Doucouré ce l’ha fatta: esordio col Gladbach dopo 4 anni

doucouré gladbach

Al 90′ della sfida del Borussia Mönchengladbach contro l’Union Berlino, ennesimo successo per la squadra di Rose, Ibou Traoré ha calciato un pallone in fallo laterale senza apparente motivo: nessuno zoppicava, il punteggio era sul 4-1. Quel gesto è stato applaudito da tutti i compagni. Da fuori, tutto sembra strano, ma non lo è affatto. Perché, finalmente, era il momento per Mamadou Doucouré di esordire con il Gladbach in prima squadra.

Il difensore francese classe 1998 era arrivato a parametro zero dal PSG nel 2016. Al tempo considerato un grande talento, tanto che aveva fatto tutta la trafila delle nazionali giovanili francesi da titolare e nel 2018 era stato nominato per il Golden Boy. Insomma, sembrava un grande colpo in prospettiva: un anno con l’Under 19, poi subito in prima squadra per inserirsi. Non è andata proprio così.

Da Parigi si è portato dietro problemi muscolari che per tutti gli ultimi tre anni non gli hanno mai dato pace, tanto che anche solo per giocare con la seconda squadra ci aveva messo oltre due anni, debuttando nel 2018. Dopo due presenze, di nuovo i problemi in serie.

Quest’anno ha ritrovato un minimo di continuità, si è spesso allenato con la prima squadra e raccolto una decina di partite con la seconda in Regionalliga.

Poi, contro l’Union, finalmente Doucouré ha esordito con il Gladbach. Accolto dalla standing ovation di tutto il pubblico. Un tributo meritato per un giocatore sfortunato, che ora spera di vivere un nuovo inizio. A febbraio il club gli ha anche prolungato il contratto, segno di fiducia verso un ragazzo troppo sfortunato.

“Tutti mi hanno aiutato e supportato, tutti hanno sempre creduto in me: compagni, staff, dirigenza”

Non è stato l’esordio che forse immaginava, senza pubblico, ma i compagni hanno fatto rumore per tutti. Dopo quattro anni di attesa e di inferno va bene così.

Marcus Thuram, amico e connazionale, lo ha omaggiato anche nell’esultanza finale, sventolando la sua maglia sulla mascherina.

Il Mönchengladbach di Marco Rose punta in alto con un super attacco

marco rose Gladbach

Nessun allenatore del Borussia Mönchengladbach prima di Marco Rose era riuscito a fare 52 punti in 26 partite negli ultimi 30 anni. Certo non si può dire di essere tornati ai mitici anni ’70, in cui i Fohlen guidati prima da Hennes Weisweiler e poi da Udo Lattek dominavano in Germania ed erano protagonisti in Europa, ma il salto di qualità che si aspettava Eberl con l’ingaggio di Rose sta avendo i risultati sperati. Lo stesso Direttore Sportivo ha dichiarato che la qualificazione alla Champions League per la società del Nordrhein-Westfalen equivarrebbe a vincere un titolo. Ma questo Gladbach non si pone limiti, grazie a un’ottima organizzazione di gioco e soprattutto ad una fase offensiva tra le migliori, se non la migliore, della Bundesliga.

Marco Rose ha saputo creare il giusto mix tra gli attaccanti già presenti lo scorso anno (Alassane Pléa e Lars Stindl in primis) e i nuovi arrivati Marcus Thuram e Breel Embolo, valorizzando inoltre calciatori che sembravano quasi persi, come Patrick Herrmann. Se a tutto ciò si aggiunge la trasformazione di Jonas Hofmann in prezioso jolly offensivo e di centrocampo si capisce perché il risultato sia così convincente.

L’allenatore arrivato dal Salisburgo era un giocatore del Mainz quando il coach era un certo Jürgen Klopp, e si vede. Le principali armi dei suoi attaccanti sono l’interscambiabilità e la duttilità. Per le difese infatti è sempre complicato trovare punti di riferimento e per capirlo basta guardare il gol dello 0-1 a Francoforte nella giornata della ripartenza, arrivato dopo poco più di trenta secondi. Palla in avanti di Embolo, inserimento di Hofmann che spalle alla porta premia l’inserimento di Pléa alla sua sinistra e diagonale vincente del francese. Attacco completo.

