha portato al momentaneo 1-0 contro il Gladbach.

In conclusione, dopo aver attentamente analizzato il set di movimenti che ha caratterizzato le prestazioni di Kai Havertz nelle partite giocate come centravanti, risulta evidente come queste abbiano influito in maniera significativa nell’ampliare il bagaglio di conoscenze tattiche del talento tedesco, che ha imparato a far valere la sua qualità anche in contesti differenti rispetto a quelli in cui era, ed eravamo, abituati. Chissà se in futuro lo vedremo ricoprire ancora questo ruolo, quel che è certo è che grazie a quest’adattamento al nuovo ruolo è diventato un calciatore ancora più forte, sempre più decisivo e determinante per la sua squadra. A Leverkusen sono pazzi di lui, ma il suo tempo lì ormai sembra essere finito: lo aspettano nuovi scenari per dimostrare di essere un vero campione e non soltanto una delle tante promesse mancate. La Premier League lo aspetta: Londra, destinazione Chelsea, lo aspetta.

 

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