🗞 BundesCafé, 33ª giornata – Ribaltoni Champions e salvezza per tre

salvezza

I RISULTATI

Tre vittorie in trasferta, quattro successi interni e due pareggio nella 33ª giornata di Bundesliga. Tre squadre si salvano aritmeticamente: Augsburg, Colonia e Mainz. Il Dortmund blinda il secondo posto. Si risolve anche la questione Europa League: Hoffenheim e Wolfsburg la spuntano sul Friburgo.

salvezza

IL TOPSPIEL

Il Borussia Dortmund batte il Lipsia 0-2 alla Red Bull Arena e blinda il secondo posto: è la quinta volta negli ultimi 8 anni che i gialloneri si prendono il titolo di vizemeister dietro al Bayern. Non un primato di cui andare fieri, direbbero al Westfalenstadion. La partita la decide Erling Haaland con una doppietta e tante occasioni divorate. Male il Lipsia, che conferma il trend negativo in casa: non vince da 6 partite alla Red Bull Arena.

L’MVP

Il protagonista della giornata è Wout Weghorst. L’attaccante del Wolfsburg sua doppietta ha messo in ginocchio lo Schalke 04 e trascinato die Wölfe con 9 goal nelle ultime 14, nelle quali la squadra ha totalizzato 25 punti. Una striscia decisiva per arrivare all’Europa League. Coppe comprese, è arrivato a quota 20 in stagione. Nel 2019 era stato uno dei top in Bundesliga.

L’ALTRO PROTAGONISTA

Lars Stindl ha segnato una doppietta contro il Paderborn e ha trascinato il Gladbach alla vittoria. Due goal decisivi, specie quello su rigore da lui stesso procurato dopo l’1-1: il Borussia aveva subito un pari a sorpresa che rischiava di spezzare le gambe. Poi, il capitano. Tutto in ordine.

IL VOLTO NUOVO

Era già stato in panchina nelle ultime due partite, questa volta è arrivato anche l’esordio: Jamal Musiala, talentuoso trequartista classe 2003 del Bayern Monaco, ha sostituito Thomas Müller all’88’ ed è diventato il più giovane debuttante con la maglia dei campioni di Germania, a soli 17 anni e 115 giorni.

LA SORPRESA

Forse non è proprio una sorpresa, visto che il Leverkusen ci ha tristemente abituati ad essere masochista. Eppure il Bayer arrivava alla giornata con la Champions League in mano. Poi ha perso contro l’Hertha Berlino senza mai dare davvero l’impressione di poter vincere. Il Gladbach ha ringraziato, ha fatto il suo contro il povero Paderborn e ha messo la freccia in classifica. Ora il Bayer è quinto e per andare in Champions deve sperare in una nuova combinazione favorevole all’ultima giornata. Senza dipendere da sé stesso.

LA STATISTICA

Il Bayern Monaco ha vinto la quindicesima partita di fila in Bundesliga. Un record che non aveva mai raggiunto nella sua storia. In questo stint ha segnato 38 reti. Da quando c’è Hansi Flick in panchina, ovvero il 4 novembre 2011, tra tutte le competizioni ne ha segnati 100.

LA CITAZIONE

Erling Haaland non è soltanto una macchina da goal, ma anche da titoli. Gio Reyna ieri gli ha servito l’assist per l’1-0 con una giocata di enorme qualità. Lui gli ha già trovato lo spitzname al classe 2002 statunitense.

“L’ho subito ribattezzato ‘il sogno americano…”

Erling Haaland su Gio Reyna

LA FOTO

L’Hertha Berlino ha battuto 2-0 il Bayer Leverkusen e lo ha costretto a scivolare al quinto posto dietro al Gladbach. La posa di Demirbay riassume bene la giornata dei Werkself. La foto, però, ha altri due protagonisti: Lukebakio che di fatto ruba il goal a Piatek, già pronto a calciare la palla in porta dopo una grandissima progressione. Se lo sarebbe meritato il polacco. All’inizio l’ex Milan l’ha presa male, poi ci ha ripensato e ha abbracciato il compagno.