Analizzando tutta la partita contro l’Eintracht non si vede mai nessun giocatore offensivo del 4-2-3-1 (Hofmann, Pléa, Thuram e Embolo prima, poi nella ripresa Stindl e Herrmann) per più di dieci minuti nella stessa posizione. La prima punta l’hanno fatta a turno Plea, Embolo e occasionalmente anche Thuram (poi Stindl), Hofmann nella seconda metà della ripresa si è spostato a sinistra ed è stato fondamentale per far partire velocemente il contropiede, venendo incontro e girando al massimo con due tocchi verso il centro, agevolando la sovrapposizione di un compagno. Il gioco è quasi sempre palla a terra, il lancio lungo non è un’opzione nel gioco di Rose. Un piano evidente in tutto il corso della stagione.

Nel piano tattico dei Fohlen gli esterni, in particolare Thuram, spesso si accentrano portando via l’uomo ai terzini, come successo a Bensebaini in occasione del secondo gol segnato proprio dal figlio di Lilian. Anche sull’importanza dei terzini va riconosciuto il merito di Eberl e Rose di aver pescato dal Salisburgo e dal Rennes due giocatori con caratteristiche perfette per i movimenti richiesti, l’austriaco Stefan Lainer e appunto l’algerino Ramy Bensebaini. Infine i numeri, che non dicono tutto ma in questo caso inquadrano bene i punti di forza. Finora il Gladbach ha segnato 57 reti, di cui 10 realizzate da Pléa e Thuram, 7 da Embolo, 6 da Stindl e 5 da Herrmann. Ma l’efficacia del gioco organizzato lo si riconosce ancora di più dagli assist: 9 Pléa, 8 Thuram, 5 Embolo e Herrmann, 3 Stindl.

Ingranaggi ben oliati, bel gioco e mentalità: il sogno Champions del Borussia Mönchengladbach di Marco Rose parte da qui, con la consapevolezza di avere intrapreso la strada giusta. Perché al di là di come finirà la stagione un obiettivo è già stato raggiunto: a Mönchengladbach non si vedeva un calcio così da anni.

Il Bayern e l’interrogativo Lucas Hernandez

lucas hernandez

Dall’arrivo di Hansi Flick al Bayern Monaco, la linea difensiva ha avuto tre solide certezze e un elemento ‘variabile’. Pavard a destra è stato intoccabile, al pari di Alphonso Davies a sinistra e Alaba sul centro-sinistra. Vicino all’austriaco si sono alternati Javi Martínez prima e Boateng poi, due giocatori di piede destro. A farne le spese è stato Lucas Hernandez, mancino naturale, che tra i problemi fisici e le scelte, ha giocato titolare soltanto due volte: in casa contro il Paderborn e in casa contro il Fortuna Düsseldorf, due delle ultime tre squadre della classifica. Non proprio ciò che si aspettavano i tifosi del Bayern da un acquisto da 80 milioni di euro. Al netto dei quattro mesi saltati per l’infortunio alla caviglia.

Nei piani di Kovac, il francese ex Atlético Madrid doveva essere idealmente il nuovo centrale di sinistra vicino a Süle e l’alternativa a David Alaba sulla corsia mancina, come è effettivamente stato fino a che il tecnico croato è stato sulla panchina bavarese. Poi il classe 1996 si è infortunato, al pari di Süle. Kimmich è tornato a centrocampo. Alphonso Davies è esploso diventando molto più di una certezza nel ruolo in cui Kovac lo voleva lentamente inserire. Alaba è stato portato in mezzo. E al suo rientro Lucas Hernandez si è ritrovato ad essere la riserva dei due – più occasionalmente di Boateng, ma solo nei finali e spesso a risultato già acquisito e complici i problemi fisici di Martínez.

