L’osservato speciale: la seconda giovinezza di Vedad Ibisevic

vedad ibisevic

Robert Lewandowski, Claudio Pizarro, Mario Gomez, Marco Reus. I primi quattro migliori marcatori della Bundesliga in attività sono giocatori conosciuti in tutto il mondo, già leggende consacrate del calcio tedesco. Al quinto posto, invece, c’è forse uno dei calciatori più sottovalutati, tra i meno considerati, ma che ha un posto nei migliori 30 goleador all-time del massimo campionato tedesco. Uno che la Bundesliga non l’ha mai vinta e che neanche ha mai giocato una partita di Champions League. Uno che dal 2006 ad oggi è sempre stato tra i protagonisti del massimo campionato tedesco e per 8 stagioni è andato in doppia cifra di goal. Uno che ad agosto spegnerà 36 candeline, ma che se ne sente addosso una decina di meno. Soprattutto ora, con il ritorno del suo amico ed ex collega d’attacco Bruno Labbadia. Da quando il calcio è ripartito, Vedad Ibisevic vive una seconda giovinezza.

Tra il bosniaco e il suo attuale allenatore c’è un legame che è nato allo Stoccarda: nell’inverno 2012 il club svevo, allenato proprio dall’ex attaccante di origine italiana, lo acquistò dall’Hoffenheim per quasi 5 milioni di euro. Nei successivi 18 mesi, con Labbadia in panchina, il classe 1984 fece registrare numeri eccezionali: in 72 partite giocate, 41 goal e 12 assist, giocando sempre da titolare ogni qualvolta sia sceso in campo. Solo una volta da subentrato, altrimenti sempre dal 1′. Lasciando il terreno di gioco in anticipo soltanto una decina di volte. Soltanto nella sua prima stagione di Bundesliga con l’Hoffenheim aveva fatto meglio a livello di rendimento – 18 goal e 7 assist in 17 partite con Rangnick in panchina, prima di rompersi il crociato in inverno e dover ripartire di fatto da zero.

Quella stagione Vedad Ibisevic confermò di avere quelle potenzialità che nel 2004 avevano convinto il PSG ad acquistarlo e puntare su di lui, ancora ventenne e proveniente da una breve parentesi negli USA. Poi l’arrivo in Germania, all’Alemannia Aachen. Il resto è storia. Il presente invece dice Hertha Berlino, con la fascia di capitano di una squadra che dal 2015 non sembra saper fare a meno di lui. Certo, a livello realizzativo, le medie non sono stratosferiche – 54 goal e 22 assist in 155 presenze, parliamo di circa un goal ogni tre partite: sia all’Hoffenheim che allo Stoccarda aveva medie superiori. Eppure il suo contributo alla squadra, sia spalle alla porta che fronte alla porta, è stato imprescindibile. Non solo da quando Labbadia si è seduto sulla panchina dell’Alte Dame.

L’esperienza fa la differenza, la conoscenza del gioco è il vero plus. Il resto lo fa la qualità che ha sempre avuto, così come il fisico. I mezzi tecnici ci sono sempre stati, anche se mai sufficienti a garantire quel grande salto che forse avrebbe meritato: colpa del crociato, ma anche di un carattere che spesso lo ha portato a esagerare in campo tra pallonate e gomiti alti. Ora, semplicemente, vengono messi a disposizione di un gioco corale. Come già accadeva fino alla scorsa stagione con Dárdai, come non è accaduto con Klinsmann e Nouri. Ogni allenatore ha sempre cercato di costruire coppie d’attacco coinvolgendo il bosniaco, uno che è in grado di giocare da solo come con un altro attaccante vicino: era funzionata discretamente la coppia con Selke ad esempio, che invece senza di lui ha fatto più fatica. Così come quella con Kalou.

Dall’arrivo di Labbadia in panchina, Ibisevic è tornato a essere il “giocatore chiave”, come lo stesso tecnico lo aveva definito nel 2015. Fa reparto da solo, tiene alta la squadra, permette di ripartire (“è il giocatore perfetto per giocare di rimessa”, ha detto Nagelsmann) con vicino giocatori veloci che tendono ad allargare il proprio raggio d’azione come Lukebakio e Cunha, o in altre occasioni esterni puri come Dilrosun e Mittelstädt. Cambiano gli uomini intorno a lui, ma non cambia lui. Anche Piatek si è seduto in panchina, in attesa che Labbadia cerchi una soluzione per farli coesistere. Sì, coesistere, perché Vedad Ibisevic per lui non si tocca. E come dargli torto. Anche se c’è un contratto in scadenza il 30 giugno. Possiamo già immaginare il parere della guida tecnica a riguardo…

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