IL VIDEO

In realtà è un video vecchio e di repertorio, non relativo alle partite, ma ha un buon numero di layers. Tipo il Lipsia che elogia un attaccante che ha venduto al Chelsea, prendendo in giro un obiettivo mancato che avrebbe fatto comodo, che poi allo scontro diretto ne segna due. Non male come combinazione…

LA CLASSIFICA

Manca soltanto una giornata al termine e la classifica è delineata: fisse le prime due posizioni e l’ultima. Il Lipsia, in virtù della differenza reti nettamente migliore del Leverkusen, è virtualmente in Champions. Il Gladbach ha il destino in mano. Wolfsburg sesto e Hoffenheim settimo: l’ultima giornata decreterà l’ordine, ma in Europa ci andranno loro. Salve Augsburg, Colonia e Mainz. Fortuna e Werder si giocheranno un posto allo spareggio all’ultima giornata. Paderborn già retrocesso.

salvezza

Wolfsburg e Hoffenheim: in Europa League oltre le aspettative

Wolfsburg Hoffenheim

Arrivano i primi verdetti a 90 minuti dalla fine della Bundesliga: se per gli ultimi due posti della zona Champions è ancora aperta la bagarre tra Borussia Mönchengladbach e Bayer Leverkusen, dietro Wolfsburg e Hoffenheim hanno centrato la matematica qualificazione in Europa League.

Entrare nella top 7 del campionato è diventato un obiettivo concreto solo a stagione in corso per le due squadre che, seppur a livelli diversi, partivano entrambe con diversi dubbi e perplessità.

Le principali riguardavano la guida tecnica. In Sassonia c’era bisogno di rimpiazzare uno come Bruno Labbadia, maestro nel prendere squadre in situazioni pericolanti trasformandole in realtà solide e stabili.  Arrivato a febbraio 2018, il tecnico di origini italiane è riuscito a salvare il Wolfsburg in un’annata da horror, vincendo lo spareggio play-out, per poi chiudere la stagione successiva al sesto posto. Il mancato accordo per il rinnovo – con annesse polemiche, manco troppo velate – ha però spinto le due parti in direzioni diverse, e nell’estate 2019 su quella panchina si è seduto Oliver Glasner, con alle spalle due sole (seppur molto positive) esperienze da capo allenatore, in Austria, con Ried e LASK. Agli occhi dei tifosi, un passo indietro pericoloso e ricco di incertezze.

Il DS Marcel Schäfer, però, non ha avuto motivi per pentirsi della sua scelta. Reduce da una buona prima parte di stagione, il Wolfsburg ha portato a termine la missione Europa League con il particolare ruolino di marcia dopo la pausa per il COVID-19: quattro vittorie nelle cinque partite giocate in trasferta, nessuna nelle tre disputate alla Volkswagen Arena.

Glasner, comunque, ha plasmato una squadra quadrata, con una forte identità, capace sia di soffrire che di mettere in campo un gioco divertente e spumeggiante. Wout Weghorst, 16 gol e 3 assist in 31 presenze, è sicuramente il terminale offensivo primario della manovra, ma le individualità di livello non mancano. Se Maximilian Arnold, ad esempio, è la solita sicurezza, capace di dettare ritmi e misure a tutti i compagni, Kevin Mbabu e Renato Steffen hanno sicuramente reso sopra le aspettative, diventando ottimi comprimari e allargando il ventaglio di soluzioni del loro allenatore. Il Wolfsburg è diventato una squadra sempre più difficile da affrontare, e i 49 punti accumulati ne sono la prova. A questo punto, oltre a difendere il sesto posto dall’Hoffenheim per evitare gli insidiosi preliminari (anche se sembra piuttosto sicuro, differenza reti +6 contro -4), per i Wölfe c’è da guardare ad Agosto. Alla ripartenza dell’Europa League ancora in corso, ci sarà da ribaltare il 2-1 incassato all’andata degli ottavi di finale dallo Shakhtar Donetsk in una partita secca dal valore inestimabile.

