Sarpreet Singh, al Bayern per seguire le orme di Rufer

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Sarpreet Singh è senza dubbio uno dei personaggi copertina della giornata 33 della Bundesliga 2019/2020: il neozelandese classe 1999 del Bayern Monaco ha infatti iniziato per la prima volta da titolare una partita di Bundesliga, all’Allianz Arena contro il Friburgo. Un bell’attestato di stima da parte di Flick, dopo gli otto minuti giocati a dicembre nel 6-1 al Werder. Contro la squadra di Streich, Singh ha mostrato personalità e buoni spunti, muovendosi nel trio alle spalle di Lewandowski, con in più una potenziale occasione nel primo tempo sventata dalla difesa del Friburgo.

Il ragazzo di Auckland è arrivato in Germania la scorsa estate dal Wellington Phoenix, club che ha sede in Nuova Zelanda ma gioca nel campionato australiano. I rumors dicono che i bavaresi iniziarono a seguirlo con attenzione a undici anni nel corso di una tournée europea. Il talento c’era, visto che Winston Reid, capitano della Nazionale dei kiwi, lo aveva preso nella sua Academy a 16 anni.

In Australia nell’ultima stagione ha fatto la differenza (5 goal e 8 assist), giocando con una continuità invidiabile per un calciatore così giovane. Che fosse precoce lo si era capito già tre anni prima quando con le riserve esordì, segnando il primo gol poche partite dopo, nella New Zealand Premiership o quando vinse da protagonista nel 2017 la Coppa delle nazioni oceaniche con l’Under 20. Il Mondiale Under 20 dell’estate 2019 ha poi convinto definitivamente Salihamidzic a portarlo in Baviera. Kovac se lo è portato subito in tournée e gli ha dato anche diverse chances: contro il Tottenham giocò anche titolare. Un bell’attestato di stima per un ragazzo appena arrivato, che già a marzo 2018 aveva esordito con la sua nazionale.

Singh è un attaccante dotato di un ottimo sinistro, rapido, bravo a giocare tra centrocampo e attacco grazie a una buona visione di gioco. In Australia è stato utilizzato principalmente come trequartista, mentre con il Bayern II le sue caratteristiche l’hanno portato a giocare come esterno d’attacco, preferibilmente a sinistra, trequartista o centrocampista centrale. E l’apporto in Dritte si è fatto sentire: 7 reti e 7 assist in 22 presenze.

Ci sono altre due curiosità che rendono Singh “speciale”: si tratta del primo giocatore di origini indiane in Bundesliga e soprattutto il secondo neozelandese. Il primo è stato un’icona del campionato tedesco negli anni ’90, l’attaccante Wynton Rufer. Anche lui arrivò dal Wellington in Europa, prima nel campionato svizzero e poi a partire dalla stagione 1989/90, a ventisette anni, al Werder Brema. Con i grünweiss diventerà un fedelissimo del tecnico Otto Rehhagel e in cinque anni e mezzo vincerà un Meisterschale e due DFB Pokal. Tanti gol in Bundesliga e in Coppa di Germania (compreso quello su rigore per il definitivo 3 a 1 contro il Rot-Weiss Essen nella finale del 1994), ma anche in Coppa Uefa, Coppa delle Coppe e Champions League. Totale: 104 gol in 242 presenze. Rehhagel lo richiamerà a gennaio 1997 per contribuire con i suoi gol alla promozione dalla Zweite di quel Kaiserslautern che l’anno successivo, però senza Rufer, conquisterà un incredibile Meisterschale.

“C’è qualcosa di speciale nel gioco di Sarpreet Singh ed è fantastico che il Bayern l’abbia scoperto”

Wynton Rufer

Singh si è appena affacciato al mondo della Bundesliga, ma in piccolo può dire di aver fatto parte anche lui dello storico ottavo titolo consecutivo del Bayern. È solo l’inizio, certo, ma visti i paragoni importanti – viene accostato ad Özil, sarà per il mancino… – e per com’è andata per l’unico neozelandese che prima di lui si è confrontato con il calcio tedesco, le premesse per una grande avventura tutta da scrivere ci sono eccome.

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