Makoto Hasebe, il giapponese più tedesco della Bundesliga

makoto hasebe

Riflessivo, intelligente e calmo, ma anche uno capace di parlare, di far sentire la propria voce in campo. ​Doti che lo dovevano indirizzare, come hanno confermato coloro che ne sono entrati in contatto durante l’adolescenza, ad una ​vita​ ​politica​. Invece, per fortuna, Makoto Hasebe ha scelto il calcio. E anziché diventare un personaggio politico di spicco, è diventato un mito del Wolfsburg prima e dell’Eintracht Francoforte​ poi. Prima di entrare, definitivamente, nella leggenda della Bundesliga: è diventato il giocatore asiatico con più presenze nel massimo campionato tedesco, battendo un’altra leggenda come Cha Bum-Kun.

Prima del grande salto in​ Bundesliga, Hasebe​ giocava nell​’Urawa​​ Reds​, squadra che milita nella ​J​ ​League​ ​Division​ ​1​, la massima divisione giapponese. Nel 2007 lo prese il ​Wolfsburg​, una squadra ricca di talento, che due anni dopo sarebbe diventata campione di Germania, grazie ai goal di Grafite e Dzeko, ma anche alla presenza al centrocampo di quello che è diventato in breve tempo il giapponese più tedesco della Bundesliga grazie ai suoi modi di fare.

La sua personalità ha favorito il suo inserimento in ​Germania​: sin dal suo arrivo, si è calato subito nella nuova realtà. Ha approfondito le opere dei più grandi scrittori tedeschi, come ​Goethe ​e ​Nietzsche​. Letture e ​respiri​ ​profondi​ che durante i viaggi in pullman verso gli stadi gli permettevano di allontanare la tensione delle partite e avvicinarsi alla cultura del suo nuovo paese.

Dopo un lungo periodo al ​Wolfsburg​ e una breve parentesi al ​Norimberga​, nel 2014 Makoto Hasebe si è trasferito ​all’Eintracht​ ​Francoforte​ e ha centrato il suo secondo successo: la DFB-Pokal nel 2018, da perno della difesa a tre di Niko Kovac. Un ruolo che in pochi potevano prevedere all’inizio, per uno che da giovane giocava trequartista, per poi abbassare il proprio raggio d’azione sempre di più. Da mediano prima, da difensore poi. Con l’avanzare degli anni. Oggi che ne ha 36, è ormai classificabile come un ‘libero’.

In realtà già ​Felix Magath ai tempi del Wolfsburg lo aveva occasionalmente schierato in difesa, ma soltanto a Francoforte lo ha fatto suo al 100%, con il compito non facile di impostare il gioco, come gli veniva chiesto da Niko Kovac – e in seguito anche da Adi Hütter. Ormai ricopre il ruolo con dimestichezza, al fianco di capitan ​Abraham ​e del centrale-goleador ​Hinteregger​. Una posizione che gli permette di coprire qualche difetto fisico, incrementato con l’età, e sfruttare la sua intelligenza tattica, facendo ripartire con lunghi lanci la manovra rossonera.

Intelligenza, visione di gioco, personalità, conoscenza. Tutte caratteristiche che hanno contraddistinto il classe 1984 nella sua carriera, anche, se non soprattutto, con la nazionale del Giappone. Dici Makoto Hasebe, pensi leader. Vanta ben ​114 presenze e dal 2010 è stato nominato capitano. ​L’avventura con la selezione nipponica si è conclusa nel 2018​, dopo la sconfitta ai quarti di finale contro il ​Belgio​. La sua unica gioia con i ​samurai blu​ è stata la Coppa d’Asia​ vinta nel 2011.

L’avventura che invece non si è ancora chiusa è quella con l’Eintracht Francoforte: il suo contratto è stato rinnovato per un altro anno, fino al 2021, per quella che potrebbe essere la sua ultima stagione da calciatore, la 14esima da quando è arrivato in Germania.

Prima, magari, di iniziare una carriera in panchina, in un ruolo che sembra già essergli cucito addosso.

“Onestamente, non ho mai pensato a smettere di giocare. Non so quando succederà e non ho ancora deciso cosa farò, ma una delle cose che mi interessa è diventare un allenatore”.

La leadership, il carisma e la personalità non mancano, il carattere nemmeno. Le conoscenze calcistiche ci sono eccome. Il suo futuro potrebbe già essere disegnato, ma prima Makoto Hasebe vuole godersi gli ultimi attimi di una carriera da calciatore ricca di successi, record e gratitudini. E pensare che doveva fare il politico.

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