Parabola simile, per quanto riguarda il libro paga degli allenatori, anche per l’Hoffenheim: a salutare, lo scorso giugno, è stato però l’uomo dei miracoli, Julian Nagelsmann. Il suo passaggio a Lipsia era annunciato già dal 2018, ma salutare un allenatore così rivoluzionario, iconico, e soprattutto capace di portare una squadra di metà classifica a due qualificazioni consecutive in Champions League, non è mai facile. Il compito di rimpiazzarlo è spettato a Alfred Schreuder, proveniente dallo staff di Ten Hag all’Ajax.

L’olandese non ha demeritato, andando sopra le aspettative con una rosa abbastanza indebolita dalle cessioni rispetto a quella dell’anno precedente, che chiuse al nono posto. A lui sono da riconoscere i meriti per la crescita, importante, di talenti come Skov, Baumgartner e Geiger. Il mercato di gennaio ha aggiunto un tassello rilevante come l’israeliano Munas Dabbur, arrivato dal Siviglia, ma nonostante i sette punti raccolti nelle prima quattro partite dopo pausa, a fine maggio è arrivato un divorzio abbastanza inaspettato tra società e tecnico.

Se alcune – ma solo alcune – delle motivazioni addotte non sono sembrate eclatanti (entrambe le parti hanno parlato principalmente di differenza di vedute) lo è stato il tempismo della decisione, ma soprattutto il modo in cui Schreuder è stato sostituito: al suo posto è stata piazzata una “task force” di allenatori delle varie giovanili della squadra, capeggiati da Marcel Rapp. Sconfitti alla prima uscita contro il Lipsia, i cinque “co-allenatori” sono riusciti comunque a traghettare la squadra in zona Europa League, mantenendo la media di 1,5 punti a partita del loro predecessore e mettendo in cascina due vittorie (e sette gol) contro Augsburg e Union Berlino. Se, come sembra, nessuno dei tecnici scelti ad-interim dovesse rientrare nella rosa di possibili allenatori per il 2020/21, sicuramente la loro strana collaborazione avrà portato a dei risultati più che dignitosi.

Musiala e Bright, i due giovanissimi che il Bayern ha soffiato al Chelsea

musiala bright bayern

Nel giorno dell’arrivo ufficiale di Frank Lampard a Stamford Bridge i tifosi del Chelsea saranno sicuramente stati distratti da questa notizia, anche giustamente. Lo scorso 4 Luglio, però, nelle stesse ore, i ‘Blues’ vedevano salutare per sempre Cobham due interessanti elementi in forza alla propria Academy. Sono infatti passati al Bayern Monaco Jamal Musiala e Bright Akwo Arrey-Mbi, rispettivamente trequartista e difensore centrale.

I due, entrambi, classe 2003 hanno un destino in comune: entrambi sono infatti tornati a casa, e nella stessa società, dopo aver lasciato la loro terra d’origine per l’Inghilterra giovanissimi, facilitati anche dalla presenza di un doppio passaporto esistente per entrambi.

I due sono entrambi nati in Germania, ma sono sbarcati oltremanica in giovane età per motivi calcistici. Entrambi intorno ai dieci anni erano infatti già ‘contrattualizzati’ e trasferiti da club inglesi, con tutta la famiglia al seguito per seguire il proprio figlio nella nuova avventura calcistica. Una sorta di moda nei settori giovanili di alcuni grandi club negli ultimi anni, tendenti a cercare di accaparrarsi in sempre più tenere età i talenti che potrebbero rinforzare la propria squadra un domani. 

Tutto questo, però, porta spesso a situazioni al limite del regolamento. Non sono casuali, infatti, i blocchi della possibilità di operare sul mercato inflitti in questi anni al Barcellona e allo stesso Chelsea, che per via di 29 trasferimenti di minorenni giudicati come irregolari dalla Fifa non ha potuto compiere operazioni in entrata nel corso della scorsa estate. L’articolo violato dal club oggi detentore della UEFA Europa League è l’articolo 19 RTSP che pone, come regola generale, il divieto di trasferimento internazionale di giocatori minori degli anni 18 e vieta, del pari, il primo tesseramento di calciatori minorenni per una federazione di un Paese di cui non siano cittadini.

