Un 2020 da incubo: la crisi senza fine dello Schalke

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L’interruzione causata dall’emergenza COVID-19 poteva essere un’occasione – per quanto sfortunata – per le squadre in difficoltà di limare i difetti, schiarirsi le idee e provare a dare un senso diverso al finale di stagione. Non è stato così per lo Schalke 04, che ha ripreso la Bundesliga proprio come l’aveva finita: in maniera rovinosa, attraversando una profonda crisi di risultati. Per i Knappen sono arrivate tre pesantissime sconfitte nel giro di 10 giorni, che hanno alimentato l’emorragia già largamente in corso.

Prima il poker incassato dal Borussia Dortmund nel sentitissimo derby della Ruhr, poi lo 0-3 arrivato contro un Augsburg tutt’altro che in periodo di grazia, che non ha avuto nessun problema nel dominare la Veltins-Arena deserta. Per avere una dimensione dell’impresa, la squadra di Heiko Herrlich veniva da una sola vittoria e un pareggio nelle precedenti 10 di Bundesliga, e storicamente l’Augsburg era riuscito a battere i Königsblauen una sola volta negli ultimi 17 scontri. Infine, la sconfitta contro il Fortuna Düsseldorf, terzultimo.

Uno scenario così desolante non è una novità per i tifosi dello Schalke, almeno parlando degli ultimi mesi. Eppure, i ragazzi di Wagner avevano chiuso il girone di andata (e il 2019) in buona posizione. Nonostante la tegola legata all’addio di Nübel, il quinto posto faceva ben sperare. Anche le dirette concorrenti non erano lontane: a pari punti il Dortmund, a +3 il Bayern e a +7 il Lipsia capolista.

Da gennaio in poi, però, le strade delle due formazioni della Ruhr si sono drammaticamente divise: se il BVB ha spiccato il volo sulle ali di Haaland, e tuttora si trova in corsa per il Meisterschale, i Knappen sono crollati vertiginosamente. Dopo la prima vittoria contro il Borussia Mönchengladbach (un 2-0 firmato da Serdar e Gregoritsch) è arrivata la caduta per 5-0 all’Allianz Arena, per mano del Bayern Monaco di Flick. Da lì, blackout totale: in quest’anno solare solo il Paderborn, con la bellezza di sei punti in dieci partite, ha fatto peggio. Non solo, lo Schalke 04 è per distacco la squadra peggiore per differenza reti: nelle ultime 10 partite sono 24 i gol incassati e solo 3 quelli segnati. Quattro pareggi e sei sconfitte rappresentano ovviamente la peggior striscia di risultati dell’anno, superando le otto partite senza vittoria della scorsa stagione.

Ad abbattere il morale dello spogliatoio, però, non sono state soltanto le pesanti vittorie mancate contro squadre sulla carta inferiori come Mainz, Colonia e lo stesso Paderborn. Un fattore determinante sicuramente è l’enorme viavai dell’infermeria negli ultimi mesi. Nel girone di ritorno Wagner ha dovuto fare a meno, nell’ordine, di Sané, Stambouli, Harit (che si è poi infortunato di nuovo contro il Dortmund), McKennie, Raman, Kenny, Kutucu, Schubert, Serdar, Caligiuri, Miranda, Mascarell, Kabak e Todibo. Infortuni più o meno gravi, con convalescenze comprese tra qualche giorno e diversi mesi, che nel complesso hanno soprattutto acuito la sensazione di instabilità ed incertezza che avvolge la squadra. Oltre ovviamente a costringere l’allenatore a continue variazioni tecnico-tattiche. La stabilità della leadership non ha aiutato: dopo il passaggio al Bayern Nübel ha perso la fascia, passata sul braccio di Mascarell, e il posto da titolare. Uno scossone.

Insomma, quando lo Schalke sembrava aver toccato il fondo, è precipitato ancora più giù. Anche senza la contestazione dei tifosi allo stadio, l’umore dei fan a Gelsenkirchen è oramai chiaro a tutti. Sicuramente il primo a finire sul banco degli imputati è proprio David Wagner, che sembra aver perso di mano la squadra, ma le sue molte colpe sono comunque mitigate da tanti alibi. Anche a livello dirigenziale – una dirigenza rinnovata un anno fa – ci sarà da interrogarsi, confrontarsi e tracciare un percorso per il futuro prossimo: non tutto è perduto, e in fin dei conti il sesto posto del Wolfsburg (sinonimo di sicura qualificazione alla prossima Europa League) dista solo cinque punti. Ma i Knappen devono riprendere in mano il proprio destino, e devono farlo ora.

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