Schalke 04-Leverkusen è la sfida tra eterne seconde

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La stagione di Bundesliga è agli sgoccioli, ed il Bayern Monaco è comodamente avviato verso il suo ottavo titolo consecutivo. Per qualcuno così abituato a vincere, anno dopo anno, c’è qualcuno che, purtroppo, si è dovuto abituare a non farlo. Schalke 04 e Bayer Leverkusen, che si affronteranno domenica alle 18.00, sono forse le due “perdenti di lusso” più famose in Germania: per cinque volte a testa hanno chiuso il campionato al secondo posto. In alcuni casi, senza farlo in maniera… banale.

Una sfortunata tradizione che affonda le radici negli anni ’70, almeno per la squadra di Gelsenkirchen. La stagione 1971/72, in particolare, è delicata per lo Schalke, che ha visto alcuni suoi giocatori squalificati a causa del maxi-scandalo riguardante la compravendita di partite dell’anno precedente. È l’anno della partita della lattina e dei 40 gol – ed inevitabile scarpa d’oro – di Gerd Müller, e la squadra guidata da Ivica Zubert fa corsa di testa proprio contro il Bayern Monaco, si laurea anche campione di inverno, arrivando ad un solo punto dalla vetta all’ultima giornata. C’è lo scontro diretto, e i bavaresi ne approfittano per inaugurare il nuovo Olympiastadion. Ci si gioca tutto in 90 minuti, che diventano ben presto una sorta di massacro sportivo: 5-1 finale e Schalke a casa a mani vuote.

Dopo qualche stagione di difficoltà, i blu della Ruhr ci riproveranno nel 1977, quando sono protagonisti della bagarre a quattro squadre in vetta alla classifica. Sempre davanti di uno o due punti  c’è il Borussia Mönchengladbach. I Fohlen sono freddissimi, e mantengono saldo il primo posto sino al termine. Dopo una stagione passata a guardare da vicino il Meisterschale, ancora una volta per lo Schalke c’è solo la medaglia d’argento, ad una sola lunghezza dalla vetta.

Qui inizia però il momento più difficile della storia per la formazione della Ruhr, che retrocederà per tre volte in Zweite nel decennio successivo, proprio mentre il Leverkusen inizia a costruire il suo status in Bundesliga. Dalla prima promozione (1979) le aspirine non sono mai scese dalla giostra, ma non sono riuscite neanche ad alzare mai il Meisterschale.

Quella del “Neverkusen” è diventata una vera e propria leggenda a cavallo dell’inizio del nuovo secolo: è il Bayer che vede crescere e dominare Micheal Ballack, ma che in sei stagioni centra quattro secondi posti. Nel 1997 e nel 1999 il Bayer è l’unica squadra a provare a rimanere nella scia del Bayern Monaco fino alla fine, senza tuttavia mai impensierirlo: il FCB vincerà il primo titolo con 2 punti di distacco, il secondo addirittura con 15, senza mai perdere il comando.

Tutt’altro discorso nel 2000: quello del Bayer Leverkusen guidato da Christoph Daum, è un vero suicidio sportivo. Una stagione encomiabile, in cui il solito Ulf Kristen (17 reti) permette alle aspirine di tenere il passo proprio del Bayern, e addirittura di superarlo, arrivando all’ultima giornata con tre punti di vantaggio. L’avversario di turno, l’Unterhaching, è già ampiamente salvo, e la sfida sembra una formalità. Invece, l’impossibile accade: i padroni di casa passano per 2-0, lasciando increduli Ballack, Zé Roberto e compagni. Ovviamente, in contemporanea, il Monaco passeggia contro il Werder Brema e si laurea campione in virtù della differenza reti.

Il Leverkusen sarà capace di fare addirittura di peggio due anni dopo, non prima di aver osservato da spettatore uno dei finali di campionato più incredibili della Bundesliga: tanto per cambiare, una delle due squadre protagoniste è il Bayern Monaco. L’altra, a sorpresa, è di nuovo lo Schalke 04, rinato grazie alla cura Huub Stevens. A cinque partite dal termine i Knappen fanno il colpaccio, vincendo lo scontro diretto e soffiando il primo posto ai rivali. Alla penultima, però, i biancoblu si complicano decisamente la vita, andando a perdere contro lo Stoccarda: a 90 minuti dal termine della stagione, Gerald Asamoah e compagni hanno bisogno di vincere sperando nella sconfitta del Bayern. Attore non protagonista, per il secondo anno consecutivo, è l’Unterhaching, stavolta in lotta per salvarsi. Al Parkstadion succede di tutto, con gli ospiti avanti due volte prima del definitivo 5-3 firmato da tre assist e un gol di Ebbe Sand. Lo 0-0 del Monaco ad Amburgo sembra bastare, ma negli ultimi minuti prende vita un vero e proprio thriller. Al 90’ Barbarez porta avanti un HSV senza particolari obiettivi se non quello di rovinare la festa agli avversari. La notizia arriva rapidissima dall’altra parte, lo stadio esplode di gioia, salvo poi doversi ammutolire, ancora, quando una punizione indiretta trasformata in gol da Patrik Andersson permette, all’ultimo secondo, al Bayern di conquistare la Bundesliga, lasciando di nuovo in lacrime il popolo di Gelsenkirchen dopo un rollercoaster di emozioni.

