📲 Werner al Chelsea: i tifosi dei Blues trollano il Lipsia su Twitter

Werner Chelsea

Il futuro di Timo Werner è finalmente deciso e soprattutto ufficiale: il classe 1996 sarà un giocatore del Chelsea. Nell’era dei social il mercato si fa anche online, magari provando a convincere i giocatori a cambiare maglia con un filo di ironia. Come ha fatto un tifoso dei Blues. Sì, pochi mesi fa i troll tra l’account ufficiale del Lipsia e i fan del Chelsea erano all’ordine del giorno. Come, ad esempio, sotto questa foto postata da Werner al rientro in campo dopo la pausa invernale.

La didascalia recita “Mi sei mancata, Bundesliga”. Comprensibile, visto che non segnava da un mese solo perché non c’erano partite ufficiali in mezzo, e al rientro ha fatto doppietta. Qualcuno però l’ha reinterpretata a modo suo giocando su Google Translate. Come Kyal Mason, che ha simpaticamente ‘tradotto’ l’affermazione di Werner come una dichiarazione d’addio alla Bundesliga per il suo futuro al Chelsea: “Sto andando al Chelsea, cos’è la Bundesliga?”.

In poco tempo il Lipsia ha replicato con la stessa moneta, ‘aggiustando’ la traduzione. “Bel tentativo, non mentiremo. Ma l’abbiamo sistemato per te”. Poi, sotto, la traduzione: “Ho visto giocare il Chelsea contro il Newcastle e quindi starò in Bundesliga”.

Sabato infatti i Blues hanno giocato contro il Newcastle perdendo al 94′, ma la prestazione non è stata delle più brillanti (eufemismo). E a Lipsia tendono a farlo notare, neanche troppo velatamente.

Certo, alla fine però il buon Kyal ha avuto ragione. Così come l’aveva anche Hale, titolare di un altro account. Alla fine, comunque, il Lipsia ha comunque voluto ringraziare i tifosi del Chelsea che hanno voluto Werner. E che, per la cronaca, già torturavano l’account del club della Sassonia per vedere giocare di più il loro Ethan Ampadu.

Fußball e storia – Arminia Bielefeld, storia di un nome leggendario

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Il nome dell’Arminia Bielefeld riapparirà finalmente al top del calcio tedesco, prendendo “l’ascensore” e tornando di nuovo in Bundesliga. Nonostante la storia dei Blauen non sia particolarmente gloriosa, è estremamente affascinante. Tra rifacimenti al periodo delle tribù germaniche e curiosità inconsuete quanto bizzarre, il romanzo degli Arminien è ricco di capitoli interessanti e che vale la pena scoprire.

Partiamo proprio dall’ascensore. Insieme al Norimberga, l’Arminia Bielefeld è noto per essere il fahrstuhlmannschaft, ovvero il club dell’ascensore. Questo soprannome gli è stato attribuito a causa dei continui saliscendi tra Bundesliga e Zweite Liga che hanno caratterizzato la storia di questa squadra (8 promozioni ed altrettante retrocessioni, compresa l’ultima). La prima volta nel massimo campionato tedesco non si scorda mai, o quasi. Infatti i Blauen parteciparono per la prima volta nella stagione del 1970-71, quella del Bundesliga-Skandal ed alcuni loro giocatori ne rimasero coinvolti. La DFB decise di punirli in modo severo: avrebbero giocato in prima divisione anche l’anno successivo ma nonostante il piazzamento in classifica sarebbero stati comunque retrocessi.

L’ultima apparizione in Bundes è datata 2008/09 e coincide con l’inizio dei gravi problemi finanziari che colpirono il club e lo portarono, nel giro di tre stagioni, a precipitare in 3. Liga. Nel 2010/11 in Zweite ottennero solo 17 punti, una vera e propria umiliazione per i frequentatori abituali del Bielefelder Alm (letteralmente il luogo dove vanno a pascolare gli abitanti di Bielefeld). Ciononostante la loro storia è fatta anche di giornate da ricordare. Infatti nel 1925 il calcio debuttò sulla radio tedesca con la cronaca della sfida tra i Blauen ed il Preuβen Munster, partita vinta 5-0 dagli Arminien.

Hermann l’eroe di Bielefeld e della Germania intera

L’Arminia Bielefeld deve il suo nome al leggendario eroe della battaglia della foresta di Teutoburgo, Arminio (Hermann in tedesco). Egli ingannò il capo dell’esercito romano, Publio Quintilio Varo (per questo l’evento si ricorda anche con il nome di Clades Variana, la disfatta di Varo), assumendo il ruolo di ufficiale delle truppe ausiliarie romane nonostante fosse al tempo stesso anche a capo dei Cherusci. Questi erano una tribù che si era stanziata nella zona della Renania Settentrionale, la stessa dell’attuale Bielefeld, e per evitare di essere conquistati e sottomessi chiesero aiuto alle altre tribù limitrofe (Bructeri, Sigambri, Usipeti, Marsi, Camavi, Angrivari e Catti). L’esercito di popolazione germanica era affidato allo stesso Arminio.

