Il Bayern e l’ultima fotografia della stagione

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In termini ufficiali, l’ultimo atto della stagione calcistica tedesca a livello professionistico quest’anno sarà il Relegationsspiel dell’11 luglio tra Norimberga e Ingolstadt, valido per un posto in 2.Bundesliga. Simbolicamente, invece, è la finale di DFB-Pokal. Come accade in altre leghe – Premier League, ad esempio – la finale della coppa nazionale regala l’ultima fotografia della stagione. Inusuale venga scattata sotto il sole di luglio. Anzi, visto l’orario, sotto le stelle di luglio. Ben più usuale è che ritragga il Bayern Monaco con un trofeo in mano. In questo caso, la ventesima Pokal nella storia del club.

Certo, tornare ad agosto e pensare a quest’epilogo, effettivamente, fa quasi sorridere. Perché erano appena andati via due traini come Robben e Ribéry. Perché il mercato era di precari, di prestiti: Coutinho, Perisic. L’obiettivo Sané era sfumato. Hasan Salihamidzic era al centro delle critiche. Ci si chiedeva se potesse continuare da Direttore Sportivo. In più c’era Uli Hoeneß pronto a dire addio dopo cinquant’anni in prima linea. E Niko Kovac in panchina, oggetto di critiche anche all’interno delle spogliatoio. Sempre in bilico tra un trofeo e l’altro, tra una vittoria e l’altra.

Anno di rifondazione e ricostruzione, transizione. L’anno del Dortmund magari, fresco di Supercoppa. O di qualche altra squadra. Fino a fine novembre. Poi, stop. Voltare pagina. Sliding doors: due goal di Zirkzee nel recupero. Il ragazzino.

Da lì tutto cambia. Flick nel giro di due mesi capisce. Lancia Alphonso Davies, ristabilisce Kimmich a centrocampo. Migliora il lavoro iniziato da Kovac. Riporta Müller al centro del campo, del gioco e del progetto. Ed è lì che nasce il Bayern Monaco del 2020, probabilmente una delle versioni più dominanti degli ultimi vent’anni. Se ci attenessimo soltanto ai numeri, la più dominante di sempre in un girone di ritorno. Anche più di quella di Heynckes del 2013, da 16 vittorie e un pareggio nel solo girone di ritorno. La differenza reti depone però in favore del Bayern di Flick. Dettagli. Uno in realtà più grande degli altri: il fatto che Heynckes abbia completato il Treble. Tempo al tempo: anche questo Bayern può riuscirci. Certo in una stagione normale, meno anomala, probabilmente ce l’avrebbe fatta. Nessuno a marzo sembrava lanciato e in condizione come Lewandowski e compagni. Un’altra pausa può cambiare ancora le carte in tavola. E le stagioni, comunque, le fanno i trofei.

Quelli domestici per la verità non sono finiti tutti a Säbener Straße: la Supercoppa di agosto ha preso la via di Dortmund. Sembrava il segnale della fine di un ciclo per il Bayern. Lo è sembrato per tre mesi. Oggi sembra l’unico passo falso che ha pregiudicato qualcosa in una stagione che da potenzialmente fallimentare – sì, non vincere il Meisterschale in Baviera è un fallimento – si è trasformata in potenzialmente storica. Ammesso che già non lo sia.

Ecco perché, alla fine, è giusto così. Giusto che l’ultima fotografia simbolica della stagione 2019/20 del calcio tedesco sia quella del Bayern Monaco che alza il secondo trofeo nel giro di un paio di settimane. Un film già visto, ma che tende a non stancare. Perché in fondo, come dicono quelli bravi oltre l’Atlantico, certe volte bisogna soltanto sedersi e apprezzare la grandezza. Racchiusa in uno scatto.

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