La resilienza di Thomas Hitzlsperger

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Direttore Hitzlsperger. A Stoccarda, i tifosi devono quasi sforzarsi per riconoscere l’autorità del loro nuovo Amministratore Delegato, che fino a dieci anni fa rivestiva il ruolo di leader in campo. Thomas Hitzlsperger, difatti, è stato una colonna degli Svevi per la seconda metà del primo decennio del duemila, in cui tra l’altro lo Stoccarda ha conquistato uno storico Meisterschale. Tra l’addio alla Bundesliga, nel 2010, ed oggi, una manciata di sfortunate esperienze (Lazio, West Ham, Wolfsburg ed Everton), tanti infortuni ed un ritiro prematuro ad appena 31 anni.

Soprattutto, però, nella storia recente di Hitzlsperger c’è un’intervista che è finita sulle copertine di mezza europa. L’8 gennaio 2014 Thomas affida alle pagine di Die Zeit la confessione della sua omosessualità, che genererà a cascata una serie di titoli grotteschi sui quotidiani  italiani (da ‘Hitzlsperger: «Putin, anche un gay sa fare gol»’ a ‘Hitzlsperger: «Sono gay», Tommaso Rocchi: «Non me ne ero accorto»’), a riprova di quanto il dibattito sportivo internazionale sul tema fosse fermo all’equivalente dell’età della pietra.
The Hammer, come lo chiamavano in Inghilterra, prova così ad abbattere il muro di omertà e tabù legato all’omosessualità nel calcio. Missione non facile, visto anche il pesantissimo precedente del suicidio di Justin Fashanu, nonché l’indivisibile legame tra questo sport e la retorica maschilista/machista.

Così, nella memoria comune un centrocampista completo e brillante (nel suo palmarès, oltre alla già citata Bundesliga, una finale persa ad Euro 2008 e una medaglia di bronzo ai mondiali in casa nel 2006) è diventato semplicemente “l’ex-calciatore gay”. Nonostante i progressi nel campo del sociale, nessun giocatore di spicco ha più ripetuto quel gesto, semplice quanto coraggioso, neanche dopo il ritiro. Hitzlsperger è rimasto l’unico baluardo di una categoria che tutti nel calcio professionistico fanno finta di non vedere, figuramoci riconoscere o tutelare.

Una tale attenzione mediatica dopo un finale di carriera avaro di soddisfazioni avrebbe fatto sbandare diversi personaggi. Invece, all’ombra della sagoma piazzata in prima pagina, la vita di Hitzlsperger è andata avanti col duro lavoro, sulle scrivanie dello Stoccarda, club a cui è stato profondamente legato nei suoi anni da calciatore. Consigliere dall’estate 2016, in pochi anni è passato alla carica di Direttore del Settore Giovanile e poi a quella di Direttore Sportivo, sino all’ultima promozione. Da pochi mesi Thomas Hitzlsperger è Amministratore Delegato del club, sostanzialmente in cima alla piramide del settore esecutivo della Mercedes-Benz Arena.

A meno di 40 anni, dunque, l’ex-centrocampista è alla guida di quella che, nonostante i problemi del passato recente, rimane una delle squadre più iconiche del calcio tedesco. Con la certezza di sapere come superare ogni ostacolo che gli si dovesse parare davanti.

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