Samardžić, il talento dell’Hertha che ha fatto invaghire i top club europei

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Nella stagione estremamente particolare dell’Hertha Berlino una delle note liete è stata certamente quella di Lazar Samardžić. Il talento tedesco di origini serbe ha esordito in Bundesliga grazie a Bruno Labbadia che gli ha concesso tre brevi spezzoni di gara in quest’ultima parte del campionato. Il centrocampista offensivo però ha dimostrato di meritarsi ognuno di quei 32 minuti attirando su di sé l’attenzione di tutti i top club europei. Non è infatti un mistero che il Barcellona, la Juventus, l’Atlético Madrid, il Milan e molte altre abbiano sondato il terreno per capire se e come si possa arrivare al giocatore classe 2002. Ma che tipo di giocatore è Lazar Samardžić e perché il talento dell’Hertha ha fatto invaghire tutte queste grandi squadre?

Il tedesco di origini serbe, già noto da tempo agli scout di tutto il mondo (ha fatto tutta la trafila con la nazionale) è un centrocampista offensivo capace anche di giocare sulla sinistra. Ha vissuto una prima parte di stagione con l’Under 19 berlinese. In 16 partite è andato a segno 14 volte ed ha offerto 9 assist vincenti ai compagni. Prove convincenti per dire che sia un giocatore con il vizio del gol e che fosse ormai pronto per lo step successivo. In prima squadra non ha di certo sfigurato, anzi. Ovviamente il suo è un talento ancora acerbo ma ha già dimostrato di avere dei colpi che non possiedono tutti. Tipo segnare da centrocampo.

Dotato di un buon dribbling, Samardžić si esalta nello stretto in cui riesce ad uscire dalla marcatura avversaria grazie alle ottime qualità tecniche di cui dispone. Nonostante sia un mancino naturale è abile a giocare il pallone con ambedue i piedi, caratteristica che, combinata ad una straordinaria visione di gioco, fa di lui un regista avanzato a tutti gli effetti. Passando alle note meno liete bisogna citare la sua incostanza nel corso della stessa partita, alterna frazioni di gioco in cui ha costantemente il pallone delle mani ad altre in cui si fa un po’ da parte. Questo è anche dovuto alla sua ricerca costante di liberarsi dai difensori avversari: se è vero che è un portento nei movimenti senza palla, è anche vero che capita spesso che finisca fuori posizione e non riesca a fornire un appoggio semplice ai compagni. 

“È un giocatore che ci esalta molto, ha visione periferica, vede gli spazi. Sa sempre trovare i compagni, mi ricorda Max Kruse. Se migliorasse la fase difensiva, potrebbe fare il grande salto”.

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Questi punti deboli però sono dovuti più all’inesperienza che causati da carenze effettive. L’anno prossimo potrebbe diventare un elemento cardine delle rotazioni di Labbadia ma non è detto che il suo cartellino possa rimanere di proprietà dell’Hertha. Il talento per arrivare in alto c’è tutto: è stato anche premiato con la medaglia d’argento del premio Fritz Walter, assegnato ai giovani talenti tedeschi. Bisogna continuare a lavorare duro e mostrare la fame che ha mostrato fino ad oggi. 

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