Wolfsburg e Hoffenheim: in Europa League oltre le aspettative

Wolfsburg Hoffenheim

Arrivano i primi verdetti a 90 minuti dalla fine della Bundesliga: se per gli ultimi due posti della zona Champions è ancora aperta la bagarre tra Borussia Mönchengladbach e Bayer Leverkusen, dietro Wolfsburg e Hoffenheim hanno centrato la matematica qualificazione in Europa League.

Entrare nella top 7 del campionato è diventato un obiettivo concreto solo a stagione in corso per le due squadre che, seppur a livelli diversi, partivano entrambe con diversi dubbi e perplessità.

Le principali riguardavano la guida tecnica. In Sassonia c’era bisogno di rimpiazzare uno come Bruno Labbadia, maestro nel prendere squadre in situazioni pericolanti trasformandole in realtà solide e stabili.  Arrivato a febbraio 2018, il tecnico di origini italiane è riuscito a salvare il Wolfsburg in un’annata da horror, vincendo lo spareggio play-out, per poi chiudere la stagione successiva al sesto posto. Il mancato accordo per il rinnovo – con annesse polemiche, manco troppo velate – ha però spinto le due parti in direzioni diverse, e nell’estate 2019 su quella panchina si è seduto Oliver Glasner, con alle spalle due sole (seppur molto positive) esperienze da capo allenatore, in Austria, con Ried e LASK. Agli occhi dei tifosi, un passo indietro pericoloso e ricco di incertezze.

Il DS Marcel Schäfer, però, non ha avuto motivi per pentirsi della sua scelta. Reduce da una buona prima parte di stagione, il Wolfsburg ha portato a termine la missione Europa League con il particolare ruolino di marcia dopo la pausa per il COVID-19: quattro vittorie nelle cinque partite giocate in trasferta, nessuna nelle tre disputate alla Volkswagen Arena.

Glasner, comunque, ha plasmato una squadra quadrata, con una forte identità, capace sia di soffrire che di mettere in campo un gioco divertente e spumeggiante. Wout Weghorst, 16 gol e 3 assist in 31 presenze, è sicuramente il terminale offensivo primario della manovra, ma le individualità di livello non mancano. Se Maximilian Arnold, ad esempio, è la solita sicurezza, capace di dettare ritmi e misure a tutti i compagni, Kevin Mbabu e Renato Steffen hanno sicuramente reso sopra le aspettative, diventando ottimi comprimari e allargando il ventaglio di soluzioni del loro allenatore. Il Wolfsburg è diventato una squadra sempre più difficile da affrontare, e i 49 punti accumulati ne sono la prova. A questo punto, oltre a difendere il sesto posto dall’Hoffenheim per evitare gli insidiosi preliminari (anche se sembra piuttosto sicuro, differenza reti +6 contro -4), per i Wölfe c’è da guardare ad Agosto. Alla ripartenza dell’Europa League ancora in corso, ci sarà da ribaltare il 2-1 incassato all’andata degli ottavi di finale dallo Shakhtar Donetsk in una partita secca dal valore inestimabile.

Parabola simile, per quanto riguarda il libro paga degli allenatori, anche per l’Hoffenheim: a salutare, lo scorso giugno, è stato però l’uomo dei miracoli, Julian Nagelsmann. Il suo passaggio a Lipsia era annunciato già dal 2018, ma salutare un allenatore così rivoluzionario, iconico, e soprattutto capace di portare una squadra di metà classifica a due qualificazioni consecutive in Champions League, non è mai facile. Il compito di rimpiazzarlo è spettato a Alfred Schreuder, proveniente dallo staff di Ten Hag all’Ajax.

L’olandese non ha demeritato, andando sopra le aspettative con una rosa abbastanza indebolita dalle cessioni rispetto a quella dell’anno precedente, che chiuse al nono posto. A lui sono da riconoscere i meriti per la crescita, importante, di talenti come Skov, Baumgartner e Geiger. Il mercato di gennaio ha aggiunto un tassello rilevante come l’israeliano Munas Dabbur, arrivato dal Siviglia, ma nonostante i sette punti raccolti nelle prima quattro partite dopo pausa, a fine maggio è arrivato un divorzio abbastanza inaspettato tra società e tecnico.

Se alcune – ma solo alcune – delle motivazioni addotte non sono sembrate eclatanti (entrambe le parti hanno parlato principalmente di differenza di vedute) lo è stato il tempismo della decisione, ma soprattutto il modo in cui Schreuder è stato sostituito: al suo posto è stata piazzata una “task force” di allenatori delle varie giovanili della squadra, capeggiati da Marcel Rapp. Sconfitti alla prima uscita contro il Lipsia, i cinque “co-allenatori” sono riusciti comunque a traghettare la squadra in zona Europa League, mantenendo la media di 1,5 punti a partita del loro predecessore e mettendo in cascina due vittorie (e sette gol) contro Augsburg e Union Berlino. Se, come sembra, nessuno dei tecnici scelti ad-interim dovesse rientrare nella rosa di possibili allenatori per il 2020/21, sicuramente la loro strana collaborazione avrà portato a dei risultati più che dignitosi.

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