Il Werder Brema si salva dopo una stagione disastrosa

Werder salvezza

L’incubo che ormai a Brema sembrava inesorabile è stato evitato in extremis grazie alla sconfitta del Fortuna Düsseldorf all’Alte Försterei e al soffertissimo Relegationsspiel contro l’Heidenheim. Il Werder scongiura quindi la seconda retrocessione in Zweite della sua storia, dopo quella della stagione 1979/1980. I grünweiss difendono così il primato di club con più presenze in Bundesliga davanti al Bayern.

E dire che dopo la sconfitta di Mainz alla penultima giornata si respirava aria di rassegnazione. Il tecnico Florian Kohfeldt, solitamente combattivo e ottimista – forte a tal proposito la sua presa di posizione contro le critiche qualche settimana prima – “Sono la persona giusta nel posto giusto” – era apparso ai media abbattuto e ormai poco combattivo.

Non posso diffondere fiducia subito dopo questa partita o parlare di cose che mi danno speranza per la prossima settimana. Sono molto, molto deluso. Mi sento vuoto”.

Florian Kohfeldt

Ma forse col senno di poi le dichiarazioni del tecnico erano state pensate proprio come mossa della disperazione per stimolare i giocatori in vista dell’ultima spiaggia contro il Colonia, partita poi vinta 6 a 1 che ha permesso il raggiungimento del play-off.

La stagione era nata sotto ben altri auspici. In estate il giovane allenatore classe 1982, considerato il talento emergente della panchina subito dopo Julian Nagelsmann, aveva addirittura parlato di Europa. Il 30 luglio, giorno del rinnovo del contratto fino al 2023, Kohfeldt si diceva convinto di avere una rosa all’altezza delle aspettative malgrado la partenza della bandiera Max Kruse, forte dell’ottimo girone di ritorno. Nonostante ci fossero delle evidenti lacune Kohfeldt e il Direttore Sportivo Frank Baumann si dichiaravano soddisfatti e pronti a riportare il Werder in alto con continuità.

La stagione ha avuto in sostanza un leitmotiv: l’impreparazione ad una situazione non preventivata, cioè la mancanza di un piano B. Lo stesso Baumann, che ha sempre difeso Kohfeldt, non è sembrato consapevole del pericolo nel corso del mercato invernale, aggiungendo alla rosa soltanto Vogt e Selke. Già la prima parte di stagione non era stata facile, ma l’alibi, innegabile a dire il vero, erano i tanti infortuni, in ogni parte del campo. Quindi le sconfitte iniziali contro Fortuna e Hoffenheim erano state derubricate come normali incidenti di percorso, a maggior ragione dopo le due vittorie successive in casa contro l’Augsburg e a Berlino contro l’Union. Dopo la sconfitta con il Lipsia cinque pareggi consecutivi, alcuni di prestigio come a Dortmund e a Leverkusen, contribuiscono a 11 punti complessivi nelle prime 10 giornate. Dodicesimo posto e +4 sull’Augsburg terz’ultimo: visti gli infortuni sembrava tutto sotto controllo.

Ma da quel momento è un calvario continuo. Al termine del girone di andata il Werder è penultimo e al momento dello stop legato al coronavirus il dato è impietoso. 7 punti in 13 giornate, frutto di due vittorie, un pareggio e ben dieci sconfitte. Gli 8 gol fatti e i 32 subiti parlano forse ancora di più dei pochi punti raccolti. Ci sono altre statistiche che fanno della stagione appena terminata la peggiore della storia per gli anseatici. Innanzitutto mai prima il Werder aveva raccolto così pochi punti (il precedente “record” erano i 34 del 2012/2013), in secondo luogo in casa solo il Tasmania nella famigerata stagione 1965/1966 aveva segnato meno gol e mai i grünweiss avevano fatto meno di 9 punti. Peraltro tutti dati migliorati con le due larghissime vittorie a Paderborn alla trentunesima giornata e come già detto contro il Colonia all’ultima.

La difesa si è rivelata purtroppo totalmente inaffidabile, anche quando Kohfeldt ha provato a passare a tre. Veljkovic ha continuato a dimostrarsi incerto e i più esperti che avrebbero dovuto dare sicurezza, Moisander e da gennaio Vogt, hanno al contrario mostrato spesso nervosismo e ingenuità. Il centrocampo, già poco completo a inizio stagione, ha pagato l’involuzione di Maximilian Eggestein, giocatore che lo scorso anno fece la differenza. L’attacco ha patito quello che purtroppo in molti si aspettavano: la partenza di Max Kruse. Il classe ’88 non era infatti decisivo solo per gol e assist, ma per il carisma e la capacità naturale di trascinare i compagni, i più giovani in particolare. L’ex capitano garantiva inoltre una buona duttilità in attacco, caratteristica che Füllkrug, teoricamente il sostituto, non ha. Le uniche note positive sono state Leo Bittencourt e il giovane kosovaro Milot Rashica.

L’insperata salvezza sarà fondamentale anche dal punto di vista economico, in primis perché i tanti ingaggi pesanti in Zweite non potevano essere sopportati. Certo l’incredibile rischio corso dovrà essere il punto di partenza per la dirigenza. La squadra va ripensata, considerando anche la ormai certa partenza di Rashica e il ritiro di Pizarro. Innanzitutto bisognerà però ragionare sulla guida tecnica, poiché difficilmente Kohfeldt rimarrà. La situazione quindi è difficile e il futuro prossimo non sembra roseo, ma a Brema sanno che poter avere una seconda chance dopo essere stati a un passo dal baratro è un privilegio da non sprecare.

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