Sebastian, l’ultimo degli Hoeneß

sebastian Hoeneß

Ha portato la seconda squadra del Bayern Monaco a vincere la 3.Liga ed è stato eletto miglior allenatore del campionato. Sebastian Hoeneß è uno dei tecnici più interessanti del panorama tedesco, tanto che l’Hoffenheim lo ha voluto sulla sua panchina per la prossima stagione di Bundesliga. Ecco la sua storia.

Una dinastia bavarese – Sebastian, classe 1982, non è il figlio di Uli, prima direttore generale e poi presidente del Bayern, ma di suo fratello minore Dieter. Che è è stato un ottimo calciatore. Più di dieci anni di Bundesliga, tra Stoccarda e gli attuali di campioni di Germania, vincendo con il club di Säbener Strasse, cinque Meisterschale, tre Coppe nazionali e realizzando più di 100 gol, togliendosi anche la soddisfazione di disputare pure a 33 anni i Mondiali di Messico ’86. Dopo il ritiro Dieter è diventato un ottimo dirigente. Da direttore sportivo nel 1992 ha vinto un campionato e una Supercoppa di Germania con lo Stoccarda di Christoph Daum, prima di passare all’Hertha Berlino e al Wolfsburg, trionfando per due volte in Supercoppa con la squadra della capitale.

Una scelta di campo – Prima di sedersi in panchina Sebastian è stato un discreto calciatore. Centrocampista offensivo, ha iniziato nel TSV Ottobrunn, club dei dintorni di Monaco crescendo poi nel settore giovanile dello Stoccarda. A 17 anni è passato alle riserve dell’Hertha Berlino. Nella seconda squadra della “Alte Dame” rimarrà undici anni, collezionando più 150 presenze e quasi trenta gol, divisi in due periodi. Nella seconda esperienza nella Capitale, tra il 2007 e 2010 giocherà tra gli altri con Kevin-Prince Boateng. L’unica stagione in cui Sebastian non indossa la maglia dell’Hertha è la 2006/07, quando si trasferisce all’ambizioso Hoffenheim. Dal punto di vista sportivo è un campionato mediocre. Otto presenze, tra prima e seconda squadra, zero regole. Una parentesi per lui è importante per due ragioni: conosce Ralf Rangnick, il suo allenatore a quei tempi e torna a Berlino con una convinzione. “Ho deciso – ha detto in un’intervista al portale Spox.com del febbraio 2020 – che a 25 anni non potevo aspirare solo a una carriera da giocatore di 2.Bundesliga. […] Ho pensato come potessi continuare”.

La chiamata di Ralf – Nel 2010, a 28 anni, Hoeneß appende le scarpette al chiodo e inizia a studiare. Visita i centri sportivi dei grandi club e va a conoscere come lavorano alcuni tecnici, come Pep Guardiola, Thomas Tuchel e Huub Stevens. Parla con loro, scambia opinioni, ascolta. Nel 2011 gli offre una panchina, quella della A-Jugend, la nostra Primavera l’Hertha Zehlendorf, squadra della capitale tedesca, famosa per la capacità di coltivare il talento. Lì hanno giocato Pierre Littbarski, Antonio Rüdiger, i fratelli Kovač, Christian Ziege e tanti altri che hanno sfondato in Bundesliga. A osservarlo c’è ancora Rangnick, a quell’epoca “Director of Football” della RB Lipsia. “Nonostante le mie difficoltà all’Hoffenheim – ha spiegato sempre a Spox.com Sebastian – il rapporto con lui non si è mai interrotto. Avevamo una buona relazione. Per lui il lavoro del settore giovanile ha sempre avuto un grande ruolo e sapeva che allenavo all’Hertha Zehlendorf. Ha mandato osservatori, senza che io lo sapessi, per vedere come dirigessi allenamenti e partite”. La conseguenza è l’offerta di raggiungerlo in Sassonia.

Un quadriennio di formazione – Alla RasenBall, dove rimane per quattro anni, Sebastian fa prima l’osservatore e poi lavora con l’Under 16 e l’Under 17. Lavora in strutture e tecnologie all’avanguardia, con grande professionalizzazione e conosce la filosofia di gioco dei “Bullen”, costruita sul gioco “gegen den Ball” (contro la palla) più che “mit dem Ball” (con la palla). Sotto il profilo sportivo Sebastian Hoeneß vince la Landespokal, la coppa regionale con l’U17, in quella che nel 2017 è la sua ultima partita da tecnico a Lipsia.

Ritorno a casa Hoeneß – Il periodo in Sassonia finisce quando il Bayern chiama. Ad alzare metaforicamente la cornetta non è zio Uli, che anzi è contrario al suo ingaggio, ma Hermann Gerland, l’eterno assistente degli allenatori del Bayern e soprattutto da decenni il traìt d’union tra il settore giovanile e la prima squadra. Sebastian accetta, perché vorrebbe, dal punto di vista della filosofia calcistica, vuole vedere il gioco da un’altra prospettiva, combinando Gegenpressing e gioco orientato al possesso. Hoeneß arriva a inizio della stagione 2017-2018, proprio quando il Bayern inaugura il nuovo centro di formazione. Gli affidano l’U19, che guiderà per due stagioni. Non si qualificherà mai alla fase finale del campionato, in Europa uscirà agli ottavi della Youth League 2018-2019 e nell’edizione successiva mancherà il pass per i turni a eliminazione diretta. Hoeneß jr però sarà capace di far crescere giocatori come il difensore Lars Lukas Mai e l’ala Oliver Batista Meier.

L’occasione in 3.Liga – Nell’estate 2019 la dirigenza del Bayern gli offre di prendere in mano la seconda squadra, neo promossa in 3.Liga. Il precedente tecnico infatti Holger Seitz è stato chiamato a guidare il settore giovanile del FCB e i vertici societari erano alla ricerca di una soluzione “interna”. Sebastian Hoeneß, come ha raccontato a Spox.com, ci ha dormito sopra una notte e poi ha accettato. Gli obiettivi per il Bayern II, che aveva la rosa più giovane del campionato, era la salvezza e soprattutto la maturazione dei talenti della squadra.

Obiettivo raggiunto… e superato – Hoeneß e la sua squadra vanno decisamente oltre. Dopo un girone d’andata che li aveva visti chiudere quindicesimi, il Bayern II, nella seconda parte del torneo mette il turbo. Con un sistema di gioco estremamente duttile (di base è un 4-2-3-1 ma varia a seconda di avversari ed esigenze), tanti talenti, come il neozelandese di origine indiana Sarpet Singh e l’olandese Joshua Zirkzee i bavaresi collezionano 14 vittorie, tre pareggi e due sconfitte, laureandosi per la prima volta campioni della 3.Liga. Subiscono sessanta gol ma ne fanno 76, di cui 24 realizzati da Kwasi Okyere Wriedt, attaccante ghanese, classe 1994, capocannoniere e miglior giocatore del torneo. Numeri eccezionali, soprattutto perché il giocatore già prima dell’interruzione per la pandemia sapeva che sarebbe stato ceduto. Un altro capolavoro, stavolta di motivazione, del “piccolo” Sebastian Hoeneß che ora sogna la Bundesliga.

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