Tuttavia, la stessa norma individua ben tre eccezioni al divieto generale. La prima: i genitori del calciatore minorenne si trasferiscono nella nazione in cui milita il club per ragioni non connesse a quelle calcistiche. La seconda: il trasferimento internazionale avviene nell’ambito dell’Unione Europea o dell’Area Economica Europea e coinvolga giocatori di età compresa tra i 16 e i 18 anni. In questo caso, però, il club di destinazione deve garantire al minore un’adeguata formazione sportiva in linea con i più alti standard nazionali, un percorso educativo e scolastico idoneo a formarlo al di fuori dell’ambito sportivo e assistenza e standard di vita ottimali. La terza: il giovane calciatore vive a non più di 50 km dal confine dello Stato in cui ha sede la società sportiva e quest’ultima non dista più di 50 km da detto confine (la massima distanza tra il domicilio del giocatore e la sede del club non deve essere superiore a 100 km).

In tutti questi casi, pertanto, è consentito il trasferimento internazionale e il primo tesseramento di minorenni stranieri. Non è dato sapere, ad ogni modo – anche per motivi di privacy essendo atleti minorenni – se i casi di Musiala e Bright fossero parte di questi 29 considerati come difformi dalle leggi. Per Bright peraltro non si trattava di un trasferimento diretto dalla Germania, essendo lui stato prelevato dal Norwich nell’estate 2014. Nell’ultimo anno il ragazzo ha poi svolto vari periodi di prova con svariati club di Premier League (Wolves, West Ham, Leicester), anche per via di una rottura con il Chelsea che si stava via via concretizzando. Il fantasista aveva invece stregato vari club inglesi quando era ancora un bambino e militava tra le fila del TSV Lehnetrz, club dilettantistico dell’Assia.

I due, ad ogni modo, hanno firmato con il Bayern Monaco, tornando quindi nella terra che ha dato loro i natali. Pur essendo coetanei, però, i due rischiano di non giocare assieme né in Nazionale né nel club. Musiala era infatti partito giovanissimo a giocare tra le fila dei ‘Tre Leoni’, nelle vesti sotto età quando ancora non aveva compiuto 14 anni. Ad ottobre 2018 aveva poi scelto di accettare le sirene della Federcalcio tedesca, vestendo la maglia della ‘Mannschaft’ per un paio di gare giocate contro il Belgio. Di lì a poco, però, la marcia indietro: il ragazzo si sentiva al momento più legato all’Inghilterra, nonostante da piccolo non fosse cresciuto Oltremanica. Oggi, infatti, veste la maglia della selezione inglese a livello di Under 17. Bright ha invece fatto il percorso completamente inverso: partito dall’Under 15 tedesca senza però collezionare presenze nella categoria, aveva poi optato per la selezione britannica guida da David Betsy nel Febbraio 2018. In Under 16 e Under 17, però, ha preferito accettare nuovamente la corte del proprio Paese nativo.

In Nazionale vestono maglie diverse e anche tra le fila del Bayern stanno vivendo due stagioni differenti. Musiala ha infatti iniziato la sua stagione tra le fila dell’Under 17 di Miroslav Klose, giudicato da tutti gli addetti ai lavori che hanno seguito il suo primo anno (interrottosi in Semifinale contro il Colonia) in panchina come un tecnico di grande prospettiva. Dopo aver dominato fino a dicembre, è stato promosso in Under 19. Da giugno, complice il passaggio di molti giocatori nel suo ruolo nel giro della prima squadra, è arrivato anche negli Amateure, in 3.Liga. Segnando anche due goal alla terza presenza, diventando il secondo più giovane a riuscire a segnare con il Bayern II dopo David Alaba. Nella sfida della 31ª giornata, contro il Gladbach, è andato addirittura in panchina insieme alla prima squadra e contro il Friburgo alla 33ª ha esordito.

