Skov e Bruun Larsen, l’asse danese dell’Hoffenheim

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Il biennio d’oro dell’Hoffenheim rischia di essere un caso isolato nella giovane storia di una società che ha esordito in Bundesliga soltanto 12 anni fa, ma è entrata nel calcio europeo dalla porta principale. La gestione Nagelsmann ha portato il club di Sinsheim in Champions League per due anni consecutivi, salvo poi assestarsi a metà classifica nella scorsa Bundesliga, con i saluti del giovane manager, direzione Lipsia. Le due scorse sessioni di mercato tuttavia, hanno mostrato come l’Hoffenheim non voglia rimanere nella mediocrità: cessioni molto remunerative sono state accompagnate da acquisti ambiziosi e di prospettiva. Una linea giovane che trova i migliori esempi in due mancini danesi come Robert Skov e Jacob Bruun Larsen, due colpi dell’Hoffenheim negli scorsi mesi.

Entrambi giocatori prettamente offensivi, si distinguono per versatilità e velocità. Oltre a queste due caratteristiche i due danesi tuttavia sembrano avere imboccato due strade diverse; Skov fino ad ora nell’Hoffenheim è risultato più concreto ed applicabile a schemi e tattiche di calcio moderno. Bruun Larsen invece, non ha ancora lasciato un vero segno in Bundesliga con le tre casacche che ha indossato, compresa quella prestigiosa del Borussia Dortmund. A sua discolpa nel confronto con Skov, Bruun Larsen paga due anni di differenza, colmabili però dal fatto che il secondo è cresciuto calcisticamente in Germania; tra prime squadre e giovanili, sono infatti 5 anni che il talento formato dal Lyngby è in orbita Bundesliga. Stagione d’esordio in territorio tedesco invece per Robert Skov, già saldamente presente negli schemi del manager olandese Alfred Schreuder, e reduce da un’annata da record al Copenaghen: 48 reti in stagione in tutte le competizioni (sì, avete capito bene), di cui 34 in campionato. Numeri che lo rendono il miglior marcatore in una singola stagione in tutta la storia della Superliga danese, all’età di 22 anni, giocando da ala destra.

Accantonando il confronto tra le due giovani stelle danesi, si apre ora il discorso di convivenza nell’Hoffenheim del futuro. A meno di cessioni nelle prossime finestre di mercato, Robert e Jacob sembrano essere entrambi al centro del progetto, convinzione che viene sia dal loro talento, che dai soldi spesi dal club per i loro cartellini. Skov ha costruito la propria carriera giocando prettamente sulla corsia di destra, incarnando nelle ultime stagioni il prototipo di ala invertita moderna, con vari movimenti e coinvolgimenti verso il centro del campo. Bruun Larsen ha fin qui giocato su entrambe le fasce, anche se sembra essere più a proprio agio sulla sinistra. Non ha ancora tuttavia trovato una collocazione definitiva sulla quale costruire un futuro brillante, anche considerando la sua giovanissima età. Fino ad ora meno completo sia tatticamente che fisicamente del compago di squadra, il classe 1998 ha però fatto vedere giocate di grande qualità ed estro a Dortmund, motivo per il quale l’Hoffenheim ha speso quasi 10 milioni per averlo. 

Con Robert Skov, mancino che agisce senza problemi anche sulla corsia di destra, e Jacob Bruun Larsen che sembra andare verso una carriera più classica, giocando sulla propria fascia, il conto sembra presto fatto; i due connazionali non dovranno lottare tra di loro per una maglia nelle stagioni a venire, se dovessero diventare elementi fissi nello scacchiere del club del contestatissimo Dietmar Hopp. Nell’attuale 3-5-2 proposto da Schreuder per il suo Hoffenheim, Skov ha già saputo rendersi utile nella prima fase di stagione, assicurando una buona copertura della fascia, senza dimenticare la propria indole offensiva: ha un saldo di 3 reti e 4 assist in stagione, risultando un fattore soprattutto sulle palle ferme.

Bruun Larsen, reduce da mesi in cui il suo utilizzo è stato centellinato dalla gestione Favre, ha la grande occasione di poter crescere in intelligenza tattica, potendo agire sia come attaccante di supporto ad un classico centravanti, sia adattarsi come quinto a destra. Questo ruolo da sempre richiede grande prestanza fisica, ma è una caratteristica che sicuramente non manca al giovane danese, da sempre rapido nel breve, e con un fisico in linea con gli standard atletici del nord Europa.

Entrambi i profili, seppur in due momenti differenti della propria carriera, sembrano rappresentare al meglio ciò che il giovane calcio danese ha da offrire; calciatori con un’intelligenza moderna, indole offensiva e grande talento, da coltivare e gestire nei mesi a venire. All’Hoffenheim il compito di far crescere entrambi per un futuro roseo, e per poter navigare verso l’Europa nelle prossime stagioni.

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