Gol, gol e ancora gol: i primi 6 mesi di Haaland in Bundesliga

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Si porta dietro un totale di 28 gol in 22 partite, dopo averne segnati 9 in 90 minuti al Mondiale Under 20. Tripletta all’esordio in Champions League, 8 reti nelle prime 6 partite della massima competizione europea. E quando gli si parla di pressione, sorride e chiede perché dovrebbe essere un problema. Che Erling Haaland sembrasse destinato a grandi cose era chiaro a tutti già dall’inizio della stagione: ha lasciato parlare i gol. Sembrava più difficile credere che potesse avere un impatto così devastante anche sulla Bundesliga. E invece.

Il super talento norvegese classe 2000 ha mandato in archivio i primi sei mesi con il Borussia Dortmund – e non saranno gli ultimi: lo ha confermato anche Aki Watzke dicendo che un trasferimento è “fuori discussione” – con un bilancio di 16 goal e 3 assist in 18 partite tra Bundesliga, Champions League e DFB-Pokal.

Segnali che potesse essere un colpo azzeccato c’erano già stati al suo esordio contro l’Augsburg, quando entrando dalla panchina realizzò una tripletta nel giro di 23 minuti dal suo ingresso in campo, segnando il primo gol 183 secondi dopo aver messo piede sul terreno di gioco per la prima volta in giallonero. Tripletta che gli è valsa una serie di record di precocità.

 

Le doppiette nelle due partite successive contro Colonia (ancora entrando dalla panchina) e Union hanno inevitabilmente portato l’asticella ancora più su, a raggiungere altri primati assoluti nella storia della Bundesliga e non solo.

Com’era normale che fosse, i ritmi sono un po’ calati nelle 8 partite successive – con in mezzo anche il lockdown: soltanto tre goal, anche se uno molto significativo, il primo in assoluto post-Covid nel derby contro lo Schalke 04. In mezzo, anche una doppietta al PSG, con i giocatori del club Francese che han poi deciso di prenderlo in giro pubblicamente. Per un fake, si scoprirà. In ogni caso ne è uscito meglio ancora lui: “Devo ringraziarli, la meditazione è importante e mi fa piacere che anche loro lo sappiano e lo diffondano”.

Personalità, quella che dimostra ogni volta che si presenta ai microfoni. Tra il recente “Il Bayern vince sempre, è una merda, dobbiamo vincere anche noi”, fino al “come sono andato? Tu cosa ne pensi? Ti sei risposto da solo”, oppure le massime come “le buone squadre vincono anche nelle giornate cattive”. Ogni volta che parla – o che calcia – succede sempre qualcosa di speciale.

Erling Haaland (giugno 2020)

Dal punto di vista statistico, Haaland ha chiuso la stagione come miglior giocatore in uscita dalla panchina con 6 gol all’attivo da subentrato. Per quanto riguarda invece quella precocità di cui sopra, il classe 2000 norvegese è diventato il secondo più veloce a segnare 10 goal in Bundesliga, in 541 minuti. Il primo è stato il suo predecessore Paco Alcácer, quello che gli ha fatto posto nel ruolo di prima punta. Fino alla penultima giornata, Haaland viaggiava al ritmo di un gol ogni 75 minuti in Bundesliga, meglio di tutti quelli che nella storia del massimo campionato tedesco sono andati almeno in doppia cifra.

A questo si aggiunge una crescita a livello tecnico e tattico che sembra essere costante e soprattutto con ancora ampi margini di miglioramento da sviluppare. Dortmund è sembrata la scelta giusta per lui sin dall’inizio. Ora, a maggior ragione, si conferma il posto perfetto per renderlo un attaccante completo e per lanciare l’assalto al Bayern Monaco.

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