Con il rinnovo di Alaba che, secondo le notizie dalla Germania, sembrerebbe una formalità, e quello di Davies già firmato, le due posizioni in cui il francese doveva imporsi sono già occupate. Certo, le stagioni sono lunghe, ma un campione del mondo è difficile si accontenti di giocare solo le partite ‘facili’. Hansi Flick ha un rebus da risolvere.

Nella partita del 21 febbraio contro il Paderborn, l’allenatore del Bayern ha varato una difesa a tre, con Kimmich sul centro-destra e Alaba perno centrale, con Lucas Hernandez a completare il trio a sinistra. Soluzione permessa dall’utilizzo di un terzino di maggior spinta come Odriozola rispetto a Pavard. Un tentativo che comunque non ha particolarmente convinto, sia perché a centrocampo il filtro e lo schermo di Kimmich è mancato, sia perché le distanze tra i reparti si sono perse piuttosto presto. Lo stesso Odriozola ha faticato a prendere i tempi da ‘quinto’, tanto che quella partita è stata una bocciatura quasi totale per lui. Il numero 21, dal canto suo, non ha brillato. Anzi, è spesso andato in difficoltà non avendo i tempi da terzo.

Nella seconda occasione, il 30 maggio contro il Fortuna Düsseldorf, l’ex Atlético ha invece fatto coppia con David Alaba a quattro nel primo tempo, prima di essere sostituito all’intervallo per un leggero problema all’adduttore. A destra si è spostato l’austriaco, con il francese lasciato sul centro-sinistra, sul piede forte. La squadra di Rösler ha lasciato spesso il francese libero di impostare il gioco, cercando di schermare i compagni, soprattutto Alaba e Kimmich, i due principali costruttori di gioco. I suoi 45 minuti si son chiusi con 7 passaggi sbagliati, più di tutti i suoi compagni.

La differenza tecnica ha portato il Bayern a vincere senza affanni, al contrario di quanto successo contro il Paderborn (3-2 con goal decisivo all’88’), ma ancora una volta è mancata quella sensazione di solidità, data anche dalla scarsa intesa tra Alphonso ed Hernandez. Il Fortuna ha attaccato soprattutto sulla sua fascia destra proprio per sfruttare questa mancanza. Certo, tempo e minuti potrebbero eventualmente limare le difficoltà, ma David Alaba è apparso meno brillante del solito sul centro-destra, non potendo agire preferibilmente sul piede forte.

D’altro canto, già nei mesi scorsi Alaba aveva pubblicamente manifestato i suoi dubbi sulla possibilità di giocare centrale di destra, anche per una questione di caratteristiche. La coppia con Hernandez mancherebbe di fisicità, quella che uno come Süle, titolare del futuro, saprebbe certamente garantire. La soluzione di provare Lucas Hernandez come centro-destra per ora non è ancora stata esplorata, se non nei finali di partite in cui in ballo, comunque, c’era decisamente poco, salvo lo 0-0 contro il Lipsia in cui il cambio fu per necessità al posto di Boateng. Per ora, però, può sembrare ancora un azzardo. Anche se, con il Meisterschale in tasca (questione di poco) Flick potrà permettersi qualche sperimentazione in più. Una di queste, senza dubbio, riguarderà l’uomo da 80 milioni.

Non sarà facile, visto che nel gennaio scorso sulle pagine del ‘kicker’ si leggeva di come Flick non fosse propenso a giocare con due centrali mancini. Salvo radicali cambi di programma, dunque, Lucas Hernandez dovrà cercare di ritagliarsi i suoi spazi quando Alaba e Davies riposeranno. Per lui, però, c’è una brutta notizia: Alphonso Davies non ha saltato neanche una partita da quando c’è Flick in panchina, mentre Alaba ha riposato soltanto due volte in Champions League, a girone di fatto già vinto. Il rebus, insomma, rischia di persistere ancora per qualche mese. Oppure fino a quando a Lucas Hernandez andrà bene essere una ‘riserva di lusso’: il Bayern ha messo a tacere le voci di mercato rinnovandogli fiducia. Rimane da capire quanto la senta lui in primis.

