I numeri da incubo del Werder Brema e lo spettro della retrocessione

Werder Brema retrocessione

Mai nessuna squadra che avesse 18 punti dopo 25 giornate di Bundesliga è riuscita a risalire fino alla salvezza. Questo è forse stato il momento in cui il Werder Brema si è accorto che la retrocessione era più una probabilità che un rischio. Ed ha avuto una reazione d’orgoglio, da 7 punti in 3 partite, grazie soprattutto a Leonardo Bittencourt. Una settimana dopo, quella striscia positiva è già dimenticata. E la Zweite sembra sempre più vicina.

Le due sconfitte casalinghe contro Eintracht Francoforte e Wolfsburg, rispettivamente 0-3 e 0-1, hanno rigettato nello sconforto l’ambiente. A poco sembrano servire le rassicurazioni del direttore sportivo (e leggenda del club) Frank Baumann e del tecnico Florian Kohfeldt, che avevano definito la sconfitta interna contro le Adler come “un passo falso e niente di più”. La sfortuna non dà pace ai Grünweiß, come dimostrano gli infortuni di Rashica e Bittencourt nel momento più delicato della stagione. Ma non può essere solo sfortuna.

I numeri, d’altro canto, sono impietosi. I 25 punti raccolti dopo 30 partite sono il peggior bottino di sempre nella storia del club. Neanche nel 1980, anno della prima e ultima retrocessione del Werder Brema in Zweite, la situazione era così disastrosa: i punti erano 25 a fine stagione, ma una vittoria valeva due. E il crollo era arrivato nel finale, non è stato un lento declino come quello di quest’anno. Il bilancio di 17 sconfitte nelle prime 30 giornate è il peggiore di sempre.

Dalla 16ª giornata in avanti, ovvero dalla sconfitta interna per 0-5 contro il Mainz, la squadra allenata da Kohfeldt non è mai più uscita dalle ultime tre posizioni, alternandosi soltanto con il Fortuna Düsseldorf al penultimo posto.  Solo che i Flingeraner sono sembrati in netta ripresa con Rösler, mentre il Werder dopo tre partite, 340 minuti senza subire goal e “7 frazioni positive e rassicuranti” è tornato ad affondare, concedendo goal banali e mostrando lacune difensive imbarazzanti soprattutto in area. Kevin Vogt, quello che doveva essere il rinforzo tra difesa e mediana, dal suo arrivo a gennaio è stato irriconoscibile rispetto al giocatore solido e utile in fase di possesso e non possesso che si vedeva all’Hoffenheim. I 63 goal subiti parlano da soli: nessuno in Bundesliga ha fatto peggio.

L’attacco, in realtà, non se la passa meglio: anche in questo caso è il peggiore di tutta la Bundesliga con soltanto 30 goal. Nelle ultime 9 casalinghe è arrivato soltanto un goal. Nelle ultime 17 partite, per 10 volte la squadra non ha segnato e soltanto una volta è riuscita a realizzare più di un goal, nel 2-2 contro l’Hertha alla 25ª giornata. Da qui la striscia negativa che ha portato a non vincere nemmeno una delle ultime 13 partite casalinghe: soltanto 3 pareggi e 10 sconfitte.

Contro il Wolfsburg, l’ultimo disastro: sconfitta per 0-1 in casa contro una delle poche squadre battute quest’anno e con cui non perdeva dal 2015. Quella che sembrava una possibilità di rilancio si è trasformata nell’ennesimo disastro. Per evitare la retrocessione il Werder Brema ha ancora 360 minuti: Paderborn in trasferta, Bayern in casa, Mainz in trasferta, Colonia in casa. Queste sono le ultime quattro partite da cui dipenderà il destino. Occhio all’eventuale terzultimo: potrebbe trovare Amburgo o Stoccarda allo spareggio.

