Il panico di Favre, la freddezza del Bayern: le due facce del Klassiker

Klassiker

Lo splendido goal di Joshua Kimmich, il beffardo pallonetto che scavalca Bürki, rimarrà per anni negli highlights della Bundesliga. Decontestualizzato dal Klassiker di ieri, ne rimarrà la bellezza – smisurata, ci mancherebbe – ma non il significato. Simbolicamente, un Meisterschale che ormai sembra sempre più indirizzato verso la Baviera. Nella realtà dei fatti, uno spartiacque. L’evidenza di un divario di freddezza e lucidità tra le due squadre che ancora non è stato colmato dall’addio di Jürgen Klopp.

I minuti che decidono il Borussia Dortmund-Bayern Monaco più strano di sempre, il primo a porte chiuse, sono quelli tra la fine del primo tempo e l’inizio del secondo. Il minuto chiave è il 43′, quando Kimmich controlla, legge in un decimo di secondo la situazione, realizza che Bürki è leggermente avanti (“avevamo notato che spesso stava un passo avanti rispetto alla linea”, ha detto) e con un gesto tecnico meraviglioso lo scavalca. Circondato da avversari, con tempo e spazio ridotti al minimo. Gesto di personalità, non l’unico della sua carriera. Tutto cambia. Il Borussia Dortmund perde le certezze che fino a pochi minuti prima si era costruito. A parte quella che Alphonso Davies avrebbe recuperato chiunque avesse tentato una progressione nella sua zona. Quella è rimasta.

Favre aveva puntato su quell’aspetto, sulle certezze. Testimonia la scelta di presentarsi per la terza volta di fila con la stessa formazione, anche a costo di prendere scelte in qualche modo impopolari. D’altro canto, parlavano i fatti: 4-0 allo Schalke e 2-0 al Wolfsburg mettendo in mostra una buona condizione fisica. Con scelte azzardate tipo la coppia Dahoud-Delaney. Scelta obbligata, diventata solida nel giro di poco. E fino al 40′ del Klassiker, a voler vedere, le certezze stavano anche abbastanza in piedi. Nonostante qualche sbavatura soprattutto di Brandt e Haaland, due degli uomini più attesi e due delle maggiori delusioni. Impensabile pretendere perfezione e pulizia tecnica giocando a livelli di altissima intensità.

Poi, il goal. Che tramortisce il Borussia Dortmund. Più di tutti, tramortisce Lucien Favre. Accende la spia del panico. Frena l’entusiasmo delle ultime 6 vittorie consecutive, dei 5 clean sheet, dei 15 goal. Fa praticamente lo stesso effetto del goal di Neymar che sblocca PSG-Dortmund di Champions League, l’ultima gara prima che il Coronavirus fermasse il mondo per due mesi. Finisce che il Borussia, ancora con 45 minuti da giocare e le possibilità tecniche per provare a pareggiare, si sente già spalle al muro senza esserlo. E Favre perde la lucidità.

La doppia sostituzione nell’intervallo si rivela un boomerang. Dovrebbero entrare Jadon Sancho ed Emre Can, due top player. Entrano una controfigura e mezza. Il primo non si accende e lascia denotare una condizione fisica rivedibile, la stessa che aveva spinto il tecnico svizzero all’esclusione nelle due partite precedenti.  Il secondo fa fatica a trovare i tempi con Dahoud – e grazie, non ci aveva mai giocato – rivelandosi un downgrade rispetto al solido Delaney del primo tempo. E anche se lo stesso Brandt non era sembrato brillante come era stato contro lo Schalke, sembrava ancora essere il miglior creatore di gioco a disposizione del BVB. Panico, spalle al muro. Dentro ‘quelli forti’, a prescindere. Sensato, in condizioni normali. Meno logico, in un Klassiker così particolare.

Dall’altra parte, Flick prima di cambiare qualcosa aspetta il 73′. Poi spende gli ultimi due cambi tra l’85’ e l’87’ per avere maggior freschezza, togliendo due giocatori che nei giorni precedenti non erano stati benissimo come Boateng (acciaccato contro l’Eintracht) e Gnabry (aveva saltato delle sedute). Dopo un primo tempo chiuso in vantaggio ma giocato spesso in sofferenza – attenuata dall’esistenza di un 2000 canadese – avrebbe avuto qualche ragione in più per cambiare rispetto al collega. Saggiamente, però, non ha voluto minare gli equilibri sottili che governavano la partita. Il secondo tempo, il raddoppio spesso sfiorato, gli ha dato ragione.

La differenza del Klassiker, i 7 punti che separano in classifica il Borussia e il Bayern, stanno tutti lì. Nella capacità del Bayern di mantenere la lucidità, nell’ansia del risultato che ha colto Favre, che lo ha spinto a cambiare nel peggior momento possibile, dando anche un messaggio alla squadra che si sarebbe rivelato sbagliato. Ancora una volta, il Dortmund entra in modalità panico e non ne esce più. Ancora una volta, il Klassiker è del Bayern. Ancora una volta, la festa sarà in Baviera.

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