I 5 momenti più importanti della carriera di Mario Gómez

Mario Gomez

Per molti anni è stato ritenuto uno dei migliori attaccanti del calcio tedesco. Ora, a 16 anni dal suo esordio con la maglia dello Stoccarda, Mario Gómez ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo, dopo aver riportato in Bundesliga proprio gli Schwaben. Ci era tornato nel gennaio 2018, quasi 10 anni dopo l’addio. Dopo esser diventato un idolo in patria. Dopo aver vinto tutto a livello di club. Con un grande rimpianto: il Mondiale 2014.

SuperMario e il Meisterschale del 2007

Mario Gomez entrò a far parte dello Stoccarda a 16 anni. Nel giro di tre anni arrivano le prime convocazioni, gli esordi. Con Trapattoni in panchina iniziò ad avere più spazio. Poi arrivò Armin Veh, l’allenatore che riportò lo Stoccarda a vincere la Bundesliga. Gomez formava una coppia perfetta con il brasiliano Cacau: il nativo di Rieslingen si affermò come uno dei migliori attaccanti del panorama tedesco. In 25 partite realizzò 14 gol e 7 assist, fra cui quello decisivo per la vittoria del titolo, segnato contro il Bochum. Una rete che tagliò le gambe allo Schalke, sconfitto dal Dortmund alla penultima e superato dallo Stoccarda.

L’estate 2007 Gomez la visse da idolo assoluto in Germania: era l’uomo del momento, l’icona del calcio tedesco e di un club glorioso come lo Stoccarda. A 22 anni si trovò ad essere celebrato in tutta la Germania, anche se un anno dopo all’Europeo di Austria e Svizzera avrebbe deluso le aspettative di Löw e non solo.

La chiamata del Bayern

Le due stagioni successive furono da incorniciare per SuperMario, che segnò rispettivamente 19 e 24 gol. Meritandosi la tanto attesa chiamata del Bayern Monaco. Sborsò 35 milioni di euro ingaggiare quello che all’epoca era considerato il miglior attaccante tedesco, che con questo trasferimento guadagna finalmente visibilità internazionale. Dopo l’inizio difficile con van Gaal, Mario Gómez ritrovò la forma e soprattutto i gol che avevano convinto il Bayern ad acquistarlo. Seppur non fosse titolare – Mandzukic era intoccabile per Heynckes – trovò il modo di segnare una doppietta allo Stoccarda la finale di DFB Pokal, completando così il primo storico Triplete del Bayern e dell’intero calcio tedesco.

L’infortunio alla Fiorentina

Chiuso come detto da Mandzukic, nel 2013 Mario Gómez scelse di venire in Italia, alla Fiorentina. Il 15 luglio, all’Artemio Franchi, lo accolsero 20 mila persone. L’idillio durò poco: il 16 settembre l’attaccante ex Stoccarda il legamento collaterale mediale e da quel momento per lui non ci fu più pace. Altri problemi allo stesso ginocchio lo tennero fuori fino alla fine di una stagione da dimenticare in fretta, resa ancora più terribile dalla mancata convocazione per i Mondiali del 2014, che la Germania puntualmente vinse. Dovette andare al Besiktas nel 2015 per ritrovare serenità e goal, smarriti a Firenze.

La salvezza del Wolfsburg

Dopo un inizio in sordina a causa di una condizione non proprio perfetta, nella stagione 2016/17 l’ex Bayern diventò il titolare inamovibile del Wolfsburg. cominciò a segnare a raffica, anche se le sue reti non bastarono per garantire al Wolfsburg la salvezza matematica. Così Mario tornò a indossare i panni SuperMario nel Relegationsspiel contro l’Eintracht Braunschweig: segnò il rigore del definitivo 1-0 nello spareggio d’andata. Un gol che valse un’intera stagione. E che mise in salvo die Wölfe.

L’ultima salvezza

Il ritorno a casa nel gennaio 2018 fu amaro: gli Schwaben un anno dopo assaggiarono l’amaro gusto della retrocessione, la seconda nel giro di tre stagioni. Cancellata da un’immediata promozione. Mario Gómez a inizio stagione aveva deciso di riportare la squadra in alto e poi lasciarla. Anche se non ha garantito i numeri di un tempo, ci è riuscito, portando quello che rimarrà per sempre il suo Stoccarda in seconda posizione e annunciando contestualmente il suo ritiro dal calcio giocato all’ultima giornata.

L’ultimo gol, realizzato proprio all’ultima partita di campionato contro il Darmstadt, rimarrà per sempre nei cuori dei tifosi tedeschi, in quanto perfetta rappresentazione della più preziosa qualità di Mario Gómez: il saper segnare. Tanto da vincere anche un Meisterschale senza indossar la maglia del Bayern. Merce rara. Come Mario Gómez.

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