Il talento, la Bundesliga, la droga, il rap: Chinedu Ede, musica e pallone

chinedu ede

“Davanti ai 60.000 [spettatori] della Bundesliga, a volte da fatto”. Sembrerebbe una frase ad effetto di un rapper che fantastica di scendere in campo nei panni di una delle star del calcio mondiale. Peccato che, in rari casi, artista e calciatore coincidano e, in onore della migliore street credibility, quella frase non rappresenti altro che la verità. Ad esempio in quello di Chinedu Ede.

Nato a Berlino, Ede ha infatti raggiunto la fama scalando le gerarchie dell’Hertha Berlino, dall’U-19 fino alle diciannove presenze in Bundesliga con la prima squadra. Nel 2018, a 21 anni, comincia il suo pellegrinaggio: due stagioni sottotono al Duisburg, poi l’ottima parentesi in Zweite con l’Union Berlino, che tuttavia non ha avuto un seguito felice.

Da lì in poi, infatti, l’ala di origini nigeriane ha trovato solo una manciata di presenze tra Mainz e Kaiserslautern, mettendo successivamente insieme una carriera da giramondo quantomeno peculiare. Un percorso di tenore decisamente diverso rispetto a quello che si prospettava per lui quando, adolescente, infilava gli scarpini accanto a Neuer, Özil e Hummels nelle selezioni giovanili della Mannschaft. Tra i suoi follower su Instagram ci sono anche i fratelli Boateng. Il calcio, però, è il suo presente. Dopo essere passato da Cipro, Olanda, Thailandia e dopo un tentativo di tornare a giocare nelle serie minori della sua Berlino, Ede si è ufficialmente ritirato la scorsa estate, a 33 anni.

Fin qui, la storia non appare troppo diversa da quella di altre promesse mancate del mondo del calcio. Un sistema ad altissima intensità, ultra-competitivo, capace tanto di cambiare la vita dei giovani talenti quanto di infrangerne i sogni. Chinedu Ede ha però deciso di perseguire un’altra passione, quella per la musica, riversando nel suo primo singolo, Reflexion, il rancore verso il suo passato. Sguardo malinconico, rasta raccolti sulla testa e momenti in cui i ricordi scorrono fugaci in sovrimpressione sul suo volto: tutto nel videoclip che accompagna la canzone sembra esprimere lo stesso mix di sentimenti.

Oltre a raccontare di essere sceso in campo in condizioni compromesse, Ede ha aperto una finestra su quel periodo della sua vita in un’intervista a T-Online. “Ho iniziato per divertimento. Ma in questa industria, quale è il calcio, tutti desiderano dei robot che dicono le stesse stronzate di continuo. Quell’ambiente mi disgustava. E il 99 percento dei giocatori che parlano in maniera onesta vengono rimpiazzati. Si sono persi i valori originari di questo sport: certamente girano tanti soldi, ma nessuna cifra al mondo può farti cambiare la tua personalità”.

Nella stessa intervista, Ede ha rincarato la dose parlando del suo rapporto con le droghe (“perdi talmente tanto il contatto con la realtà che diventano quasi una medicina”), ma anche dei trattamenti invasivi da parte del club (“giocavo sempre imbottito di antidolorifici, e quando qualcuno si infortunava era incoraggiato a riprendere l’attività prima del dovuto”).

Un attacco su tutta la linea, parole e musica – è il caso di dirlo – firmate da Chinedu Ede: il suo è uno dei tanti sogni infranti, inghiottiti e dimenticati dal mondo del calcio, dove la luce sfavillante di pochi mette in ombra i tanti che non ce l’hanno fatta.

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