La battaglia, combattuta nel 9 d.C., è ricordata come una delle più grandi sconfitte subite dai Romani. In quella che è l’odierna Kalkriese le tribù tesero un’imboscata all’armata guidata da Varo che vide annientare ben tre delle sue legioni. Una ferita che bruciò a lungo l’orgoglio dell’Impero che cercò in tutti i modi di conquistare la Germania ma invano. Dopo sette anni il Reno divenne il confine naturale nord-orientale dell’impero romano fino alla sua definitiva caduta.

Ancora oggi quella battaglia viene interpretata come una delle più gloriose ribellioni mai avvenute contro una superpotenza di tale calibro. Nonostante l’esercito germanico era superiore per numero e per conoscenza del territorio sconfiggere l’armata romana non è certamente una cosa da tutti i giorni. Varo non sospettava minimamente del tradimento di Arminio e quando le legioni si trovarono in uno dei posti più difficilmente attraversabili della foresta vennero attaccati. I romani si trovavano in un imbuto senza altra via d’uscita che consegnarsi ai tedeschi.

La speranza di Varo era quella di raggiungere l’accampamento di Castra Vetera per ricevere l’aiuto di Lucio Nonio Asprenate. L’esercito di Arminio continuava senza tregua ad attaccare ai fianchi i romani che cercavano in tutti i modi lo scontro a campo aperto ma rimasero intrappolati nelle paludi di quella zona. Il terzo giorno fu quello decisivo. Devastati dagli attacchi dei germani, dal vento e dalla pioggia le tre legioni romane erano ormai che decimate. Di fronte ad un nuovo assalto il generale Varo ed i militari più alti di grado decisero di suicidarsi per non essere catturati. La vittoria venne celebrata da tutte le tribù ed è ancora oggi un motivo d’orgoglio per Bielefeld, la Renania e l’intera Germania.

Timo Werner, il Chelsea e i rimpianti del Lipsia

Timo Werner Chelsea

Se per caso nei prossimi giorni il Chelsea dovesse rinnovare il contratto di Antonio Rüdiger, con tanto di ritocco importante allo stipendio, non stupitevi: se lo è meritato. Per le prestazioni, certo. Per la solidità e per come guida la difesa, sicuramente. Ma anche perché il centrale tedesco è stato uno dei fattori che hanno convinto Timo Werner a firmare con il Chelsea. I due si conoscono dai tempi dello Stoccarda, dove sono stati compagni. Poi hanno preso strade diverse. Ora si ritrovano a Londra. Grazie anche a un abile lavoro di intermediario – si scherza – del difensore: “Ovviamente anche io ho fatto la mia parte, durante il lockdown abbiamo parlato molto”. Insomma c’è anche del merito suo – e magari di un siparietto social di qualche settimana fa – se i Blues hanno fatto il grande colpo. Già, ma quanto grande?

La notizia del trasferimento di Timo Werner al Chelsea è stata un po’ un fulmine a ciel sereno. Un po’ come il Coronavirus, ovvero la ragione per cui il classe 1996 non vestirà la maglia del Liverpool ma quella blue. Come ha rivelato ‘The Athletic’, Klopp aveva già convinto il giocatore, che stava già cercando casa. Però qualora fosse successo qualcosa – come effettivamente è stato – il piano B dell’ex Stoccarda sarebbe stato quello di rimanere al Lipsia ancora per un anno. O magari due. Il contratto c’era, anzi c’è, ricco e solido, fino al 2023. Con la possibilità di andare via tramite clausola, come accadrà nei prossimi giorni. La differenza sta nel fatto che, stavolta, l’opzione d’acquisto è di 60 milioni di euro: anno dopo anno sarebbe diminuita.

Quest’anno Werner sta vivendo la miglior stagione della sua carriera in termini realizzativi. È diventato il primo tedesco dai tempi di Kießling nel 2013 a segnare 25 goal in una stagione di Bundesliga, è già oltre quota 30 se consideriamo anche le coppe, in proiezione potrebbe raddoppiare i 19 goal segnati lo scorso anno tra campionato e DFB-Pokal. Nei due anni precedenti si era fermato a 21. Miglioramenti notevoli, come quelli in campo: meno impacciato palla al piede, più sicuro nei suoi scatti, spesso più lucido sotto porta, anche se non ha ancora la freddezza dei grandi numeri nove del mondo. Anche perché di fatto un ‘nove’ non lo è. Il meglio lo dà quando ha libertà di allargarsi sulle fasce, di cercare la profondità lui stesso, spesso aprendosi per attaccare spazi, senza essere rinchiuso in determinate aree del campo. Tutte caratteristiche che si sono sviluppate al meglio grazie al gioco di Nagelsmann, il mago degli attaccanti. Uno che è in grado di far rendere al meglio praticamente chiunque nel reparto offensivo.