Al momento però l’avversario è davvero l’ultimo pensiero di una squadra che ha problemi ben più grandi. Consolazione? Dopo la retrocessione nel 1980 è arrivata una promozione con Rehhagel e un ciclo da due Meisterschale, tre DFB-Pokal, una Coppa delle Coppe. Se la storia è davvero ciclica…

Primo, secondo, terzo: Vladimir Darida si batte da solo per km percorsi

Vladimir Darida

Christian Streich a Friburgo prova a far capire ai propri giocatori un concetto, prima di tutti gli altri: se corri più degli altri, tendenzialmente hai più probabilità di vincere. Ecco, se qualcuno ha fatto tesoro del mantra, questo è sicuramente Vladimir Darida. Uno che occupa il primo, secondo e terzo posto nella speciale classifica dei km percorsi in Bundesliga dal 2013 ad oggi. Ovvero da quando Opta raccoglie questo dato. Il centrocampista dell’Hertha Berlino ha letteralmente monopolizzato il podio.

Contro l’Augsburg il 30 maggio Darida aveva percorso 14.35 km nei 90 minuti, facendo segnare un nuovo record per la Bundesliga. Aveva battuto… Vladimir Darida. Non un omonimo, ma sé stesso: nel marzo 2018 contro l’Amburgo aveva percorso 14.16 km. Una settimana dopo il nuovo primato, si è nuovamente superato: contro il Borussia Dortmund ha toccato quota 14.65 km percorsi in 90 minuti. Nuovo record, battendo nuovamente sé stesso. Evidentemente, un affare interno.

Già a metà primo tempo della sfida del Westfalenstadion, il centrocampista ceco classe 1990 aveva toccato i 7.5 km, doppiandosi poi nella ripresa. Merito di una condizione fisica invidiabile, ovviamente, e anche un grande senso di sacrificio per un giocatore che ha fatto più parlare di sé per la sua eleganza e pulizia tecnica piuttosto che per la gamba e le doti atletiche. Anche perché, purtroppo, spesso l’ex Friburgo e Viktoria Plzen ha dovuto convivere con problemi fisici che lo hanno limitato. Lo scorso anno ha giocato soltanto 10 partite in Bundesliga, ad esempio. Quest’anno ha avuto più fortuna. E si vede.

Vladimir Darida gioca all’Hertha dal 2015, dopo due stagioni alla corte di Streich chiuse con 11 goal e 10 assist in 61 partite. Come detto, a Charlottenburg ha avuto diversi problemi fisici nel corso degli anni che ne hanno limitato l’utilizzo a 126 partite in 5 stagioni. Quando c’è stato, comunque, ha quasi sempre giocato da titolare (ben 106 volte) e soltanto in 12 casi è rimasto in panchina per tutta la durata della partita. Se è in campo, insomma, si sente. Quest’anno sembra essersi ritrovato: ha già partecipato ad 8 goal in campionato (5 assist), tanti quanti nella stagione 2015/16, la sua migliore in termini di score e anche a livello di utilizzo con 31 presenze.

“È eccezionale, sensazionale per la volontà che ha. Non sapevo nemmeno se potesse correre così tanto. E poi non perde lucidità”.

Bruno Labbadia

In questa stagione è a 24, ma è probabile che arrivi fino a 28: Bruno Labbadia non si è mai privato di lui, se non alla prima contro l’Hoffenheim, obbligato dalla squalifica del ceco. Lo ha schierato sulla trequarti, libero di agire e cercarsi posizione e spazi a centrocampo, cercando di schermare i mediani avversari in fase di non possesso e dando supporto alle punte. Lega i reparti, lavora per la squadra e sa anche portare palla, oltre che giocarla sempre con lucidità. Anche dopo aver corso come un maratoneta su e giù per il campo. Come ha dimostrato contro l’Augsburg, mandando in porta Piatek al 92′. Anche Labbadia se ne è meravigliato. Vladimir Darida si è riscoperto atleta: nei 10 punti in 5 partite dell’Hertha 4.0 che sogna l’Europa c’è anche il suo fondamentale timbro.