La responsabilità della Bundesliga

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“Abbiamo una grande responsabilità, tutto il mondo guarda alla Bundesliga ora. Dobbiamo stare attenti a ogni singolo dettaglio”.

Manuel Neuer, uno dei massimi esponenti e rappresentati del calcio tedesco, ha riassunto in poche parole il concetto chiave che accompagnerà le prossime giornate di campionato. Perché sì, finalmente ci siamo. Dopo circa due mesi dalla chiusura, la Bundesliga ha fissato una data per la ripresa: 15 maggio. Mentre altri riprendono a muovere i primi passi sui campi d’allenamento, cosa che la DFL ha concesso già un mese fa. Mentre altri hanno calato definitivamente la serranda, ipotesi che in Germania non è stata neanche lontanamente presa in considerazione.

Sarà una ripartenza ovviamente diversa, senza la parte che forse più di tutte rappresenta il calcio tedesco: l’atmosfera, il calore dei tifosi, il colore delle curve. Gli stessi che in gran parte hanno fatto sentire la propria voce contro chi ha deciso di tornare in campo senza di loro, leggasi Federazione, Lega e Governo. Dall’altra parte i club, le società, le quali avevano bisogno di tornare in campo per necessità economiche prima che tecniche, perché era l’unico modo efficace per affrontare “la più grande crisi del calcio tedesco da molti anni a questa parte”, come l’aveva inquadrata Aki Watzke, CEO del Borussia Dortmund, appena lo stop era stato deciso.

L’allarme insolvenza di altri club storici ha fatto il resto. Il calcio tedesco non si poteva permettere di perdere Schalke 04 e Karlsruher, due delle squadre che, secondo la stampa tedesca, hanno maggiormente rischiato di arrivare al crollo. Dai giornali tedeschi è stato fatto anche il nome del Mainz, fino a tre mesi fa considerabile un esempio virtuoso per la gestione delle risorse e il lavoro fatto sulle strutture. La DFL ha fatto la sua parte stringendo accordi economici che avrebbero salvato tutti i club anche in caso di sospensione della stagione in corso, ma il rischio di doversi affidare ancora per svariati mesi ai ‘Geisterspiele‘, le tanto odiate ‘partite fantasma’ senza il pubblico sugli spalti, avrebbe potuto rimettere diversi club sull’orlo del precipizio tra un anno. Punto e a capo.

“I club non sarebbero sopravvissuti se ci fossimo fermati fino a quando i tifosi potranno tornare a popolare gli stadi”, ha ribadito Watzke dopo l’ufficialità della ripartenza.

Le società avevano bisogno di incassare i diritti tv della stagione 2019/20, la tanto discussa ‘ultima rata’ che alcuni network, secondo diversi organi di stampa tedeschi, non avrebbero voluto nemmeno pagare se il campionato non fosse ripartito. Secondo l’ultimo report della DFL, nella stagione 2018/19 i diritti tv hanno rappresentato il 37% dei ricavi totali di Bundesliga e Zweite. Il bilancio.

La DFL ha sentito l’immediata esigenza di muoversi verso la ripartenza di un campionato, stendendo un protocollo in largo anticipo rispetto a tutto il resto del mondo: già intorno a metà aprile la bozza era finita sulle prime pagine. Il piano per la ripresa è partito immediatamente dopo lo stop. Non sappiamo precisamente in quale giorno sia stata istituita la task force guidata dal dottor Tim Meyer che lo ha redatto, ma è facile credere che l’idea di ripartire fosse già nella testa di tutti il giorno stesso in cui si è decisa la sospensione.

Oggi, a una settimana dal nuovo ‘via’ della Bundesliga, tutto il mondo guarda e prende spunto a quel protocollo di 41 pagine che ha permesso a uno dei top campionati europei di tornare in campo, scritto da medici e approvato dai responsabili della sanità del Governo. Un protocollo da rispettare rigidamente: chi lo infrangerà, rischia grosso. Chiedere a Salomon Kalou, sospeso dall’Hertha dopo aver girato un video negli spogliatoi mentre violava le norme di sicurezza. Un protocollo che tra pochi giorni ci permetterà di sederci sul divano e seguire uno Schalke-Dortmund, un Union-Bayern.

E pazienza se, per un po’, non sarà la stessa cosa: gli spalti vuoti di oggi permetteranno di riassaporare la solita atmosfera domani. Perché senza i Geisterspiele la Bundesliga come la conoscevamo potrebbe non esistere più.

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