La prima perplessità nasce proprio qui: il rendimento di Werner con l’attuale tecnico dei Rotenbullen è talmente di alto livello da chiedersi se davvero convenga spezzare il sodalizio. Il Lipsia, sempre stando ai report di ‘The Athletic’, aveva dato il via libera alla cessione di Werner per potersi finanziare altri acquisti e altri rinnovi contrattuali – Upamecano, Schick, Angelino… – ma non avrebbe mai scaricato quello che probabilmente è il suo miglior giocatore. Anche perché il sopracitato contratto era stato firmato ad agosto, a inizio stagione, per evitare di andare via a zero a fine anno. Certe condizioni sono chiaramente cambiate, ma l’ambizione sportiva del Lipsia non è mai stata in discussione. Stare un altro anno, o magari due, avrebbe permesso all’ex Stoccarda di guadagnarsi forse anche maglie più prestigiose e contratti ancora più ricchi.

Il Chelsea, in effetti, non sembra al momento una squadra che rispetto al Lipsia permetta a Timo Werner un vero e proprio salto di qualità, come da aspettative – lo sarebbe stato forse di più il Bayern, anche secondo Matthäus, ma ha l’obiettivo Sané e un duo d’attacco Lewandowski-Müller che lascia poco spazio ad altri acquisti in quella zona di campo.

Difficilmente il Chelsea sarà competitivo per vincere la Premier League nel giro di un anno. Sembra soltanto un’altra vetrina per poi provare a lanciarsi verso lidi ancora più ambiziosi, sostanzialmente come già era il Lipsia. Con la differenza che in casa Red Bull Werner avrebbe avuto maggiori garanzie tecniche e tattiche rispetto al salto oltre la Manica.

In Premier League si gioca un calcio diverso a ritmi diversi e con più fisicità. Soprattutto, però, si gioca molto di più che in Germania. Il Lipsia quest’anno giocherà nel migliore dei casi 50 partite e sembreranno un’enormità; per il Chelsea invece giocare almeno 50 partite è quasi il minimo. Spesso con le coppe può arrivare a giocarne anche 60. Una potenziale arma a doppio taglio per un giocatore che ha estremo bisogno di continuità di gioco come Werner. Una gestione totalmente diversa anche di sé stesso a livello fisico. Non è un caso che quest’anno, il suo migliore, abbia giocato 37 volte da titolare e in 3 casi sia subentrato, non saltando di fatto nemmeno una partita. Più gioca, più rende. Impensabile tenere certi ritmi in Inghilterra. Specialmente in una squadra in cui c’è abbondanza in attacco: Abraham, Ziyech, Pulisic, Mount, Hudson-Odoi, Giroud.

Quest’ultimo peraltro è ai margini della rosa ed è paradossalmente il miglior compagno d’attacco possibile per Werner, uno che ha bisogno a fianco a sé di gente fisica in grado di aprire gli spazi, ma anche difendere palla spalla alla porta e giocare di sponda. Caratteristiche che appartengono al suo gemello complementare Yussuf Poulsen, compagno da quattro stagioni a Lipsia. Per lui che non è né un’ala né una punta, bensì una seconda punta a cui va concessa licenza di muoversi liberamente, riadattarsi in un contesto di gioco che non prevede una coppia d’attacco (almeno sulla carta) sarà estremamente complicato.

“Non vedo l’ora di unirmi al Chelsea e sono orgoglioso di aver scelto questo grande club. Voglio ringraziare il Lipsia, il club, i fan, per quattro anni fantastici. Sarete sempre nel mio cuore”

Timo Werner

Timo Werner al Chelsea troverà un ambiente tecnico e tattico, ma anche psicologico, totalmente diverso rispetto a quello in cui ha trascorso gli ultimi quattro anni. In realtà, qualcosa che ha già vissuto. Con la Nazionale tedesca, dove al momento è a tutti gli effetti una seconda scelta, dopo aver deluso sia al Mondiale del 2018 – zero goal in 270 minuti e mai una sufficienza – sia nel post: 3 goal in 12 partite, due contro l’Estonia. Di fatto, sempre da seconda scelta. Mentre nell’ovile di Lipsia continuava a centrare marcature multiple o azzeccare meravigliose serie di partite in goal, alternate a battute d’arresto di 4-5 partite. Forse andrà tutto per il meglio e Werner diventerà quel top player mondiale che tanti si immaginano, forse no. E in quel caso ci sarà da chiedersi se sarà lo stesso Timo a rimpiangere il Lipsia, e non solo viceversa.