Bayern campione di Germania: le cinque tappe chiave del successo

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10ª giornata – L’ADDIO DI KOVAC (Eintracht-Bayern 5-1, 2 novembre)

La stagione del Bayern Monaco potrebbe essere una delle più vincenti di sempre. Eppure i primi tre mesi lasciano pensare altro, a partire dalla sconfitta in Supercoppa ad agosto contro il Dortmund. Alla decima giornata il crac definitivo: l’Eintracht distrugge i campioni di Germania. La sera dopo, Niko Kovac lascia la squadra al quarto posto, con soli 18 punti, e viene promosso Hansi Flick, arrivato in estate come suo vice. Nello spogliatoio cambia l’umore (il croato non sembrava molto amato, secondo i report della ‘Bild’). La disfatta di Francoforte diventa il punto di svolta positivo.

L’incredibile record di Coman: 8 campionati vinti a 24 anni

coman record

13 febbraio 2013, PSG in trasferta contro il Sochaux. Un goal di Bakambu a tre minuti dalla fine porta avanti a sorpresa i padroni di casa, 3-2. Nei minuti finali, per provare a ribaltare il risultato, Carlo Ancelotti fa alzare dalla panchina un ragazzo di neanche 17 anni, convocato per la prima e unica volta in quella stagione di Ligue 1. Grazie a quei tre minuti, Kingsley Coman a fine stagione riceverà la medaglia di campione di Francia e inizierà a scrivere un record probabilmente impareggiabile. Con la conquista dell’ennesimo Meisterschale da parte del Bayern Monaco, il francese ha vinto l’ottavo titolo nazionale consecutivo con tre squadre diverse, in tre paesi diversi. Il tutto, avendo compiuto 24 anni soltanto lo scorso 13 giugno.

I primi successi di Coman sono arrivati con il PSG, squadra in cui è cresciuto, ma che ha lasciato a parametro zero nel 2014 visto il poco spazio che era riuscito a trovare. In compenso, aveva vinto due volte la Ligue 1. A soli 18 anni, ha scelto la Juventus come tappa successiva della sua carriera. Ha mandato in archivio la sua prima stagione bianconera con 20 presenze, la conquista della Serie A e della Coppa Italia, la sconfitta nella finale di Champions League di Berlino contro il Barcellona.

Poi a fine mercato, accetta a sorpresa la chiamata del Bayern Monaco di Guardiola, una squadra che sugli esterni aveva Robben, Ribéry, Douglas Costa. Giusto per ricordare che la concorrenza non la teme. La stagione 2015/16 rimane anche quella con più presenze: 35 complessive, riuscendo a dribblare i problemi di infortuni che lo hanno tormentato nelle ultime stagioni (media di 21 presenze a campionato). In compenso, di titoli ne sono arrivati a bizzeffe. Specialmente di Meisterschale: quello vinto sul campo del Werder Brema è il quinto consecutivo della sua carriera. Sommando anche i trofei precedenti, il totale è monstre: otto campionati consecutivi vinti, in tre stati diversi.

Record nel record, inoltre, Coman ha vinto otto campionati con sette allenatori differenti. Ha iniziato vincendo nel PSG di Ancelotti, poi quello di Blanc, poi con Allegri alla Juventus, poi al Bayern è stato allenato in ordine da Guardiola, Ancelotti (unico con cui ha trionfato due volte), Heynckes, Kovac e infine Flick. I titoli in totale sono già 18: ora spera di aggiungerci anche la DFB-Pokal e salire a 19. Per un ragazzo nato nel 1996 si sono visti numeri decisamente peggiori.

Ipse Dixit – Bundesliga 2019/20

Bundesliga 2019/20

Ipse Dixit:  le migliori citazioni della Bundesliga 2019/20.