“Tecnicamente è molto dotato, è veloce e dinamico con la palla al piede. Si è allenato con noi nelle ultime settimane, è giovane e deve ancora migliorare in diversi aspetti per essere all’altezza dei pro”

Hansi Flick su Musiala

Bright invece, grazie alle grandi qualità fisiche di cui già disponeva, ha iniziato con compagni più anziani di due o tre anni, militando tra le fila dell’Under 19 di Martin Demichelis, che da calciatore svolgeva il suo stesso ruolo. Il fatto di avere a disposizione un allenatore che ha raggiunto determinati traguardi in carriera potrebbe aiutare ulteriormente la sua formazione tecnico-tattica.

Una cosa è certa: il Bayern Monaco ha riportato in Germania due dei prospetti più interessanti in circolazione. E in Baviera hanno tutta l’intenzione di aspettarli, con la speranza di portarli fino alla Bundesliga. Per Musiala ci siamo quasi, per Bright la strada non sembra essere così lunga, visto che si è già allenato in diverse circostanze con i ‘grandi’.

Mateu Morey, il nuovo terzino spagnolo del Dortmund

Mateu Morey dortmund

Dopo Achraf Hakimi, anche Mateu Morey. Dopo aver comprato dal Real Madrid, il Borussia Dortmund compra in casa Barcellona. E nello stesso identico ruolo: quello di terzino destro. Mateu Jaume Morey Bauzà, classe 2000 spagnolo, è un nuovo rinforzo del club giallonero. Un colpo a sorpresa dalla Spagna, non il primo degli ultimi anni. Abbiamo citato Hakimi, ma vanno ricordati anche Sergio Gómez e Mikel Merino, o lo stesso Marc Bartra (anche se già un po’ più su di età). Al contrario degli altri però il laterale destro di difesa di 19 anni è arrivato in Germania a parametro zero.

Morey è uno dei tanti talenti che stanno lasciando la ‘Masía‘ negli ultimi tempi, dopo un complicato cambio di regolamento interno che favorirebbe i giocatori catalani. Morey è di Mallorca, al Barcellona ci è arrivato a 15 anni. Così ha deciso di cambiare aria, anche vista la poca considerazione che gli è stata riservata dalla prima squadra o dal Barça B: nessuna convocazione nemmeno per la panchina. Anche per problemi fisici.

Nell’Under 19 del club catalano il terzino destro è comunque riuscito a mettersi in mostra, anche grazie alla Youth League vinta da protagonista nella stagione 2017/18 (5 presenze, 3 assist). Quella stagione l’aveva cominciata vincendo l’Europeo Under 17 e partecipando al Mondiale, ed è stata la sua annata migliore a livello giovanile. Almeno a giudicare dalle offerte: un rinnovo messo sul tavolo dal Barcellona e gli occhi addosso del Bayern Monaco.

Alla fine, con un anno di ritardo, è arrivato il suo addio al Barcellona, dopo aver saltato praticamente tutta l’ultima stagione per dei problemi al menisco. La scelta è ricaduta sul Borussia Dortmund, forse anche grazie al suo ex compagno nelle giovanili catalane Sergio Gómez, come lui classe 2000, ma che al BVB ci è arrivato ormai un anno e mezzo fa, nel gennaio 2018, per 3 milioni di euro. Il fantasista è fermo a tre brevi apparizioni nell’ultima stagione (2 in Bundesliga, una in Champions), dopo aver fatto bene con l’Under 19 e con la seconda squadra in Regionalliga. Quest’anno sta giocando in prestito all’Huesca, con buoni risultati.

Mateu Morey, invece, sta cercando a ritagliarsi da subito più spazio nel dortmund di Lucien Favre, soprattutto dopo la lunga pausa della Bundesliga causa coronavirus. Finora Hakimi è stato una certezza a destra e prima del cambio modulo era Piszczek la sua riserva naturale come terzino destro. Di spazio, insomma, ce ne ha avuto poco.

Nelle scorse uscite è stato utilizzato perlopiù come ala, anche se i 27 minuti contro Paderborn, Mainz ed Hertha non hanno reso un’immagine chiara di ciò che possa dare al Dortmund. Contro il Lipsia, invece, la prima chance da titolare. La vivacità, comunque, l’ha dimostrata da subito, anche una discreta personalità. Le 11 presenze con la seconda squadra in Regionalliga hanno contribuito a formarlo.

