Chi è Jude Bellingham, il talento classe 2003 acquistato dal Dortmund

Bellingham Dortmund

Jadon Sancho, Erling Haaland, Giovanni Reyna. E, perché no, anche Dan-Axel Zagadou. E altri che devono esplodere: Raschl, Balerdi, Morey, Unbehaun. Insomma, al Borussia Dortmund i talenti non mancano. Sembrava che il prossimo ad aggiungersi fosse Eduardo Camavinga, classe 2002 del Rennes che sta illuminando tutta Europa. Invece il Dortmund ha acquistato Jude Bellingham, come aveva annunciato ‘Sport Bild’ nell’edizione dello scorso 4 marzo.

La prima pagina di ‘Sport Bild’ di mercoledì 4 marzo.

Si parla sempre di un centrocampista, con caratteristiche più offensive rispetto a Camavinga. Bellingham giocava nel Birmingham, in Championship, ed è alla sua prima stagione tra i professionisti. E ci mancherebbe altro: è nato il 29 giugno 2003 e già da agosto è nel giro della prima squadra, di cui ora è diventato un titolare inamovibile, da 40 presenze.

Dopo una stagione del genere, era inevitabile che il prezzo lievitasse: Bellingham ora costa poco meno di 25 milioni di euro, prezzo che secondo i media tedeschi il Dortmund ha sborsato per acquistarlo, con una percentuale sulla futura rivendita che rimarrà agli inglesi. I gialloneri hanno battuto la concorrenza di top club inglesi come Manchester United o Chelsea, utilizzando anche metodi poco ‘convenzionali’.

Secondo ‘The Athletic’, l’attenzione degli scout del BVB era già rivolta a Bellingham da tre anni. Tre anni di lunghi corteggiamenti, di maglie spedite, di videomessaggi dei compagni, di inviti a Dortmund per conoscere l’ambiente e le strutture. E poi il muro giallo, lo stesso che aveva convinto Haaland.

“La direzione sportiva del Dortmund e il modo in cui aiutano la crescita dei giovani hanno reso la scelta molto facile, per me e per la mia famiglia”.

https://twitter.com/BlackYellow/status/1285137895712600064

Il classe 2003 è figlio di Mark Bellingham, nome noto in Inghilterra per essere stato uno dei migliori giocatori a livello non professionistico, uno da 700 goal nella cosiddetta non-league. Il figlio invece ha alzato il livello: sin da piccolo è stato parte del Birmingham, poi ha bruciato le tappe verso la prima squadra. Ci è entrato con un contratto da 170 euro a settimana, secondo ‘Goal‘. Ha esordito ad agosto, a 16 anni e 38 giorni, il più giovane di sempre nella storia del club. Poi è diventato partita dopo partita un giocatore determinante. 25 giorni dopo ha segnato il suo primo goal, peraltro decisivo per battere lo Stoke City: è diventato il più giovane marcatore di sempre del Birmingham. Stesso copione 14 giorni dopo, contro lo Swansea.

“Jude gara dopo gara porta sempre più in alto l’asticella. Dà la sensazione di migliorare continuamente. Mi ha sorpreso quanto sia mentalmente forte, non si arrende mai”.

Pep Clotet a ‘Sky Sports’

Al momento Bellingham ha giocato già 40 partite tra Championship e coppe nazionali, segnando quattro goal e fornendo tre assist. Ha una duttilità spaventosa per la sua età: ha già giocato in tutti i ruoli del centrocampo, anche se preferisce farlo in posizione centrale più che sulle fasce. Jermaine Pennant lo ha paragonato a Steven Gerrard per il proprio stile di gioco box-to-box. Contro il Reading ha fatto anche la punta.

Ha un fisico già molto maturo rispetto alla sua età e ciò gli ha permesso di avere un impatto immediato tra i professionisti, anche grazie alla sua velocità di gamba e di pensiero. Il suo allenatore Clotet si è fidato ciecamente di lui da subito. Bellingham ha fatto perdere la testa a tutti in Inghilterra (anche se a livello di nazionali è ‘fermo’ ancora all’Under 17), ma il suo futuro è a Dortmund. Contratto di tre anni (essendo minorenne), la maglia numero 22, più un lauto stipendio. E un futuro che sembra più radioso in giallonero, che inizierà il 30 luglio, solo 8 giorni dopo la fine della stagione con il Birmingham. Dopo Sancho, Nelson, Lookman e molti altri, un grandissimo talento inglese sbarca in Bundesliga.

L’Amburgo ha detto ‘no’ a Klopp perché vestiva troppo casual

Klopp Amburgo

Era il 2008, Jürgen Klopp allenava il Mainz tornato in Zweite Liga dopo la retrocessione del 2006-2007, ma al termine della stagione avrebbe cambiato società. Le due ottime stagioni in Bundesliga precedenti al ritorno in seconda serie avevano messo il nome di Kloppo sui taccuini di diverse società, ma grazie al lavoro di Goal e Spox è stato svelato che una di queste era l’Amburgo.

Nel 2008 l’Amburgo era alla ricerca di un nuovo allenatore e c’erano diversi nomi in lista: tra questi anche Martin Jol, Bruno Labbadia e Jürgen Klopp. Dietmar Beiersdorfer, direttore tecnico dei Rothosen, diede compito ai suoi osservatori di stilare un rapporto per ognuno dei quattro candidati in lista osservandoli praticamente ventiquattro ore su ventiquattro. Quello riguardante l’attuale allenatore del Liverpool però non è stato lusinghiero e soddisfacente per i canoni di Beiersdorfer.

Klopp è stato additato come ritardatario, grande fumatore, con un vestiario troppo casual – partendo dai jeans strappati che spesso indossava – e troppo permissivo con i proprio calciatori ai quali permetteva di chiamarlo Kloppo. Insomma, l’idea di allenatore nutrita da Beiersdorfer per l’Amburgo era decisamente lontana dalla natura di Klopp. Il CEO dei Rothosen, Bernd Hoffmann, però era soddisfatto di questo report e voleva che il suo direttore dell’area tecnica contattasse l’allora tecnico del Mainz per offrigli il posto da allenatore di uno dei club più prestigiosi di Germania.

Qualcosa però andò storto. Klopp venne a sapere che fu osservato dall’Amburgo e scoprì anche i dettagli del suo scouting report che, ovviamente, non gli andarono a genio e fece quindi la sua mossa sollevando la cornetta e chiamando la società.

“In caso foste ancora interessati ad avermi vi voglio dire questo: scordatevelo. Non verrò mai. Io alleno così e se non vi va bene è un vostro problema. Non chiamatemi mai più”.

L’Amburgo scelse, alla fine, di assumere Martin Jol che rimase in carica per una sola stagione.

La sliding doors si chiude così. Klopp firmò per un Borussia Dortmund in crisi finanziaria e sportiva e lo porto sul tetto di Germania e – quasi – d’Europa. Viceversa, l’Amburgo, ha iniziato la sua parabola discendente che l’ha portato alla sua prima retrocessione della storia nel 2018 a cambiare diciassette allenatori negli ultimi 10 anni (20 partendo dall’esonero di Jol nel 2009).