Non è sempre Neverkusen: tutte le finali del Bayer

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Nella mente degli appassionati, il Bayer Leverkusen è quasi sempre accompagnato da una serie di stereotipi e preconcetti. In primis, c’è quello di squadra “senz’anima”, legata solo ad interessi economici, tema tornato in voga nel calcio tedesco dell’ultimo decennio dopo l’acquisizione del Lipsia da parte della RedBull. Infatti, quelli di Leverkusen sono la squadra della Bayer, il gigante farmaceutico che l’ha fondata (e che per certi versi ha “creato” l’intera città attorno al suo polo industriale) e tuttora ne possiede la maggioranza delle quote, in deroga alla regola del 50+1. La squadra attualmente guidata da Peter Bosz, però, è famosa anche per quel triste soprannome, nato tra la fine degli anni ’90 e l’inizio di questo decennio: Neverkusen. Colpa del rapporto difficile tra il Bayern e le finali – efinali.

Una crasi con l’inglese che è diventata in qualche modo emblematica, simbolo di una squadra tanto forte quanto incompiuta, capace addirittura di arrivare seconda in DFB-Pokal, Champions League e Bundesliga nella drammatica – sportivamente parlando – primavera del 2002. Di quell’annata probabilmente irripetibile si è detto tanto, e riguardando quelle partite sembra chiaro che ai giocatori di quel ciclo (da Ballack a Lucio, passando per Neuville e Zé Roberto) manchi almeno un trofeo in bacheca che sarebbe stato più che meritato.

A riscattare quell’enorme delusione ci ha provato un’altra formazione storica per i tifosi delle aspirine: quella della stagione 2008/09, che si presentò alla finale di DFB-Pokal con – tra gli altri – Arturo Vidal, Renato Augusto, Stefan Kießling e, in panchina, un giovanissimo Toni Kroos. Dall’altra parte, però, c’era il Werder Brema di Schaaf, che si portò a casa il trofeo grazie ad un diagonale basso di Mesut Özil. Proprio il trequartista di origine turca, che dopo un anno verrà acquistato dal Real Madrid, ha rilasciato un’intervista in cui, a distanza di oltre 10 anni, sottolinea quanto quella vittoria abbia rappresentato un trampolino di lancio per la sua carriera.

Il Leverkusen, invece, aspetta ancora un’occasione simile. Nonostante una presenza fissa nelle competizioni europee, infatti, il Bayer non ha mai più superato gli ottavi di finale né in Champions né in Europa League, ed anche in territorio nazionale quella del 2009 rimane l’ultima finale disputata.

Eppure, c’è stato un tempo in cui è stato capace di giocare – e vincere – due finali nel giro di cinque anni. Si tratta del periodo a cavallo del 1990, in cui i Werkself non riescono mai ad entrare nelle prime 4 in Bundesliga, ma rendono molto meglio nelle competizioni ad eliminazione diretta. La Coppa UEFA sollevata nel 1988 rimane probabilmente il punto più alto della storia di questa squadra: un trionfo incredibile, arrivato ai rigori dopo 180 minuti di fuoco contro l’Espanyol. I catalani si presentarono alla gara di ritorno dopo un rotondo 3-0 ottenuto in casa, e riuscirono a proteggere il risultato fino a circa mezz’ora dal termine. A quel punto, però il brasiliano Tita, il tedesco dell’ovest – approdato in Renania dopo essere scappato da una parte all’altra del muro, avendo rimediato solo un anno di squalifica – Falko Götz e soprattutto il sudcoreano Cha Bum-Kun misero le firme su una delle rimonte più emozionanti della storia delle finali europee, completata poi ai calci di rigore.

Peculiare, a suo modo, anche la finale di DFB-Pokal del luglio 1993. La formazione del Bayer Leverkusen è radicalmente diversa da quella di qualche anno prima, e a decidere la partita con l’unico gol è una futura leggenda del club come Ulf Kirsten (che abbiamo intervistato per parlare proprio di quella notte). La particolarità, qui, è sicuramente nell’avversario affrontato: l’Hertha Berlino II, arrivato all’Olympiastadion di Berlino dopo cinque turni superati nonostante lo status di dilettante, ma soprattutto dopo aver visto la prima squadra eliminata, proprio dal Leverkusen, agli ottavi di finale.

Quella coppa, alzata nel cuore di Berlino e della Germania, rappresenta l’ultimo trofeo messo in bacheca dal Bayer. 28 anni dopo, nello stesso stadio (seppur deserto) toccherà agli uomini di Peter Bosz provare a rompere l’incantesimo: l’appuntamento col Bayern Monaco è alle 20.00 di sabato.

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