Il ventenne maiorchino a livello tattico è tutt’altro che perfetto come terzino a quattro, soprattutto in fase difensiva. Va molto meglio quando bisogna attaccare, spingere e crossare, ma la posizione e i contrasti non sono il suo forte, così come le diagonali. Ha firmato un contratto fino al 2024 e ha soltanto 20 anni, il che significa ampi margini di miglioramento. E un futuro quasi garantito in giallonero, che può cominciare già nel presente.

L’osservato speciale: Schwolow, la nuova sicurezza del Friburgo

Schwolow

Nell’ultimo decennio, il Friburgo si è confermato una certezza della Bundesliga grazie allo straordinario lavoro di Christian Streich, uno che, secondo Hitzfeld, “dovrebbe vincere il premio di allenatore dell’anno ogni volta che il Friburgo si salva”. Risultati di prestigio, sogni europei, anche qualche retrocessione. Sempre, però, con una costante: il miglioramento dei singoli. Pochi club riescono a far emergere il talento come il Friburgo. Anche quando i giocatori non sono magari più giovanissimi. Come Alexander Schwolow, 28 anni, che da cinque stagioni difende da titolare la porta dei Brisgau-Brasilianer. Mostrando miglioramenti esponenziali partita dopo partita.

Se escludiamo una parentesi in prestito all’Arminia Bielefeld in 3.Liga – con tanto di promozione – la carriera del portiere classe 1992 si è sviluppata interamente a Friburgo, sin dalle giovanili. Nativo di Wiesbaden, ha iniziato nel Wehen prima di andare in Brisgovia nel 2008. Due anni più tardi è entrato nel giro delle nazionali giovanili tedesche. Dopo tre anni ha iniziato a collezionare panchine con la prima squadra: l’esordio assoluto è arrivato piuttosto tardi, il 10 maggio 2014, a 22 anni. Certo non poteva essere facile strappare il posto a Oliver Baumann, uno dei portieri in rampa di lancio in quegli anni, ceduto poi all’Hoffenheim nell’estate 2014. Il sostituto scelto fu un altro nome pesante: Roman Bürki, oggi titolare al Dortmund. Schwolow ha dovuto aspettare ancora un anno prima di prendere il posto da numero uno: dopo l’anno all’Arminia, nel 2015, con il Friburgo in Zweite, Streich ha deciso di promuoverlo a numero uno. E da lì non lo ha più tolto.

Nel 2016 Schwolow si è ritrovato anche a fronteggiare la concorrenza di Rafal Gikiewicz, arrivato con ambizioni di titolarità in un club di Bundesliga. Non è però riuscito a spodestare il classe 1992, rimasto saldamente titolare. Per la cronaca: il polacco quest’anno con l’Union è stato uno dei migliori portieri della Bundesliga. Anche se i numeri premiano ancora Schwolow: dopo Sommer e Neuer, ha la miglior percentuale di tiri parati tra i portieri titolari, 74%.

Nel 3-3 contro l’Eintracht dello scorso 26 maggio ha dato il meglio, effettuando 13 parate. Si tratta di un record in Bundesliga dal 2005 ad oggi: ci era riuscito soltanto il sopracitato Baumann, predecessore di Schwolow a Friburgo, contro il Norimberga nel 2013.

Il classe 1992 ha proseguito una tradizione di portieri che a Friburgo ha iniziato Jörg Schmadtke, l’attuale direttore tecnico del Wolfsburg, e che poi hanno portato avanti Golz, Walke, lo stesso Baumann, Bürki. Schwolow si è iscritto al club delle sicurezze del Friburgo. Sta dimostrando di essere un portiere completo e che sta acquisendo sicurezza stagione dopo stagione, molto tecnico più che istintivo. Magari con uno stile di parata poco alla Neuer, ma spesso pulito ed efficace. È anche in grado di giocare coi piedi in caso di necessità.

