1997: il Dortmund, la Juve e la rivincita degli ex

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Gli anni Novanta, in Germania, sono stati caratterizzati principalmente dalla lotta al vertice tra Bayern Monaco e Borussia Dortmund, con l’inserimento, di tanto in tanto, di compagini all’epoca molto ben attrezzate quali Stoccarda, Werder Brema e Kaiserslautern. Sono stati, quelli, gli anni della rinascita del BVB, che, prima di alzare al cielo il Meisterschale nel 1995, aveva dovuto aspettare ben 32 anni giacché l’ultimo titolo era stato vinto nel 1963, anno in cui il campionato tedesco era ben diverso da quello a cui assistiamo oggi, vista la divisione post-bellica della nazioneArtefice del successo dei gialloneri fu Ottmar Hitzfeld, il quale portò il club della Ruhr a ripetersi anche nella stagione successiva, 1995/96, battendo in volata gli storici rivali bavaresi. Il 1997, dunque, può essere definito come quello della consacrazione del Dortmund di Hitzfeld.

Nell’estate 1996 il BVB cede il difensore Bodo Schmidt al Colonia, il centrocampista ceco Patrik Berger al Liverpool, e l’attaccante uruguaiano Ruben Sosa, ex Lazio e Inter, agli spagnoli del Logroñés; alla corte di Hitzfeld ecco giungere, al contrario, il difensore René Schneider (Hansa Rostock), il centrocampista russo Vladimir But (Chernomorets Novorossijsk), quello scozzese Paul Lambert (Motherwell) e, soprattutto, il portoghese Paulo Sousa dalla Juventus.

Quel BVB è legato, indissolubilmente, e nel destino, proprio alla compagine bianconera: nelle sue fila, infatti, vanta già Júlio Cesar, stopper brasiliano in bianconero dal 1990 al 1994; il compagno di reparto Jürgen Kohler, juventino dal 1991 al 1995; Stefan Reuter, terzino destro passato per Torino nella stagione 1991-1992 e l’attaccante Andreas Möller, punto di forza della Juventus dal 1992 al 1994. A loro, come detto, si aggiunge Paulo Sousa.

La squadra è ottima: vanta un portiere del calibro di Stefan Klos; un libero come l’ex interista Matthias Sammer, che in quella stagione, grazie anche alla vittoria degli Europei 1996 in Inghilterra con la Germania, vince il Pallone d’Oro; a centrocampo c’è il totem, Michael Zorc, capitano-goleador della formazione giallonera, che, in attacco, schiera una temibile coppia formata dallo svizzero Stéphane Chapuisat e da Karl-Heinz Riedle, visto in Italia con la Lazio.

Dietro di loro, un giovanissimo, all’epoca appena 20enne, Lars Ricken, il quale, come vedremo, risulterà devastante nel finale di stagione. Nonostante tutte queste premesse, la stagione 1996/97 per il Borussia Dortmund inizia in maniera altalenante. Il 3 agosto 1996, ai calci di rigore, i gialloneri vincono la Supercoppa di Germania contro il Kaiserslautern ma appena 6 giorni più tardi perdono 3-4 dopo i tempi supplementari contro il Wattenscheid e vengono eliminati dalla Coppa di Germania.

In Bundesliga è lo Stoccarda a sprintare in avvio, poi si assiste alla rimonta del Bayern Monaco, allenato da Giovanni Trapattoni, che si laurea campione d’inverno. Il BVB tenta una rimonta, riesce a superare persino in classifica i bavaresi, poi, però, cede alla distanza e si fa superare, nel finale di stagione, dal Bayer Leverkusen, che giunge secondo, e si deve ‘accontentare’ di un terzo posto, a -8 dalla vetta, anche perché, nel frattempo, si era alimentato il sogno Champions League per gli uomini di Hitzfeld.

