L’osservato speciale: la rinascita di Patrick Herrmann

patrick herrmann

C’è Marcus Thuram, uno che entusiasma tutto il mondo per la sua tecnica in velocità. C’è Alassane Pléa, uno per cui anche il Barcellona aveva avanzato un’offerta da 50 milioni. C’è Lars Stindl, il capitano, un giocatore dalla duttilità e dall’intelligenza rara. C’è Breel Embolo, uno dei talenti più puri da sviluppare. Nessuno, però, nell’attacco del Borussia Mönchengladbach è prezioso per il club come Patrick Herrmann.

Dopo la vittoria per 5-1 contro l’Augsburg dello scorso ottobre, alla quale il classe 1991 ha contribuito con una doppietta, Marco Rose – uno pagato per prendere decisioni, anche se scomode, pure se spesso ci prende – ha speso parole particolarmente significative per inquadrare il ruolo del numero 7.

“Sapevamo il ruolo che ha Patrick Herrmann nel Gladbach, ce l’ha chiarito anche Max Eberl. Oggi abbiamo visto anche quanto è amato dai tifosi”.

Non si tratta solo di tecnica – comunque, quella non manca. Si tratta di essere l’anello di congiunzione tra la squadra e i tifosi. Dopo quel 5-1, Herrmann si arrampicò fino alla curva per cantare e celebrare il primo posto momentaneo in Bundesliga. Il momento che racconta un amore reciproco che dura da un decennio, da quando i Fohlen decisero di puntare su quel ragazzo del Saarbrücken. Da allora, l’esterno destro d’attacco ha stabilito record su record. L’ultimo in ordine cronologico, l’ingresso nella top 10 dei giocatori con maggiori presenze nel Gladbach. Tra le leggende Vogts, Netzer, Heynckes c’è anche il nome di Flaco, arrivato fino a 329 correndo sulla fascia, dribblando avversari e inserendosi centralmente, sempre partendo dall’ala. Lui come l’ha presa? Con naturalezza, come sempre.

“Spero di continuare a giocare qui e magari sorpassarne altri. Devo ammettere che ci sono nomi davvero grossi”.

Sì, Flaco. Non un secondo nome, ma proprio uno spitzname. Inusuale che un tedesco porti un soprannome in spagnolo. Non se uno dei suoi compagni è stato Juan Arango. Il motivo? Il solito. Magro, smilzo, longilineo. Veloce. Tanto da diventare l’altro negli anni in cui a Mönchengladbach spopolava Marco Reus. Patrick Herrmann era il suo partner in crime, l’altro super talento che tutti guardavano e seguivano con ammirazione. Anche perché il suo percorso nelle nazionali giovanili, fino all’Under 21, lo rendeva quasi una “speranza” per il Fußball. E anche per la nazionale, quella che purtroppo ha sfiorato spesso e trovato solo due volte, nel 2015, da titolare contro Stati Uniti e Gibilterra.

Era reduce dal suo anno migliore a livello realizzativo, con 11 reti segnate per portare il Borussia fino alla qualificazione in Champions League. Anche l’ultimo, prima di affrontare una serie di problemi fisici che lo hanno limitato nelle successive quattro stagioni. Pochi minuti in campo (media di neanche 900 a stagione di Bundesliga), spesso ai margini o in infermeria. Poca, pochissima continuità. Quest’anno, invece, non ha mai saltato una partita. Non sempre è stato impiegato, ma c’è sempre stato. Non gli capitava dal 2014.

Il risultato si è visto. Finora ha partecipato a 14 goal (6 goal, 8 assist). L’ultima volta in cui aveva fatto meglio risale proprio al 2015 (11 più 5). In mezzo, in quattro stagioni di Bundesliga, soltanto 7 goal e 8 assist. Quest’anno ogni 99 minuti entra in un goal.

Una costante, in tutto questo, c’è stata. Le sostituzioni. Parlavamo di record. Ecco, Patrick Herrmann è anche il giocatore più sostituito nella storia della Bundesliga. Al momento il totale è a quota 146. Ha appena staccato Halil Altintop, rimasto a 140. Quel “prezioso” che abbiamo utilizzato prima non è casuale: lo è anche a livello fisico. Tanto che nella stagione 2013/14 Lucien Favre lo ha sostituito 29 volte. Un patrimonio da preservare. E ogni singola volta in cui ha lasciato il campo, da sottofondo gli hanno fatto gli applausi dei tifosi che lo amano. E come potrebbe essere altrimenti.

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