Il nuovo Hertha di Labbadia sogna l’Europa

Labbadia Hertha

Il fatto che Bruno Labbadia sia un allenatore perfetto per “normalizzare” un ambiente in fibrillazione è cosa risaputa dai tempi di Amburgo e più recentemente Wolfsburg. Ma una scossa del genere in una realtà come quella di Berlino sponda Hertha a marzo, dopo altri tre coach e in piena crisi sanitaria con l’impossibilità di allenarsi normalmente, forse neanche i suoi più grandi sostenitori se l’aspettavano.

Il segreto nasce proprio da quel drammatico periodo: l’allenatore di origini italiane ha subito organizzato call personali con i giocatori, per capire gli umori e individuare i punti da cui partire. La parola chiave è stata dialogo. Poi sono iniziati gli allenamenti in piccoli gruppi e infine tutti insieme, sempre con ascolto e confronto in primo piano.

Labbadia ha cambiato modulo rispetto alle ultime uscite di Nouri, puntando su tre certezze: difesa a quattro, più fantasia grazie alla posizione di Cunha (acquisto di gennaio in ulteriore crescita con la nuova gestione) e Lukebakio (o Dilrosun) e giocatori esperti che vedevano poco il campo rimessi al centro del progetto, come ad esempio Pekarik, Plattenhardt o Ibisevic. La scelta che ha stupito di più è proprio quella dell’attaccante bosniaco, preferito a Piatek in tutte le 4 partite. È vero che i due avevano già lavorato insieme a Stoccarda, ma mettere da parte un acquisto da quasi 30 milioni non era una mossa così scontata. La scelta peraltro è risultata vincente per entrambi gli attaccanti: due reti a testa dopo l’arrivo di Labbadia, il polacco sempre da subentrato.

La squadra, impostata tatticamente sul 4-2-3-1, è apparsa trasformata fin dalla ripartenza e lo 0-3 di Sinsheim non ha fatto altro che dare fiducia a un gruppo che appariva alla deriva. Il modulo sembra perfetto per valorizzare i movimenti e gli inserimenti dei tre attaccanti dietro la punta. Fondamentale poi l’apporto dei terzini, tra cui il redivivo già citato Pekarik. La coppia di centrali difensivi finora è sempre stata composta da Boyata e Torunarigha, un altro che il campo non lo vedeva molto con i precedenti allenatori. Anche quando prima della gara tra Hertha e Augsburg erano in dubbio entrambi i terzini sinistri di ruolo e l’unica scelta sembrava lo spostamento del classe ’97, Labbadia è stato chiaro, come riportato dal ‘Kicker‘: Torunarigha ha trovato l’intesa con Boyata e i centrali titolari finché sarà possibile saranno loro. In più, non ha fatto pesare gli infortuni dei vari Ascacibar, Stark, Rekik, Wolf.

I numeri della svolta sono chiari. L’Hertha grazie alla vittoria contro l’Augsburg è arrivato al sesto risultato utile consecutivo, contando i due pareggi prima della pausa della gestione Nouri. Una striscia così non accadeva da più di quattro anni. Inoltre nella storia del club capitolino soltanto Falko Götz ha ottenuto più risultati consecutivi all’esordio, sette tra febbraio e marzo 2002. Dalla ripresa del campionato l’Alte Dame ha raccolto 10 punti su 12, seconda solo al Bayern. In queste 4 partite i gol fatti sono stati 11 e i subiti 2, con +9 di differenza reti, mentre nelle precedenti 25 giornate era -16 (32 gol fatti e 48 subiti). Alla pausa il rischio di essere invischiati nella lotta per non retrocedere era concreto, ora dopo pochissimo tempo la prospettiva è diventata quella europea.

All’Hertha finalmente si guarda al futuro con ottimismo e visto il feeling con Michael Preetz questa volta Labbadia potrebbe finalmente avere il tempo di costruire. Bruno l’”aggiusta-tutto” ha già conquistato Berlino.