I primi passi di Julian Nagelsmann all’Hoffenheim

nagelsmann Hoffenheim

Quella tra Hoffenheim e Lipsia non sarà una partita normale per Julian Nagelsmann. Se l’allenatore bavarese già oggi a 32 anni può essere considerato uno dei migliori in Europa tanto, se non tutto, lo deve alla lungimiranza dei dirigenti della squadra di Sinsheim. In realtà al giovane Nagelsmann l’idea di poter intraprendere la carriera di allenatore iniziò ad insinuarsi ad Augsburg nel 2008. Il momento era decisamente brutto per l’allora ventunenne calciatore: i troppi infortuni lo avevano portato alla decisione estrema di appendere le scarpe al chiodo. Il mister della seconda squadra dell’Augsburg però gli diede una diversa opportunità, permettendogli di lavorare nello staff, con il compito di relazionare sulle squadre avversarie e consigliandogli di provarci. Quell’allenatore si chiamava Thomas Tuchel e anche di lui si sentirà parlare ancora.

Dopo due anni come assistente nell’Under 17 del Monaco 1860, nel 2010 arrivò la scelta che cambierà la sua vita. Il “baby Mourinho”, come lo definì al tempo Tim Wiese, scelse l’Hoffenheim, società piccola ma in crescita grazie anche al controverso patron Dietmar Hopp. E a Sinsheim bruciò le tappe. Nel 2011 Nagelsmann era già capo allenatore dell’Under 16 e nel dicembre del 2012 entrò nello staff del nuovo coach della prima squadra, Frank Kramer.

Il secondo step è stata la nomina a vice allenatore ad inizio 2013, sotto la gestione di Marco Kurz. Il tecnico da cui lui stesso sostiene di aver imparato di più subentrò a Kurz ad aprile: si tratta di Markus Gisdol, attualmente al Colonia. Nell’estate di quello stesso 2013 Hopp puntò forte su Nagelsmann per la guida dell’Under 19, che grazie ad un gioco veloce e offensivo vinse a mani basse il campionato di categoria (la finale contro l’Hannover finirà addirittura 5-0). Protagonista di quella squadra era un certo Nadiem Amiri.

L’esperienza con i giovani terminò in un giorno d’inverno di inizio 2016, grazie ad una scelta inaspettata ma con il senno di poi geniale dei dirigenti dell’Hoffenheim. Il 10 febbraio Huub Stevens, che era subentrato a Gidsol a ottobre, lasciò per motivi di salute. Nagelsmann si trovò a guidare un Hoffenheim che certamente conosceva bene anche perché alcuni ragazzi, ad esempio Amiri, avevano fatto parte della sua Under 19, ma in una situazione a dir poco pericolante: penultimo posto con la miseria di 15 punti in 20 partite.

La svolta è immediata: 23 punti nelle restanti 14 gare portarono all’insperata salvezza. Quello che stupiva di più era il gioco dell’Hoffenheim. In continuità con quanto fatto con le giovanili il “baby Mourinho” impostò subito la squadra con un gioco dinamico, improntato su possesso palla e ripartenze veloci. I giocatori offensivi, su tutti Kramaric, Uth e Volland ne beneficiarono in modo evidente.

I tre anni successivi dell’Hoffenheim sono stati una conferma delle grandi doti di Nagelsmann: quarto posto la prima stagione, terzo la stagione successiva, nono ma con esordio nei gironi di Champions nella stagione scorsa, quando già si conosceva la sua futura destinazione, Lipsia. Insomma, obiettivi impensabili per Sinsheim, sia a livello di team che di singoli. I numeri degli attaccanti confermano la valorizzazione dei giocatori offensivi. Kramaric e Sandro Wagner in doppia cifra nella stagione 2016/2017 (e Demirbay in doppia cifra di assist), addirittura in tre sopra i 10 gol l’anno dopo (Uth, Kramaric e Gnabry), 17 gol per Kramaric e 16 per Belfodil nella stagione 2018/2019.

Peccato che venerdì sera alla Rhein-Neckar Arena non ci sarà il suo ex vice Alfred Schreuder, appena dimessosi. Ma soprattutto non ci sarà la sua gente a ringraziarlo per un rapporto che sarà sempre speciale. Perché quando si cresce insieme il legame non si dimentica.

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