Inserito nel Gruppo B con Atlético Madrid, Widzew Lodz e Steaua Bucarest, il Borussia Dortmund si qualifica agevolmente alla seconda fase dove elimina, nel doppio confronto, i francesi dell’Auxerre ai quarti di finale e, successivamente, il temibile Manchester United in semifinale, con un doppio 1-0: René Tretschok decide l’andata al Westfaletadion, il già citato Ricken il ritorno nel teatro dei sogni dell’Old Trafford. È finale, proprio contro la Juventus, che ha fatto fuori l’Ajax di Louis van Gaal.

I bianconeri di Marcello Lippi sono campioni in carica in Champions, avendola alzata dodici mesi prima, al cielo di Roma, al termine della finale vinta ai calci di rigore proprio contro i ‘Lancieri’ di Amsterdam. Stavolta, invece, la sorte sorride alla compagine tedesca che, esattamente come era stato per la Juventus nel 1996, gioca ‘in casa’ l’atto finale della competizione, sebbene su un terreno non propriamente amico.

Il 28 maggio 1997, infatti, Borussia Dortmund-Juventus si disputa sì in Germania, ma all’Olympiastadion di Monaco di Baviera, in casa degli odiati rivali del Bayern, i quali, campanilisticamente, si schierano dalla parte dei bianconeri. La sfida appare obiettivamente impari: il BVB è forte e in Champions ha fatto vedere grandi cose, ma quella Juventus è, probabilmente, una delle migliori squadre del decennio, infarcita di campioni e pronta a fare il bis in coppa.

La vicenda, però, è andata ben diversamente e se, ancora oggi, la Juventus cerca di vincere quella Champions League che manca dal 1996 è perché quel Borussia Dortmund nel 1997 ha venduto cara la pelle e, soffrendo e stringendo i denti, ha fatto sua la contesa. Al 29’, spiovente dalla destra in area di rigore bianconera, Riedle controlla di petto e in diagonale supera Angelo Peruzzi sotto rete per il vantaggio giallonero.

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Fonte: Getty/Onefootball

Cinque minuti più tardi, angolo di Möller, stacco di testa di Riedle e raddoppio BVB. La partita è ormai segnata, sebbene la Juventus provi a riaprirla: Zinedine Zidane centra un palo, viene annullato un gol a Vieri per fallo di mano, quindi è Alessandro Del Piero, al 65’, a ridare ossigeno alle speranze bianconere andando in gol, di tacco, su assist dalla sinistra del croato Boksic. Il BVB, però, è intenzionato a non farsi trovare impreparato al suo appuntamento con la gloria.

Al 71’, sugli sviluppi di un veloce contropiede, Möller, ancora lui, lancia in campo aperto Ricken. Il talento tedesco vede Peruzzi fuori dai pali e, ben fuori dall’area di rigore, lo supera con un delizioso pallonetto che gonfia la rete dell’Olympiastadion e regala, di fatto, al BVB la prima e finora unica Champions League della sua storia. Quella del 1997 la grande vittoria di Hitzfeld, di capitan Zorc, di Riedle e Ricken, ma, soprattutto, dei cinque ex bianconeri nella fila del Dortmund.

Il regista portoghese Paulo Sousa, scaricato dalla Juventus dopo appena due stagioni poiché ritenuto troppo lento e compassato per il calcio italiano, si prende una bella rivincita, vincendo la seconda Champions League consecutiva, con squadre diverse. Dovranno passare altri 17 anni per rivedere il BVB in finale di Champions League: accadrà, come noto, nel maggio 2013, a Wembley, nella sfida tutta tedesca contro il Bayern Monaco. Questa però è tutta un’altra storia…

🎥 La follia del portiere: dove va Casteels?

casteels

Siparietto piuttosto curioso quello che è andato in scena nelle fasi iniziali di Bayer Leverkusen-Wolfsburg. Sul punteggio di 0-0, prima che gli ospiti dilagassero fino all’1-4 finale, i ragazzi di Bosz stavano imbastendo l’azione offensiva, quando si sono accorti che il portiere avversario, Koen Casteels stava… passeggiando.