Delusione cocente, sicuramente, ma neanche paragonabile a quella del Bayer l’anno successivo: è una delle storie più famose del calcio moderno, quella del triplete al contrario. Il Leverkusen è una grande squadra, che ruota attorno ad un Michael Ballack al culmine della sua carriera, affidata a Klaus Toppmöller in panchina. A fine stagione il Leverkusen è ancora in corsa su tre fronti, nonostante una rosa non profondissima: in Bundesliga il duello è col Borussia Dortmund, che insegue a -5 a tre partite dal termine, mentre sia in DFB-Pokal che in Champions League le aspirine sono in finale. Tutto sembra apparecchiato per un clamoroso triplo trionfo. Invece, uno alla volta, i tre titoli sfuggiranno tutti: un crollo verticale contro il Werder Brema prima e il Norimberga poi fa precipitare nel panico i ragazzi di Toppmöller. Il Dortmund è passato davanti, e a nulla serve battere l’Hertha all’atto finale: il BVB soffre, va sotto, ma riesce a rimontare proprio il Werder e si prende il Meisterschale. Siamo a inizio maggio. Poco dopo, le aspirine perderanno proprio contro lo Schalke (2-4) una rocambolesca finale di DFB-Pokal. A fine mese, invece, a Glasgow, arriverà il colpo di grazia: nonostante le assenze di Nowotny e Zé Roberto, il Leverkusen riesce a tenere testa al Real Madrid nella prima fase, salvo capitolare davanti ad una perla di Zinédine Zidane. È il terzo titolo accarezzato e poi perso nella stessa stagione.

Immaginate cosa si provi a perdere il terzo titolo in un mese a causa di questo gol.

Sarà l’ultimo vero acuto del Bayer Leverkusen, che da allora ha ricoperto il ruolo di ottima comprimaria, con diverse partecipazioni a Champions ed Europa League, senza tuttavia riuscire più a lottare in maniera consistente per un traguardo importante.

Lo Schalke, dal canto suo, ha vissuto un periodo decisamente brillante a cavallo del 2010, arrivando persino in semifinale di Champions League, persa contro il Manchester United. I Knappen hanno centrato altri 4 secondi posti in Bundesliga: per il 2005, il 2010 ed il 2017 si può parlare di un titolo di “primi tra gli umani”, in campionati dominati dagli alieni del Bayern, mentre il grave rimpianto è legato alla stagione 2006/07. Ancora una volta, lo Schalke rimane nella zona alta della classifica per tutto il girone d’andata, superando il Werder Brema poco dopo il giro di boa e non mollando più il primo posto fino alla penultima giornata. Beffa delle beffe, la sconfitta decisiva per far sfumare l’ennesimo titolo arriva contro gli odiati cugini del Borussia Dortmund, che chiuderanno noni, ma togliendosi lo sfizio di quel derby della Ruhr vinto per 2-0 in casa. Lo Stoccarda di Armin Veh ringrazia, fa fuori il Bochum con un pirotecnico 3-2, e va a chiudere la contesa vincendo davanti al pubblico amico una settimana dopo, contro l’Energie Cottbus.

Ebi Smolarek, protagonista nel Revierderby del 2007. Fonte: Getty/OneFootball

Dopo questa lunga passeggiata tra gli almanacchi, rimane chiaro come sia lo Schalke che il Leverkusen abbiano contribuito al prestigio del calcio tedesco, soprattutto negli ultimi 20 anni, patendo tuttavia la dura legge del campo. Al di là delle grandi storie, dei personaggi e delle sfortunate coincidenze, nessuna delle due può vantare un campionato vinto in bacheca da quando esiste la Bundesliga. Data la situazione attuale, con i Knappen rovinosamente scivolati nella seconda metà della classifica e le aspirine in procinto di lasciar partire il proprio talento più limpido, quel Kai Havertz capace di incantare mezza Europa, la sensazione è che l’attesa sia destinata a prolungarsi ancora.

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