Come sta davvero Mario Götze

Mario Götze

Di Mario Götze negli ultimi anni si è detto e scritto di tutto. Dai problemi alimentari, alle voci poco gentili sul suo conto e sulla ‘pancia piena’ dopo il goal di Rio, dal ‘calciatore finito’ al ‘calciatore rinato’ e poi di nuovo finito. Insomma, il match winner della finale di Brasile 2014 è stato spessissimo al centro dell’attenzione, con un fastidioso riflettore puntato addosso per gran parte della sua carriera. Certo in alcuni casi potremmo anche dire maliziosamente che se l’è cercata, vedi passaggio al Bayern nel 2013 e tempismo rivedibile dell’annuncio, poco prima della finale di Champions poi vista dalla tribuna. Però era 7 anni fa. I tempi sono cambiati. E quel giocatore allora soltanto ventenne, oggi, a 27, è già considerabile come un veterano. Facile diventarlo, se si è deciso un Mondiale a 22 anni.

Le voci di mercato degli ultimi tempi hanno accostato sempre più spesso il nome di Mario Götze a quello della Serie A. Secondo ‘Sport Bild’, l’Italia sarebbe la destinazione preferita del numero 10 del Borussia Dortmund, in scadenza di contratto a fine stagione. Insomma, il classe 1992 sembra aver scelto l’Italia. Ipotizzabile che lo abbia fatto per una questione di clima, ma anche perché, comunque, le sue caratteristiche si possono sposare bene con quelle della Serie A (anche se chi scrive lo vedrebbe meglio nella Liga spagnola). Il fatto che abbia chiamato sua figlia Rome è un altro discreto indizio sul futuro. Così anche in Italia ci si è iniziati a interessare più da vicino alle ultime vicende che lo hanno riguardato.

Alla luce di quanto scritto qualche riga più su, comunque, in molti hanno iniziato a porsi la domanda: come sta davvero Mario Götze? Soprattutto: è davvero un giocatore finito?

I numeri delle ultime due stagioni danno due indicazioni totalmente opposte, derivanti ovviamente dall’utilizzo. Nella stagione 2018/19 il numero 10 ha giocato da ‘falso nove’, attaccante atipico che non dava punti di riferimento, ruolo già ricoperto in passato con la maglia della Germania. II fatto di avere alle spalle soprattutto un giocatore in grado di riempire l’area come Marco Reus lo ha reso molto funzionale per aprire gli spazi, svariare a tutto campo e dialogare con i compagni. Il bilancio finale in Bundesliga non è stato magari quello che ci si aspetta da un attaccante (che non va oltre un tiro a partita), ma per il tipo di calcio che ha giocato 7 goal e 7 assist – con 1.6 key passes a partita – sono numeri che rendono l’idea di come Götze si sia reinventato in un ruolo nuovo. E colpi di classe, a partire dal dribbling, non se ne sono andati, anche se  i problemi fisici gli hanno fatto perdere qualcosa in brillantezza.

La presenza di un attaccante con caratteristiche più da ‘nove’ come Paco Alcácer ha spinto Favre a cambiare spesso e volentieri, alternando i due concorrenti. Soprattutto l’anno scorso, l’intoccabilità di Reus e del 4-2-3-1 lasciava di fatto un solo posto libero per Götze. Che, comunque, dopo le prime 6 partite ai margini ha sempre giocato quando è stato disponibile, in 19 occasioni su 26 dalla panchina. A convincere il tecnico era stato anche il suo impatto sulla folle sfida contro l’Augsburg, un 4-3 selvaggio deciso da Paco Alcácer nel finale.

La conferma della scorsa estate lasciava presagire l’intenzione di Favre di puntare ancora sull’alternanza tra i due. Quella che, l’anno prima, aveva portato il BVB ad accarezzare il titolo, salvo poi mancare l’appuntamento decisivo. Invece tra il numero 10 del Borussia e il tecnico svizzero qualcosa si è rotto. Tante panchine, poco spazio concesso, diverse bocciature – alcune certamente meritate – fino a sparire quasi del tutto dai radar. Il contratto pesante (10 milioni lordi l’anno) e in scadenza possono aver pesato, al pari degli arrivi di Brandt e Hazard. A novembre i giornali tedeschi avevano addirittura ipotizzato un ‘aut-aut’: se Favre va, Götze rinnova, altrimenti se ne va lui. La direzione è la seconda. Anche perché, per il ruolo marginale che ha il classe 1992 per il Dortmund, lo stipendio è troppo alto.

Eppure non sembra solo una questione contrattuale. Anche perché il rendimento della prima parte di stagione, in relazione ai minuti giocati, non è stato del tutto negativo: 3 goal in 514 minuti in Bundesliga, in linea, se non meglio, con l’anno precedente (7 in oltre 1600). Va comunque detto che gli è stato chiesto un lavoro diverso, maggior presenza in area, specialmente quando Reus ha dato forfait nella prima parte di stagione. E ha avuto meno occasioni ‘piene’,  solo 5 volte da titolare. Difficile rispondere al meglio. Ha anche segnato contro l’Hoffenheim, all’ultima da titolare. E quel 3-4-2-1 con cui il BVB si è schierato ultimamente sembrava potergli garantire più spazio. Non è andata così. I 10 minuti giocati contro il Bayern il 26 maggio son stati gli ultimi in giallonero. Favre non lo ha mai visto in un ruolo diverso da quello di attaccante. Anche quando avrebbe fatto comodo spostarlo sulla trequarti, suo ruolo naturale.

In più, non sono mancate le risposte criptiche del tecnico fornite a chi poneva domande sul numero 10. In ultimo, quella data alla vigilia della sfida tra Borussia Dortmund e PSG negli ottavi di Champions League, in cui è stato in campo tre minuti.

“Potrebbe essere che giochi un po’ di più, vedremo, la stagione è lunga”.

Non è andata proprio così. E i retropensieri sono molti. “C’è qualcosa di Götze che non piace a Favre”, ha dichiarato anche Thorben Marx, ex giocatore dello svizzero al Gladbach. Qualcosa si è rotto, ma per una volta non sembra essere un problema soltanto di Mario Götze. Ed è probabilmente la ragione per cui vuole cambiare aria e provare a dimostrare, ancora una volta come due anni fa, che non è un calciatore finito, specie a 27 anni.

In sintesi, alla luce di quanto mostrato in campo negli ultimi 18 mesi, alle due domande di cui sopra, le caselle da barrare sono “discretamente” e “no”. Poi, se poi il lato psicologico dovesse portarlo a sedersi sul nuovo ricco(?) contratto, sarà un altro discorso. Che, per il bene suo e del suo talento, speriamo di non dover affrontare.

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