5 motivi per non perdersi il derby Hertha-Union Berlino

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Il trentennale della caduta del Muro di Berlino che si sarebbe celebrato di lì a poco e il primo scontro in assoluto in Bundesliga tra Hertha e Union avevano caricato di adrenalina e fascino il derby della capitale tedesca del 2 novembre. La cornice dello Stadion An der Alten Försterei, il rigore di Polter oltre il 90’ al termine di una partita tesa e bloccata, e i momenti di tensione a fine match con tanto di Gikiewicz a muso duro contro i suoi stessi supporter hanno poi, a loro modo, consegnato alla storia il primo titolo di Stadtmeister berlinese della nuova era. Un girone dopo, il mondo si è scoperto fragile e vulnerabile. Il calcio, come la quotidianità, è stato stravolto, ma tra incertezze, protocolli da rispettare, leghe chiuse anticipatamente, il Fußball sta provando a tracciare la via con gli occhi di tutti puntati. Ecco perché, pur senza tifosi, ci sono almeno cinque validi motivi per vedere il derby di ritorno tra Hertha e Union.

1 – Perché l’Hertha non ha mai vinto in casa. Proprio così. Nei due derby precedenti giocati all’Olympiastadion, l’Hertha contro l’Union non ha mai portato a casa l’intera posta in palio. Scottante, addirittura, la sconfitta al primo scontro assoluto nello stadio che è stato teatro delle Olimpiadi del 1936: il 5 febbraio 2011 si impongono quelli dell’Est per 2-1. Vantaggio dell’Hertha con Hubnik al 13’, pareggio dell’attaccante Mosquera al 37’ con un gol magistrale da fuori area e rete della gloria del capitano Mattuschka, su punizione, al 71’. Sempre alla 21^ giornata di Zweite si è giocata anche la stracittadina nel 2013: 2-2 davanti a 74.244 spettatori con l’Union che va sopra di due gol con Terodde e Nemec prima di farsi riacciuffare nel finale da Ramos e Ronny (anche lui su delizioso calcio di punizione al 86’). Nel complesso dei cinque scontri diretti, il bilancio è di due vittorie del club di Köpenick, due pareggi e una vittoria per quelli dell’Ovest.

2 – Perché è una sfida salvezza. Alle 20.30 di venerdì 22 maggio, orario e giorno dell’attesa sfida, l’Hertha metterà il piede in campo con un punto di vantaggio in classifica sui rivali: 31 contro 30, undicesima contro dodicesima. Se negli anni precedenti il missmatch in classifica era ampio con quelli di Charlottemburg in costante lotta per la promozione diretta dalla Zweite alla Bundes, questo derby si carica di un’ulteriore importanza. Vincerlo o limitare i danni può allentare la pressione per entrambe le società nelle restanti sette giornate: l’Hertha sembra aver giovato della cura Labbadia con la vittoria pesante in trasferta 3-0 sull’Hoffenheim dell’ultimo turno, ma ha ancora sul groppone le sconfitte tremende in casa contro Colonia (5-0) e Mainz (3-1). L’Union non vince dal 24 febbraio, successo anch’esso vitale 2-1 in casa dell’Eintracht;

3 – Bruno Labbadia è tornato. Pal Dardai, Ante Covic, Jürgen Klinsmann, Alexander Nouri e Bruno Labbadia. No, non è un discreto quintetto di qualche charity match di calcio a cinque, ma è la successione cronologica degli allenatori che da giugno 2019 si solo alternati con amare fortune sulla panchina dell’Hertha. Quasi un anno fermo dopo la parentesi Wolfsburg salvato nel 2018 attraverso i playoff per non retrocedere e portato fino al sesto posto nel 2019, a Labbadia la parte blu di Berlino si affida per riscattare una stagione turbolenta. E le premesse ci sono tutte: dopo la pandemia di Covid-19, alla sua prima uscita ufficiale, l’ex attaccante ha condotto i suoi ragazzi a sbancare la Wirsol Rhein-Neckar-Arena. E poi da giocatore, con la maglia del Karslruher tra il 2001 e il 2003 ha segnato tre gol all’Union Berlino.

4- Perché in campo ci saranno il miglior assistman in Europa e l’attaccante che segna da 15 anni in Bundes. Lo dicono i numeri, non noi. Christopher Trimmel è una sentenza dai calci da fermo. Il terzino austriaco, capitano degli Eisernen, ha realizzato nove assist in stagione, sei arrivano da corner e due da punizioni. In giro per l’Europa al momento nessuno è riuscito a eguagliarlo o a fare di meglio, complici anche i campionati ai box: solo Trent Alexander-Arnold, terzino del Liverpool, si avvicina con cinque corner e una punizione, su un totale di 12 assist. Lato Charlottenburg, invece, Vedad Ibisevic con la rete del 2-0 contro l’Hoffenheim, sua ex squadra, ha segnato un nuovo record diventando l’unico uomo ad aver impresso il suo nome sul tabellino dei marcatori in ogni anno solare nelle ultime 15 stagioni di Bundesliga. Per il bosniaco di 35 anni e con oltre 330 partite di campionato tedesco alle spalle, un vizio iniziato il 4 novembre 2006 con la rete contro lo Stoccarda.

 

5 – Perché è sempre un buon motivo per ripassare la storia. Rivalità, derby, antagonismi, certo, ma anche amicizia e solidarietà. Lo scontro Hertha-Union, Ovest contro Est, si è “inasprito” solamente negli ultimi decenni. Come visto, i precedenti tra i due club si contano sul palmo di una mano, complice l’andamento ascensore della società rosso-bianca che ha bazzicato nelle leghe inferiori per diversi anni. Ma anche e soprattutto per l’ingombrante presenza del Muro che ha portato a sviluppare antipatie inevitabilmente “interne”. Per questo, dagli anni Settanta fino al crollo della cortina, le due tifoserie berlinesi avevano un reciproco rapporto di stima: a Est si ascoltavano alla radio le partite dell’Hertha, all’Olympiastadion si udivano cori d’incitamento. Era il periodo degli “amici separati dal filo spinato”, al punto che sulla scia di questa positività ed euforia, il 27 gennaio 1990, a due mesi dall’abbattimento del Muro, si disputò il “Wiedervereinigungsspiel” ovvero la “partita della riunificazione”. Una storia nella storia che può vivere solo una città le cui famiglie e amicizie sono stante troncate di netto in una notte di metà agosto. Ma questo è il passato, il futuro dice altro: basti pensare che dall’anno prossimo l’Adidas vestirà l’Union in contrapposizione della partnership Nike-Hertha.

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