La storia di Breno, promessa “di fuoco” del Bayern

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La campagna acquisti del Bayern Monaco nell’estate del 2007 si fregia di una serie di nomi altisonanti. Luca Toni, Miroslav Klose e Franck Ribery sono i principali innesti messi a disposizione di Ottmar Hitzfield, che si ritrova in mano anche due interessanti giovani dalla squadra B: Toni Kroos e Sandro Wagner. Quella rosa, che poteva già contare su giocatori del calibro di Podolski, Schweinsteiger e Lahm, conquiserà l’accoppiata Bundesliga-DFB Pokal nel 2008, ripetendosi anche nel 2010 e ponendo le basi per il triplete del 2013. E poi c’è Breno.

Gigante brasiliano, arrivato dal San Paolo ancora diciottenne, viene subito affiancato al connazionale Lùcio. Entrambi difensori centrali, entrambi dotati di grande atletismo ed ottimo gioco aereo, ai dirigenti del Bayern sembra di aver trovato l’accoppiata perfetta tra un giovane talentuoso e il suo analogo più esperto.

Le cose, però, non vanno come sperato, e l’investimento per il futuro profetizzato da Rummenigge non si rivelerà esattamente redditizio. Dopo i classici sei mesi di ambientamento, nella prima stagione intera giocata a Monaco il brasiliano non mostra i miglioramenti che molti si aspettavano da lui, limitandosi a una manciata di presenze tra campionato e Champions League. Per provare a ritrovare buone sensazioni, accetta la proposta del Bayern, che a gennaio 2010 lo spedisce in prestito al Norimberga, all’epoca penultimo in classifica. Se non altro, Breno trova subito minutaggio: sempre in campo nelle prime sei partite. La settima, tuttavia, lo condanna dopo mezz’ora di gioco: un contrasto gli provoca la rottura del legamento crociato del ginocchio. La conseguenza naturale è l’operazione chirurgica negli Stati Uniti, a cui segue una lunga riabilitazione.

Qui il giovane talento inizia a mostrare i primi segni di fragilità psicologica. Vittima della saudade brasiliana, tutt’altro che protagonista al Bayern, ora immobilizzato da un infortunio e costretto a casa. Breno flirta pesantemente con l’alcolismo, e precipita in uno stato depressivo. Così, le visite dallo psicologo iniziano ad affiancare quelle dal fisioterapista.
La luce, però, sembra tornare a scacciare le nubi: recuperato dall’infortunio, il brasiliano viene schierato in campo a novembre 2010, quando gioca quarantacinque minuti proprio contro il Norimberga, e poi ancora da titolare in tutte le successive sei partite. Qualche altro spezzone nel finale di stagione sembra dare fiducia alla sua seconda carriera, prima che tutto vada completamente in fumo.

La scelta di parole, purtroppo, non è casuale. I problemi di Breno sono ancora lì, ingigantiti. L’alcool, le ombre della depressione. Lo psicodramma arriva al culmine il 20 settembre, quando l’ex-San Paolo finisce su tutti i giornali, nella sezione di cronaca invece che in quella sportiva: la sua villa, nel quartiere di Grünwald, è stata interamente divorata dalle fiamme nella notte. Con la moglie e i figli lontani dalla città, il difensore del Bayern era l’unico presente nell’abitazione in quel momento, e una breve indagine evidenzia come l’origine dell’incendio sia certamente dolosa. Scattano le manette, che si apriranno solo sotto versamento di una cauzione di 500.000 euro (una parte dei quali è fornita dal Bayern Monaco stesso) e al deposito del passaporto presso le autorità.

Breno
La casa di Breno.

C’è ancora un processo da affrontare, però. I suoi avvocati le provano tutte: sostengono che quella sera Breno avesse decisamente alzato troppo il gomito, che i medicinali per contrastare gli effetti della depressione lo rendessero meno lucido, che non si sia reso conto di quello che stava succedendo attorno a sé. I danni, però, si quantizzano in un milione e mezzo di euro, e l’accusa sostiene che l’assenza di feriti sia solo una fortunata coincidenza, data l’intensità e l’espansione del rogo. La corte non si rivela clemente, e la sentenza arriva pesante come una sciabolata: a luglio 2012, dopo una stagione parcheggiato in tribuna, viene condannato a tre anni e nove mesi di carcere. Sconterà tredici mesi, ottenendo lo sconto per buona condotta, ma oramai il suo contratto con il Bayern è scaduto e la sua carriera europea in frantumi.

Il brasiliano sceglie di tornare dove il sogno era iniziato, a San Paolo. L’amarcord, però, non va come previsto: appena tredici presenze in due anni e mezzo. La storia sembra svoltare nel 2017, quando trova 25 presenze in prestito al Vasco Da Gama, che decide conseguentemente di riscattare il suo cartellino. Anche qui, però, lo spazio va via via diminuendo, e la situazione viene aggravata da due infortuni piuttosto seri, di nuovo alle ginocchia. In tutto il campionato Brasileiro A del 2019 non ha visto mai il campo,e con il contratto in scadenza a fine 2020 sembra davvero difficile ipotizzare un futuro ad alti livelli per lui. Un talento, ironicamente, gettato tristemente alle fiamme.

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