Erling Haaland (giugno 2020)
Erling Haaland (giugno 2020)
Christian Streich (maggio 2020)
Thomas Müller (maggio 2020)
Jan Kirchhoff (maggio 2020)
Serge Gnabry (maggio 2020)
Thiago Cionek (maggio 2020)
Erling Haaland (aprile 2020)
Jürgen Klopp (aprile 2020)
Kevin Trapp (aprile 2020)
Manuel Neuer (aprile 2020)
Mats Hummels (aprile 2020)
Joachim Löw (aprile 2020)
Hansi Flick (marzo 2020)
Jérôme Boateng (marzo 2020)
Aki Watzke (marzo 2020)
Erling Haaland (marzo 2020)
Michael Zorc (marzo 2020)
(Marzo 2020)
Lucien Favre (marzo 2020)
Thorgan Hazard (marzo 2020)
Julian Nagelsmann (marzo 2020)
Lukas Kwasniok (marzo 2020)
Julian Nagelsmann (febbraio 2020)
Manuel Akanji (marzo 2020)
Martin Hinteregger (Febbraio 2020)
Martin Hinteregger (Febbraio 2020)
Jan Aage Fjortoft (febbraio 2020)
Julian Nagelsmann (febbraio 2020)
Julian Nagelsmann (febbraio 2020)
Joachim Löw e Thomas Müller (febbraio 2020)
Peter Bosz (febbraio 2020)
Mehmet Scholl (febbraio 2020)
Michael Zorc (febbraio 2020)
Kevin Trapp (febbraio 2020)
Marco Rose (febbraio 2020)
Yuya Osaka (febbraio 2020)
Karl-Heinz Rummenigge (febbraio 2020)
Erling Haaland. (Febbraio 2020)
Neven Subotic (Febbraio 2020)
Max Eberl (gennaio 2020)
Ilkay Gündogan (gennaio 2020)
Roman Bürki (gennaio 2020) dopo che Haaland è passato da 3 a 2 goal.
Kalle Rummenigge (gennaio 2020)
Marco Reus (gennaio 2020)
Lucien Favre (gennaio 2020)
Florian Niederlechner (gennaio 2020)
Markus Gisdol (gennaio 2020)
Erling Haaland e Michael Zorc (gennaio 2020)
Mijat Gacinovic (Gennaio 2020)
Thomas Müller (Gennaio 2020)
Erling Haaland (gennaio 2020)
Achraf Hakimi (Gennaio 2020)
Marcus Thuram (gennaio 2020)
Julian Nagelsmann (gennaio 2020)
Erling Haaland (Gennaio 2020)
Thomas Müller (Gennaio 2020)
Philipp Max (dicembre 2019)
Sandro Wagner (dicembre 2019)
Marc-André Ter Stegen (dicembre 2019)
Horst Held (dicembre 2019)
Lars Bender (dicembre 2019)
Marco Reus (Dicembre 2019)
Christian Streich (novembre 2019)
Julian Nagelsmann (dicembre 2019)
Benedikt Höwedes (dicembre 2019)
Fabian Klos (dicembre 2019)
Joshua Kimmich (dicembre 2019)
Julian Draxler (novembre 2019)
Aki Watzke (novembre 2019)
Thorben Marx (novembre 2019)
Lukas Hradecky (novembre 2019)
Kai Haverz (novembre 2019)
Michael Zorc (novembre 2019)
Lucien Favre (novembre 2019)
Uli Hoeneß (Novembre 2019)
Patrick Herrmann (novembre 2019)
Timo Werner (novembre 2019)
Julian Nagelsmann (novembre 2019)
Manuel Neuer (novembre 2019)
Marco Reus (novembre 2019)
Niko Kovac (ottobre 2019)
Andre Schürrle (ottobre 2019)
Julian Brandt (ottobre 2019)
guilavogui
Joshua Guilavogui, ottobre 2019
aubameyang
Aki Watzke, ottobre 2019
streich
Christian Streich, ottobre 2019
amiri
Nadiem Amiri, ottobre 2019
Gnabry
Serge Gnabry, ottobre 2019
low Hummels
Joachim Löw, ottobre 2019
Joshua Kimmich (ottobre 2019)
Lucas Hernandez (Ottobre 2019)
Alex Nübel (ottobre 2019)
sancho
Michael Zorc, settembre 2019
nagelsmann
Julian Nagelsmann, settembre 2019