Dettagli che hanno notato anche club importanti come Benfica ed Ajax: secondo il ‘kicker’, i due club stanno riflettendo sulla clausola da 8 milioni di euro inserita nel suo contratto con il Friburgo, rinnovato lo scorso agosto fino al 2022. A quelle cifre rischia di diventare un’occasione per tutti. Nei mesi scorsi ci aveva pensato anche la Fiorentina. Il suo nome è stato accostato anche a Roma e Siviglia.

A 28 anni, nel pieno della maturità, Schwolow potrebbe fare il salto in un club che gioca in Europa, accumulare esperienza internazionale. E perché no, entrare nel giro della nazionale tedesca. L’età e la filosofia dei giovani di Löw forse potrebbero rappresentare un ostacolo, ma potrebbe non essere mai troppo tardi. Per il Friburgo potrebbe diventare l’ennesimo giocatore lanciato da Streich e approdato in un club di maggior caratura, dopo Bürki, Ginter, Philipp, Söyüncü, Mehmedi, Caligiuri, Cissé, Toprak. Quest’anno potrebbe toccare a lui, all’altra stellina Robin Koch, a Luca Waldschmidt. Poi a Lienhart, Haberer, Schlotterbeck. A Friburgo il talento non manca mai. Schwolow è uno dei veterani e più volte si è detto riconoscente al club e di essere “parte del viaggio”, compresa la corsa verso l’Europa League di quest’anno. Ora potrebbe essere il momento di lasciare casa e provare a viaggiare da solo. Prima, però, il test del Bayern campione: forse l’ultimo esame prima della definitiva promozione.

180 minuti alla fine: i verdetti ancora in ballo nella Bundesliga 2019/20

verdetti Bundesliga 2019/20

Bayern campione, Paderborn retrocesso. La Bundesliga 2019/20 ha già emesso i primi due verdetti nella 32ª giornata. A 180 minuti dal termine, però, ci sono tre fronti ancora aperti in classifica: la Champions League, la corsa all’Europa League e la lotta salvezza.

Lotta Champions League: due posti vacanti

Bayern e Dortmund hanno già il pass in mano. Lipsia, Leverkusen e Gladbach si contendono l’altro. Ai Rotenbullen basterebbe vincere contro il BVB oppure fare semplicemente un risultato migliore dei Fohlen o dei Werkself in questa giornata o nella prossima per aver la matematica certezza di essere la terza squadra. Anche il Bayer ha il destino in mano: Hertha in trasferta e Mainz in casa le prossime avversarie. Il Gladbach spera, ma non dipende al 100% da sé stesso.

L’Europa League: in quattro in corsa

Lo Schalke e le due berlinesi sono già matematicamente fuori dai giochi. L’Eintracht è invece tornato in corsa vincendo 4 delle ultime 5 partite, ma dovrebbe fare 6 punti contro Colonia (trasferta) e Paderborn (casa) e sperare che le altre le perdano tutte tranne una. In pole partono Wolfsburg e Hoffenheim, che possono sfruttare la trasferta del Friburgo a Monaco contro il Bayern: battendo rispettivamente Schalke in trasferta e Union in casa chiuderebbero i discorsi. Non ci saranno scontri diretti.

La salvezza: chi rischia e chi no

Colonia ed Augsburg sono a un solo punto dalla matematica certezza di salvarsi ed evitare anche lo spareggio. Il Colonia potrebbe anche perdere, a patto che il Fortuna Düsseldorf non faccia punti. Questi ultimi giocano proprio contro l’Augsburg. Un’eventuale sconfitta del Fortuna darebbe anche la chance di salvarsi con un turno d’anticipo al Mainz: affronterà il Werder Brema e, combinata con una non-vittoria dei Flingeraner, basterà un pareggio ai nullfünfer per assicurarsi ancora un posto in Premier League. A Düsseldorf invece dovranno vincere con l’Augsburg e sperare che il Mainz batta il Werder: in quel caso, i grünweiß retrocederebbero aritmeticamente in Zweite per la prima volta dal 1980.