Un anno da record: il Meisterschale del Bayern in numeri

bayern meisterschale

Thomas Müller lo ha definito “il più speciale, il più emozionante, il più intenso”. E se lo dice una leggenda del Bayern Monaco che detiene il record di nove Meisterschale vinti in carriera (pari con Alaba e Ribéry) c’è da fidarsi. Perché forse dopo 10 giornate in pochi immaginavano che potesse finire così. Perché la stagione sembrava essere transitoria. E invece, cambiano le stagioni (di solito festeggiava in primavera), ma non l’epilogo. Il Bayern Monaco è campione di Germania per l’ottava volta consecutiva. #MEI8TER. E già questo è un record, anche se ormai alla serie vincente dei bavaresi ci siamo abituati. 8 titoli in fila, 29 complessivi su 58 da quando è stata fondata la Bundesliga.

La forza della squadra allenata da Hansi Flick è stata indubbiamente l’attacco, quello guidato da super Lewandowski e da Thomas Müller. Quello che ha fruttato un totale da brivido di 100 goal in 34 partite. Soltanto in un’occasione qualcuno ha fatto meglio in Germania: sempre il Bayern, nel 1972. Quando in panchina sedeva Udo Lattek e in campo i goal li segnava Gerd Müller. Per 13 volte il Bayern 2019/20 in campionato ha segnato 4 o più goal alle avversarie. Si tratta di un altro primato, condiviso sempre con il Bayern degli anni ’70, precisamente quello della stagione 1973/74.

Altri confronti, altri Bayern battuti. Neuer e compagni hanno chiuso la Bundesliga con 10 vittorie esterne di fila, una striscia che era riuscita soltanto a Guardiola nel 2014. Pep però non era riuscito a fare un girone di ritorno quasi perfetto come Flick: 16 vittorie – comprese tutte le 9 giocate post Coronavirus – e un pareggio (0-0 col Lipsia), 49 punti su 51, con una differenza reti di +44. Nel 2013, con Jupp Heynckes, la squadra aveva avuto lo stesso rendimento, ma con una differenza reti leggermente peggiore: ‘solo’ +43. Numeri da brivido, che rendono l’idea di che ritmo infernale abbia mantenuto il Bayern Monaco nella sua folle corsa verso il Meisterschale.

Poi ci sono quelli dei singoli. Lewandowski che con 34 goal vince ancora il Torkanone. Joshua Kimmich che chiude la stagione con il record di palloni toccati (3216) e di km percorsi in assoluto in Bundesliga (397,99). Alphonso Davies che raggiunge i 36,53 km/h di velocità massima. Neuer che totalizza 15 clean sheet, record condiviso con il Borussia Dortmund, senza prendere goal contro 11 squadre tra andata e ritorno. Müller re degli assist a 21, battendo il record assoluto di Kevin De Bruyne. Che dire. Più meritato di così.

Dynamo Dresda, una retrocessione annunciata che farà discutere

dynamo dresda

Dopo quattro anni in 2.Bundesliga, la Dynamo Dresda retrocede nuovamente in 3.Liga. Una delle prime squadre dell’ex DDR ad apparire in Bundesliga – quattro stagioni tra il 1991 e il 1995 – torna nell’inferno della terza serie. Non è stata una retrocessione ‘normale’, come non è stata normale, inevitabilmente, la stagione calcistica tedesca post Coronavirus. In particolare per la squadra di Markus Kauczinski.

La situazione di classifica, per la verità, era già disperata al momento dello stop. Dopo 25 giornate la Dynamo era ultima a 24 punti, insieme al Karlsruher, distante 4 punti dal Bochum quartultimo. Non era stata una stagione facile, tra il cambio d’allenatore di dicembre, con l’arrivo del sopracitato Kauczinski al posto di Christian Fiél, confermato dopo la salvezza dell’anno scorso. Un copione che si ripete: a febbraio 2019 proprio Fiél aveva rimpiazzato Walpurgis. Dall’addio di Uwe Neuhaus ad agosto 2018, la squadra non ha mai trovato stabilità. Con lui a Dresda avevano corso quasi per la promozione nel 2017, dopo essere arrivati in Zweite dalla 3.Liga. E ora il tecnico festeggia la promozione in Bundesliga con l’Arminia, mentre la sua ex squadra cade in terza serie.

Come dicevamo, la retrocessione è stata comunque controversa a causa della quarantena alla quale la squadra è stata obbligata dal Land della Sassonia. Lo scorso 9 maggio due giocatori risultarono positivi al Coronavirus e l’intero gruppo fu costretto a due settimane di isolamento. Una legge regionale, giuridicamente superiore al protocollo della DFL, che prevedeva come noto soltanto l’isolamento per i positivi fino a nuovo ordine (ovvero: due tamponi negativi). Così la seconda parte di stagione della Dynamo Dresda, anzi la terza considerando anche la lunga pausa invernale, è ricominciata soltanto il 31 maggio, mentre le altre hanno ripreso il 16. Da lì, fino alla partita che ha condannato alla retrocessione contro il Sandhausen, Ebert e compagni hanno giocato esattamente ogni tre giorni. Totale: 8 partite in 22 giorni. Un ritmo difficile da sostenere per una squadra che cerca di raggiungere la salvezza.

Dopo la sconfitta contro l’Holstein Kiel del 18 giugno che ha complicato ogni possibile piano, Chris Löwe è esploso. L’ex Dortmund, Kaiserslautern e Huddersfield ha messo nel mirino la DFL e il suo presidente Christian Seifert, affermando che alla lega e alla federazione non è importato assolutamente nulla di ciò che pensassero i giocatori. Il club e l’allenatore si sono allineati al pensiero del giocatore, “anche se l’avrebbero espresso in termini diversi”.

La ripresa è stato un problema per la Dynamo Dresda, ma col senno del poi rischia di essere anche una piccola benedizione, perché il club ha spese che difficilmente in 3.Liga possono essere sostenibili in relazione agli introiti. Insomma, il rischio di insolvenza e fare la fine del Kaiserslautern non è purtroppo remoto. Già a gennaio è arrivata l’amara cessione di Moussa Koné al Nimes. Peraltro il suo sostituto, l’ex Palermo Simon Makienok, non è riuscito a non farlo rimpiangere: solo 3 goal dopo un inizio che lasciava premesse tutto sommato diverse.

Insieme a lui a gennaio erano arrivati altri nomi importanti come quello di Josef Husbauer, passato nel giro di pochi mesi a sfidare Inter, Barcellona e Dortmund in Champions League con lo Slavia Praga al retrocedere in 3.Liga con la Dynamo Dresda. Neanche gli arrivi di Petrak, Terrazzino o Schmidt dall’Heidenheim hanno fruttato quel rendimento che Kauczinski sperava di raggiungere. Così, nonostante nomi di buon profilo – su tutti Dzenis Burnic, in prestito dal Dortmund – la Dynamo non è riuscita nella rimonta. E l’anno prossimo dovrà ripartire per la quinta volta dalla terza serie del Fußball.