Le avventure di Giovanni Trapattoni al Bayern

Trapattoni Bayern

Poco più di tre minuti e mezzo. Sono quelli che nel marzo 1998 hanno seppellito l’esperienza di Giovanni Trapattoni al Bayern Monaco. L’hanno sotterrata sotto un diluvio di parole, di gesti e di espressioni che hanno fatto la Storia. Una conferenza stampa, uno sfogo, che hanno cancellato tre anni in cui il Trap ha conquistato emotivamente il Bayern Monaco e la Germania del calcio, portando a casa un Meisterschale, una Coppa di Germania e una DFB-Supercup.

1994, la falsa partenza – Dopo tre allenatori in quattro anni e un Meisterschale vinto con il “totem” Franz Beckenbauer in panchina, nella primavera del ’94 la dirigenza del Bayern Monaco è alla ricerca di un tecnico che possa aprire un ciclo. La scelta ricade su Giovanni Trapattoni, reduce dalla sua seconda esperienza alla Juventus. È il primo allenatore italiano di un club di Bundesliga. Gli affiancano come assistenti Massimo Morales, 30 anni, campano, tecnico delle giovanili bavaresi e Klaus Augenthaler, già vice di Ribbeck e di Beckenbauer. La rosa è ottima, con Helmer, Babbel, Scholl, i neoacquisti Papin e Kahn (quest’ultimo infortunatosi gravemente) e Lothar Matthäus. Anche per questo l’obiettivo dichiarato è di vincere. E subito. Gli inizi però sono da incubo: sconfitta 3-1 ai supplementari nella Supercoppa di Germania contro il Werder Brema di Rehhagel e soprattutto ko al primo turno di DFB-Pokal contro il TSV Vestenbergsgreuth, squadra di quarta serie.

La pressione è tanta, i problemi pure. La lingua, che il Trap fa fatica a padroneggiare, i contrasti con i giocatori, per esempio Lothar Matthäus: il tecnico lo vorrebbe libero, lui preferisce il ruolo da centrocampista e non lo manda dire. Alla fine del girone d’andata il Bayern è quarto, alla fine sarà sesto, in Coppa UEFA, in quella Coppa che Beckenbauer, ora presidente, chiama “la coppa dei perdenti”. Il miglior risultato è la semifinale di Champions League con l’Ajax. Già da febbraio si sa già il destino del Trap: tornerà in Italia, dato che ha rifiutato di prolungare il contratto con i bavaresi.

1996, Trap 2, la vendetta – Dopo il primo esonero della sua carriera, a Cagliari, il Trap riceve una chiamata. È quella di Kaiser Franz, che lo rivuole a Monaco. Il Trapattoni bis al Bayern diviene realtà. Non più un arrivo fastoso, ma quasi un incognito. L’obiettivo è far dimenticare la parentesi di Otto Rehhagel, tecnico esonerato a poche giornate dalla fine e con la squadra in finale di Coppa UEFA, poi vinta contro il Bordeaux, ancora con Beckenbauer in panchina. La squadra che ha a disposizione è ancora migliore rispetto a quello del ’94: ci sono Klinsmann e la coppia di neoacquisti Rizzitelli e Mario Basler, oltre a uno Zickler molto maturato. A parte l’eliminazione precoce dalla Coppa UEFA (al primo turno con il Valencia) la stagione va alla grande. In tutto il girone d’andata il Bayern perde una sola volta e alla 17esima giornata agguanta il primato. Tolte due giornate, non lo lascerà fino alla fine. La partita decisiva per il Meisterschale è il 24 maggio ’97, all’Olympiastadion contro lo Stoccarda di Joachim Löw. La decidono Rizzitelli e Witeczek. Finisce 4-2.

Il Trap vince il suo primo titolo fuori dall’Italia e per la prima volta un allenatore non di lingua tedesca conquista la Bundesliga. Per festeggiare il giorno dopo Trapattoni e i suoi giocatori si affacciano come da tradizione dal balcone del municipio, nella Marienplatz. Giovanni ha i Lederhosen e canta “Volare”, insieme al bomber azzurro.

1997-1998, non solo “Strunz” – Dopo il Meisterschale, l’obiettivo dei bavaresi è ripetersi. Il Trap, per provarci, ha anche rifiutato la corte della Roma. Per lui, sposato con Paola, donna conosciuto proprio a Roma durante le Olimpiadi 1960, sarebbe stata la chiusura di un cerchio. Il precampionato però sembra dargli ragione. Il Bayern fa suo la Supercoppa battendo con un periodico 2-0 il Borussia Dortmund campione d’Europa e il Bayer Leverkusen. L’inizio della Bundesliga è un po’ più complicato. Una sconfitta a sorpresa con la neopromossa Kaiserslautern e un pari esterno con il ‘Gladbach. Poi dalla quarta giornata il Bayern si installa al secondo posto. L’avversario più temibile non è il Dortmund ma il Kaiserslautern di Rehhagel. Il Trap dice addio al bis nazionale l’8 marzo ’98 dopo il ko 1-0 dallo Schalke. È la terza sconfitta consecutiva del Bayern e Trapattoni sbotta. Accusa i giocatori facendo nomi e cognomi. Diretto, verace. Rummenigge e Beckenbauer lo prendono in giro: “Finalmente ti riconosciamo” gli dicono. Non è il tedesco di Goethe, ma nelle restanti nove gare di Bundesliga il Bayern non perde più. Il Meisterschale se lo prende però Rehhagel, mentre l’avventura in Champions si chiude ai quarti, dopo 210 minuti di battaglia con il Borussia Dortmund che piega i campioni di Germania ai supplementari nel primo derby tedesco nella massima competizione europea.

C’è però un’ultima soddisfazione: il 16 maggio 1998 il Bayern conquista la Coppa di Germania, mettendo ko 2-1 in rimonta il Duisburg. Decisivo Mario Basler, uno di quelli su cui il Trap aveva puntato il dito. Lo lanciano in aria. È la sua ultima partita, con cui mette in bacheca il ventesimo trofeo della sua carriera. Al Bayern nessuno però, tifosi, media e dirigenti, si è dimenticato di Trapattoni. Tanto che nel 2019, Uli Hoeneß, per lasciare il Bayern dopo 49 anni, non ha citato Beckenbauer ma Giovanni da Cusano Milanino. “Das war’s. Ich habe fertig”. Le stesse parole con cui l’italiano aveva chiuso il suo famoso sfogo.

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