L’osservato speciale: Claudio Pizarro, Werder-Bayern e il cuore diviso

claudio pizarro

La partita tra Werder Brema e Bayern di martedì sera sarà uno spartiacque fondamentale per le due squadre. Per il Bayern perché potrebbe essere il giorno della vittoria del Meisterschale, per il Werder per capire se dopo la netta vittoria a Paderborn la speranza di salvarsi nonostante la pessima stagione diventerà sempre più concreta. Ma ci sarà un altro motivo di curiosità: Claudio Pizarro. I bavaresi e i grün-weiss hanno rappresentato infatti la carriera in Bundesliga dell’uomo dei record.

Per l’attaccante peruviano classe 1978, arrivato a Brema a ventuno anni dall’Alianza Lima, la stagione in corso è la ventesima nella massima serie tedesca (in mezzo soltanto l’anno a Londra con il Chelsea): una al Colonia, nove al Bayern e dieci al Werder. 125 gol in 327 partite con il Bayern, 153 reti in 317 con il Werder. Al Weserstadion ovviamente è un idolo indiscusso: il legame è fortissimo, come dimostrano i tre ritorni. Insomma, gira e rigira alla fine è sempre tornato.

Per questo è comprensibile la dichiarazione fatta a gennaio al ‘Weser Kurier’: “Non voglio concludere la mia carriera in questo modo”. Anche perché le stagioni a Brema, soprattutto negli anni 2000 sotto la guida di Thomas Schaaf, sono stati a loro modo storici per il Werder. Pizarro era già partito per Monaco da due anni nel 2003/2004, quando la squadra trascinata dai gol del brasiliano Ailton vinse un incredibile Meisterschale. Ma c’era nel 2009, protagonista della vittoria della sesta DFB Pokal nella storia del club e della cavalcata in Europa League, conclusa però con la sconfitta in finale contro lo Shakhtar. Ecco, forse quella notte a Istanbul è per ora il più grande rimpianto della carriera di Claudio Pizarro in maglia bianco-verde: il suo colpo di testa di poco a lato sull’1-1 e poi la sconfitta ai supplementari sono ancora oggi un brutto ricordo.

Per un giocatore che ha vinto sei Meisterschale, sei DFB Pokal, una Champions League, una Supercoppa Europea e una Coppa Intercontinentale finire la propria storia calcistica retrocedendo con la squadra del cuore, che peraltro è scesa di categoria soltanto una volta nella storia della Bundesliga (esattamente quarant’anni fa) sarebbe un rimpianto decisamente più grande di quello di Istanbul. Inoltre quest’anno nonostante 15 apparizioni Pizarro non è ancora riuscito a segnare e a migliorare quindi il suo record di gol più “vecchio” della Bundesliga, fissato con la rete al Lipsia all’ultima giornata della scorsa stagione a 40 anni, 7 mesi e 15 giorni.

Nel 2018 Claudio Pizarro ha anche preso la cittadinanza tedesca e lui stesso ha raccontato di come Brema, Monaco e la Germania in generale lo abbiano cambiato.

Ricordo che quando sono arrivato sono rimasto scioccato da quanto tutto fosse pulito. Le strade, per esempio. È un po’ diverso in Perù. E anche la disciplina. La conoscevo a casa perché mio padre era nella Marina. Ma al di fuori della famiglia, l’ordine e l’organizzazione non erano così importanti in Perù. Queste sono tutte cose che ora mi piacciono molto. Impegno e disciplina sono caratteristiche che mi hanno portato avanti come giovane giocatore, e queste sono qualità che apprezzo oggi.

Martedì sera avrà di fronte la squadra con cui ha vinto tutto e Robert Lewandowski, colui che gli ha tolto il record di calciatore straniero con più gol in Bundesliga. Se sarà chiamato in causa darà tutto come sempre per dare il suo contributo ed evitare di chiudere la carriera con la retrocessione dell’amato Werder. Certo, visto il modo di essere e di vivere il calcio di “Pizza”, non sarà poi così dispiaciuto se dovrà assistere alla festa del suo ex club per l’ottavo titolo consecutivo.