Il miracolo di Sforza e compagni: il Kaiserslautern 1998

kaiserslautern 1998

“Otto Rehhagel è un allenatore buono per molte squadre nel mondo, ma non per un club di livello mondiale”. Con queste parole Uli Hoeneß, alla fine di aprile del 1996, aveva esonerato Otto Rehhagel, dopo una sconfitta con l’Hansa Rostock che aveva compromesso il cammino del Bayern Monaco verso il Meisterschale. L’ex tecnico del Werder Brema disoccupato ci rimane solo un paio di mesi. A metterlo sotto contratto in estate il Kaiserslautern, che nel 1998 avrebbe poi portato a compiere un’impresa epocale.

I Diavoli Rossi sono reduci dalla vittoria in Coppa di Germania contro il Karlsruhe, ma soprattutto dalla prima retrocessione della loro storia. Una “discesa”, arrivata in maniera dolorosa, con una rete subita a sette minuti dalla finale dell’ultima partita contro il Bayer Leverkusen. Avevano pianto in tanti a Kaiserslautern, compreso Andreas Brehme, l’uomo partita della finale mondiale del ’90, che nell’intervista post partita con le lacrime agli occhi era stato consolato da Rudi Völler, suo amico e compagno di Nazionale.

 

Rehhagel l’ha voluto il presidente Friedrich. Hanno giocato insieme, proprio al Kaiserslautern sul finire degli Anni Sessanta e ‘Atze’ l’ha scelto per una ragione precisa. “Vorremmo una guida sotto il profilo sportivo che brilli per autorità assoluta – spiega il dirigente a Kickercon Krautzun vivevamo nell’insicurezza permanente”. E quando lo accoglie gli dice. “Qui puoi tornare a essere Otto”. Al primo allenamento al ‘Betzenberg’ ci sono 30mila tifosi. Otto, con qualche nuovo acquisto, come Ratinho, pescato in Svizzera dall’Aarau, e tanto dialogo costruisce una squadra non bella, ma organizzata ed efficace. L’anno in Zweite Liga è una cavalcata. La promozione non è mai di fatto in discussione. I Diavoli Rossi dominano a suon di gol. Il ritorno nella massima serie arriva con quattro giornate di anticipo, con un roboante 7-0 con VfB Lübeck. Il tecnico, che aveva fatto le fortune del Werder però ama avere le mani libere. Le competenze tra lui e il manager Hans-Peter Briegel non sono chiare. E tra i due scoppia una polemica. Otto dichiara “Il signor Briegel è ancora un apprendista in questo mestiere. Quando vincerà un titolo, mi potrà criticare”. La vince Rehhagel, che sta preparando il suo vero a capolavoro.

In estate arrivano Andreas Buck, Marian Hristov e ritorna Ciriaco Sforza. Lo svizzero ha giocato le due stagioni precedenti al Bayern Monaco (dove l’aveva voluto proprio Rehhagel) e all’Inter, dove sembrava aver perso, quello che al ‘Betzenberg’ avevano già ammirato tra il ’93 e il ’95. Tecnica, visione di gioco, eleganza. Al Kaiserslautern per la stagione 1997/1998 il calciatore famoso in Italia più per la citazione in un film è di nuovo però ritorna ai livelli precedenti il biennio nero. È lui il vero animo di un gruppo, che ha in Andreas Brehme, il capitano morale e Olaf Marschall, il finalizzatore. I “Diavoli Rossi” cominciano bene, Anzi benissimo. 1-0 al Bayern di Giovanni Trapattoni all’”Olympiastadion” con una rete a dieci minuti dalla fine del difensore danese Schjønberg e con Rehhagel che non sta più nella pelle dalla gioia.

Perdono la prima solo all’ottava giornata con il Werder Brema, poi dominano. Dopo il 26esimo turno il Kaiserslautern ha nove punti sulla seconda, ancora l’undici del Trap. Poi però per cinque partite gli uomini di Rehhagel non vincono più, pareggiando tre volte e perdendo due. La svolta è nell’anticipo della 32esima giornata con il Borussia Mönchengladbach. Se i Diavoli Rossi perdono il Bayern li può superare. Dopo mezz’ora i Fohlen sono avanti 2-0 e tutto sembra che giochi a favore dei bavaresi. Solo che Olaf Marschall decide di cambiare il corso del campionato e della Bundesliga. Poco prima della fine del primo tempo, accorcia sul 2-1 con un tiro da lontano. Poi su un’indecisione di Uwe Kamps pareggia e con un colpo di testa completa la rimonta. 3-2.

Metterà la firma anche nella partita successiva, nel 4-0 che distrugge il Wolfsburg e consegna il Meisterschale del 1998 al Kaiserslautern. Il “Piatto dei campioni” lo alzerà una settimana dopo ad Amburgo Ciriaco Sforza. Lo svizzero vorrebbe che lo facesse Brehme il capitano, ma Andy rifiuta. “È stato lui a trascinare la squadra”. I Diavoli Rossi ora languono in 3.Liga, ma nessuno come loro, è mai riuscito dal 1963 a vincere un campionato da neopromossa. Con Otto, specialista in miracoli.

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