Prima di diventare uno dei protagonisti della partita con diversi interventi importanti, infatti, il portiere belga ha rischiato di rovinare sul nascere la serata dei compagni. Probabilmente sovrappensiero, Casteels non si è accorto che gli avversari avevano riconquistato il pallone, e quando le telecamere hanno seguito l’azione lo hanno trovato ai limiti della propria area, passeggiando spensierato.

Per fortuna la svista non ha avuto risvolti pesanti: l’attacco delle aspirine non ha portato a nulla di concreto grazie alla deviazione di e alla fine del primo tempo il Wolfsburg è riuscito a sbloccare il match, dilagando poi nella ripresa. Una larga vittoria su un campo difficile, che permette probabilmente ai ragazzi di Oliver Glasner di archiviare il peculiare episodio con una risata.

Il futuro di Favre al Dortmund: le certezze e l’ombra di Kovac

Favre Dortmund

La sconfitta nel Klassiker ha spento i sogni di gloria del Borussia Dortmund, anche per stessa ammissione dei protagonisti. L’idea generale è che 7 punti a 6 giornate dal termine non siano recuperabili e che il campionato sia ormai andato. Nonostante questo, il futuro di Lucien Favre sembra poter essere ancora sulla panchina del Dortmund. Nonostante i dubbi che lui stesso avesse manifestato – o almeno, così sembrava – al termine della partita col Bayern, a caldo.

Favre con il Dortmund ha un contratto fino al 2021, ma dopo il Klassiker ha rilasciato una dichiarazione relativamente al suo futuro sulla panchina del BVB che ha ovviamente aperto a tantissimi scenari.

“Penso che parlerò del mio futuro tra un paio di settimane”.

Nelle sue esperienze precedenti in Germania, ovvero Hertha Berlino e Mönchengladbach, Favre aveva deciso autonomamente di dimettersi. La frase ha ovviamente fatto pensare nuovamente a quell’intenzione. Nel dubbio, il giorno successivo, Favre ha voluto fare chiarezza affermando che non intende lasciare il Dortmund e che le cose ‘che dirà’ saranno soltanto un punto sulla stagione con il club.

La dirigenza del Dortmund, secondo quanto detto alla stampa tedesca, sarebbe molto soddisfatta del lavoro fin qui svolto da Favre nella seconda parte stagione. Nonostante la sconfitta nel Klassiker, il suo posto non sembra in discussione, almeno dal loro punto di vista. Anche Favre a ‘Sky Sport’ ha spiegato che non ha intenzione di andarsene e che le sue parole sono state fraintese.

“Non penso di mollare affatto. Siamo tutti delusi, ma le mie parole nell’intervista subito dopo la partita sembrano essere state fraintese. Ho dovuto solo rispondere alle domande. Non è questo il momento per fare il punto sulla stagione, ma tra alcune settimane. Ho ancora da fare. Ho un contratto, lo voglio rispettare. Qui mi piace, è un bell’ambiente. Voglio restare”.

Comunque qualcuno, come Lothar Matthäus e ‘Sport Bild’, avrebbe già identificato il sostituto in caso di divorzio improvviso: Niko Kovac. L’ex allenatore del Bayern Monaco, licenziato a novembre e rimasto senza panchina nonostante gli accostamenti continui all’Hertha Berlino. L’ex Bayern e Inter, opinionista di ‘Sky Sport’, lo ha dichiarato nel post partita.

“Appena ho sentito quella frase, ho immediatamente pensato: va via Favre, arriva Niko Kovac. È stato il mio primo pensiero”.

Un pensiero che si allinea totalmente ai report diffusi dal settimanale tedesco, secondo il quale ci sarebbero già stati dei contatti tra i gialloneri e il croato per prendere il timone la prossima stagione. Favre smentisce. La suggestione Kovac, dunque, si smorza. Ma l’ombra rimane.