Christoph Daum, colpi di genio e cadute

Christoph Daum

A quasi tre anni dall’esonero come ct della Romania, Christoph Daum potrebbe tornare in panchina. Secondo i media britannici, il Bristol City, club di Championship, la seconda divisione inglese, lo vorrebbe per sostituire l’esonerato Lee Johnson. L’approdo ai “Robins”, sarebbe l’ennesima tappa di una vita calcistica di uomo e di un allenatore, che è caduto, si è rialzato ma non ha mai lasciato nessuno indifferente.

Un calciatore che pensa da allenatore – Daum, classe 1953, è nato a Zwickau, nella ex Germania Est. Quando ha tre anni i suoi genitori si trasferiscono a Duisburg, nell’allora Repubblica Federale, mentre lui rimane con i nonni in Sassonia. Il suo arrivo nella Ruhr sarà tutt’altro che felice. Coincide infatti con la morte del padre per le conseguenze di un incidente sul lavoro. Daum ha una passione: il calcio. Non è un grande giocatore (al massimo militerà in Oberliga, all’epoca la terza serie e vincerà il titolo tedesco dilettanti con il Colonia Amateure), ma vuole allenare. Frequenta e si diploma alla Scuola Superiore di Educazione Fisica di Colonia, dove si dice andasse a lezione con il suo cane e dove si laurea con una tesi sull’importanza delle misure psicologiche e pedagogiche di un allenatore, mentre nel 1980 prende il patentino da allenatore.

Idolo a Colonia – Nella città del Duomo Daum, ex centrocampista, inizia il suo percorso in panchina. Prima con la seconda squadra dei Geissböcke, poi nel 1985/1986 come assistente di Hannes Löhr e di Georg Keßler, infine come capoallenatore. Quel quadriennio in riva al Reno sarà indimenticabile. Lancia giovani come Bodo Illgner e Thomas Häßler e con una squadra, che ha Jürgen Kohler e Pierre Littbarski in campo, nel 1990 arriva al secondo posto in Bundesliga dietro al Bayern Monaco e raggiunge una semifinale di Coppa UEFA persa con la Juventus. Ma il meglio Christoph lo dà fuori dal campo. È un fine motivatore. Una volta nella stagione 1988/1989 per spronare i suoi si presenta negli spogliatoi con 40mila marchi che sarebbero il premio partita. E poi è caustico, in particolare con i rivali. Tra i suoi bersagli preferiti, direttore generale e allenatore del Bayern, Uli Hoeneß e Jupp Heynckes, quest’ultimo definito “più noioso di una carta meteorologica”.

Il capolavoro di Stoccarda – Nel novembre 1990, dopo la cacciata da Colonia, accetta di prendere in corsa lo Stoccarda. Un anno e mezzo dopo, nella primavera nel 1992, Daum, a 39 anni, diventa il secondo tecnico più giovane a vincere la Bundesliga. Il Meisterschale, con una squadra che ha in cabina di regia Matthias Sammer, lo vince per differenza reti e all’ultima giornata grazie al gol di un difensore, Guido Buchwald. Nel luglio dello stesso anno, gli Schwaben si mettono in bacheca anche la Supercoppa superando l’Hannover. Sembrerebbe l’inizio di un ciclo, ma il 30 settembre ’92, in occasione del ritorno di primo turno di Champions League contro il Leeds, Daum schiera quattro stranieri al posto dei tre consentiti. Partita persa a tavolino e Stoccarda, costretto a uno spareggio con i britannici, perso per 2-1. Poco più di un anno dopo, il “Baffo” verrà esonerato.

A un soffio dal trionfo – Dopo tre ottime stagioni in Turchia, dove con il Beşiktaş conquista campionato, coppa e supercoppa, il Bayern Leverkusen decide di affidargli la panchina. È il 1996 e con una squadra competitiva, con Michael Ballack e Ulf Kirsten, Daum e le “Aspirine” sono protagoniste in Bundesliga e all’estero. Peccato, che a parte mostrare un gioco divertente e offensivo, non vincono nulla. Nel 2000 sono a un pareggio dal titolo. Servirebbe un punto con l’Unterhaching, già retrocesso. Il Leverkusen perde e il titolo va al Bayern Monaco.

Il vizio – Daum, nonostante quelle sconfitte, è uno dei papabili per la panchina della Nazionale tedesca, reduce dal disastro dell’Europeo. C’è un però. Qualcuno, a partire da Franz Beckenbauer e Uli Hoeneß, alimenta sospetti. Girano voci sul presunto uso di cocaina da parte di Daum. Christoph si sottopone volontariamente al test del capello. È positivo. Il Leverkusen lo licenzia, la DFB straccia il contratto, il tecnico scappa negli USA.

All’estero e ritorno – Dopo lo scandalo, come aveva fatto nel 1993, il “Baffo” lascia la Germania. Torna a Istanbul, al Beşiktaş, passa per l’Austria Vienna, dove fa l’accoppiata coppa e campionato nel 2002-2003, poi accetta l’offerta del Fenerbahçe. Sono tre stagioni eccezionali, con due titoli e un’impronta, tecnica e organizzativa, che va molto al di là dei risultati. Nel novembre 2006 però Daum risponde alla chiamata del cuore. È quella del Colonia, relegato in 2.Bundesliga. I tifosi lo accolgono come un striscione “Habemus Daum”. Due anni e mezzo dopo, quando lascia, con la squadra in Bundesliga per ritornare ancora al Fenerbahçe, inizieranno a chiamarlo “Giuda”. Quella con il Colonia non sarà però l’ultima esperienza tedesca del “Baffo”. Nel 2011 l’Eintracht Francoforte lo sceglie per salvare le Aquile dalla retrocessione. Non ci riuscirà, dimettendosi.

Fallimenti – Da quelle dimissioni Daum collezionerà altri fallimenti, tra Bruges, Konyaspor e Nazionale romena, dove risolverà il contratto nel 2017, dopo un solo anno di contratto. Adesso potrebbe ripartire da Bristol. Sperando di tornare a essere il “Messia”.

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