Dal Real Madrid alla Regionalliga: i rimpianti di Schorch

schorch saarbrucken

Dal Real Madrid alla Regionalliga, la quarta serie tedesca, in soli undici anni? È possibile, se ti chiami Christopher Schorch, e, complice una vita sportiva fatta di tante cadute e numerosi infortuni, non riesci a rispettare le previsioni della vigilia. Quelle che ti additavano come un predestinato del calcio.

Ma andiamo con ordine: nato a Halle an der Saale il 30 gennaio 1989, Schorch muove i primi passi nella squadra della sua città salvo poi passare, a 15 anni, nelle giovanili dell’Hertha Berlino. Nella Capitale resta tre stagioni: dal 2004 al 2007 il suo nome resta cerchiato in rosso sui taccuini dei talent scout delle migliori squadre d’Europa.

Schorch, infatti, si affaccia nelle selezioni giovanili della Germania, viene contattato da osservatori di altre squadre della Bundesliga (su tutte il Wolfsburg), ma è con l’Hertha Berlino che, il 23 febbraio 2007, riesce ad esordire nel calcio professionistico, giocando gli ultimi 13’ della partita pareggiata 0-0 in trasferta contro lo Stoccarda.

Si ripeterà, poi, il 3 marzo dello stesso anno, entrando a 4’ dalla fine in occasione di Hertha-Bayern 2-3. Rompe con i berlinesi per ragioni economiche, non trovando l’accordo per il nuovo contratto e nell’estate 2007 si presenta, per Schorch, l’occasione più grande della sua carriera: lo cerca il Real Madrid, seriamente intenzionato a portarlo in Spagna poiché desideroso di assicurarsi il difensore centrale del futuro.

Com’è andata la trattativa con le Merengues, lo ha spiegato lo stesso Schorch, di recente, in un’intervista a Goal.com:

“Ero seduto a casa mia e mi arriva una chiamata da un numero sconosciuto. Rispondo, e la persona dall’altro capo del telefono, in inglese, mi fa: ‘Qui è Predrag Mijatovic (all’epoca dirigente del Real Madrid, n.d.r.): ti voglio amico mio’. Io ho risposto: ‘Sì, sì, certo’. E ho riattaccato”.

In Spagna, però, Schorch ci è poi volato veramente, dopo aver appurato che l’interesse dei ‘Blancos’ era reale e concreto. Due anni nel Real Madrid Castilla, nei quali Schorch gioca con Dani Parejo (oggi capitano del Valencia), Alberto Bueno (“Ho pensato che sarebbe esploso”, ha detto di lui il tedesco) e i fratelli Juanmi e José Callejón, dei quali soltanto il secondo ha poi fatto strada.

Schorch, però, torna in patria nel 2009, firmando per il Colonia, alla ricerca del suo posto al sole. A Berlino aveva conosciuto e giocato con Jérôme Boateng, nelle Giovanili della Germania gioca con Toni Kroos e Thomas Müller. Loro riescono ad imporsi nel grande calcio, Schorch no. Anche perché a Colonia si procura, nel marzo 2010, una lesione del legamento crociato che lo mette fuori causa per 6 mesi.

Si lacererà, successivamente, un tendine nel 2011, avrà problemi ad una rotula nel 2012 e si lesionerà un altro tendine nel 2013, saltando, di fatto, oltre 50 partite con la formazione della Renania Settentrionale. A quel punto, a 24 anni, la carriera di Schorch ha imboccato una vertiginosa parabola discendente: indossa le maglie di Energie Cottbus e Bochum in 2. Bundesliga, Duisburg in 3. Liga e FSV Frankfurt in Regionalliga Südwest, scivolando sempre più verso il basso.

Dopo un’esperienza nella fila del KFC Uerdingen, Schorch firma quindi un contratto biennale con il Saarbrücken all’inizio di questa stagione. Qui, nel Saarland, nel capoluogo ai confini con la Francia, ha trovato, forse, la sua miglior dimensione, giocando con continuità e risultando spesso decisivo per le sorti della sua squadra. Il Saarbrücken di Lukasz Kwasniok, 38enne tecnico di origine polacche, si è reso artefice di un piccolo miracolo stagionale.

I nerazzurri, infatti, si sono arrampicati fino alle semifinali del DFB-Pokal, la coppa di Germania, eliminando nell’ordine Jahn Regensburg, Colonia, Karlsruhe e Fortuna Düsseldorf, sempre con Schorch protagonista, in una sfida, quest’ultima, dove il portiere Daniel Batz ha parato ben 5 calci di rigore! Schorch e compagni, adesso, sono attesi dalla sfida interna contro il Bayer Leverkusen.

Una partita che potrebbe regalare ulteriore gloria al gruppo e, al centrale che tanto aveva incantato nei primissimi anni della sua carriera, un’occasione per alimentare i rimpianti di una carriera che avrebbe potuto essere di grido e che invece così non è stata. “Mi piacciono gli animali, non avessi fatto il calciatore forse avrei aperto uno zoo”, ha rivelato Schorch. E non è detto che, una volta appesi gli scarpini al chiodo, non riesca a realizzare almeno uno dei suoi sogni adolescenziali. Come era, senza dubbio, quello di vestire la maglia del Real Madrid.

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