Robin Koch, l’ultima ‘creazione’ del Friburgo di Streich

Robin Koch

Per la famiglia Koch, Kaiserslautern sarà sempre un posto speciale. La città come il club. Con il FCK papà Harry ha vinto lo storico titolo del 1998, quando il club era neo-promosso in Bundesliga. Era uno dei difensori centrali a cui Otto Rehhagel si affidava con grande continuità. Suo figlio, Robin Koch, nel club ha mosso i primi passi da calciatore, prima di passare al Dörbach e all’Eintracht Trier. Poi, però, nel 2015 è tornato a vestire il rosso-bianco. E grazie a una grande annata in Zweite, nel 2017 si è guadagnato la chiamata del Friburgo e di Christian Streich. Quasi tre anni dopo, Robin Koch non è più una giovane promessa, ma un nazionale tedesco, oltre che un punto fermo di un club che sogna l’Europa.

Il percorso che ha portato il classe 1996 fino alla Mannschaft è sì iniziato al Fritz-Walter-Stadion, ma è in Brisgovia che ha iniziato a prendere la via giusta per il successo. Anche perché probabilmente in pochi ad agosto 2017, quando il Friburgo ha deciso di acquistarlo, avrebbe scommesso un euro sul suo arrivo nella nazionale maggiore. Fino all’ottobre 2018 infatti Koch non aveva mai indossato la maglia della Germania, neanche a livello Under. Poi è arrivata la chiamata di Stefan Kuntz nell’Under 21, con cui ha disputato anche l’Europeo della scorsa estate in Italia, senza trovare troppo spazio: 8 minuti complessivi.

A Friburgo, invece, la fiducia non gli è mai mancata. Già nella prima stagione Streich lo ha schierato titolare per 21 volte consecutive, dopo un naturale periodo di assestamento iniziale. Stesso copione nel secondo anno, stesso numero di presenze nell’undici di partenza, con in mezzo un problema al legamento del ginocchio. In questa stagione soltanto un duro colpo alla testa e un’influenza gli hanno impedito di essere uno dei pochi a giocare tutti i 90 minuti per ogni partita: 24 volte titolare su 25 partite totali del Friburgo in Bundesliga. Per la prima volta, piuttosto stabilmente in un solo ruolo.

Sì, perché Robin Koch per Streich nei primi due anni è stato un vero e proprio jolly. Già al Kaiserslautern giocava indifferentemente da mediano o da centrale difensivo. Tema che si è riproposto anche allo Schwarzwald-Stadion: nei primi due anni si è alternato tra la difesa quattro e il centrocampo, senza mai scendere di livello. Si è fatto notare anche con i goal, nel gennaio 2018, quando con due colpi di testa su azioni da corner ha segnato per due gare consecutive, contro Eintracht e Lipsia. Non è proprio un trademark, comunque: soltanto 4 reti in 74 gare di Bundesliga.

In ogni caso, goal o non goal, Koch per il Friburgo è fondamentale soprattutto in fase difensiva (e ci mancherebbe). Se Streich ha infatti varato la difesa a 3, è merito sì di due esterni abilissimi come Schmid e Günter, ma è la duttilità di Koch che ha permesso al nuovo sistema di avere successo. Il classe 1996 gioca nel ruolo di centrale dei tre, ruolo che gli si addice perfettamente soprattutto grazie all’ottimo senso della posizione di cui è dotato e le sue abilità nella distribuzione del pallone.

Non si tratta di un giocatore molto aggressivo, piuttosto di un difensore elegante, che sa sfruttare il suo fisico – 3.7 duelli aerei vinti per partita in Bundesliga – e le sue lunghe leve per recuperare all’indietro. Raramente si butta nei duelli o va in tackle: per quello ci sono Gulde e Heintz, i suoi compagni di difesa. Koch pensa all’equilibrio, alla prima impostazione (50 passaggi completati per partita, l’85% di quelli tentati) e al bilanciamento della squadra. Non è un giocatore che si distingue per quantità di corsa, ma raramente si fa trovare fuori posizione. Sa stare in campo, ragion per cui Streich lo utilizza ancora a centrocampo in alcune occasioni.

“Garantisce alla squadra grande flessibilità”.

Christian Streich

Dettagli che non sono sfuggiti all’occhio sempre vigile di Joachim Löw, che ad ottobre lo ha convocato in Nazionale. Certo, il fatto che Rüdiger, Tah, Ginter, Kehrer, Stark e vari altri possibili partner di Süle si fossero infortunati (e successivamente anche lo stesso centrale del Bayern) ha certamente giocato un ruolo, ma lo ha portato nel giro. Ha giocato da titolare due partite, contro Argentina e Bielorussia, palesando certo dei limiti, dati anche dall’emozione di un esordio improvviso e non facile da gestire. L’esordio assoluto contro l’Albiceleste ad ottobre, ad esempio, è stato di alti e bassi.

La continuità che ha però dimostrato di avere in Bundesliga lo ha comunque portato alle attenzioni di molti club, tra i quali il Napoli, stando alla ‘Gazzetta dello Sport’, e il Lipsia, che lo voleva a gennaio: il Friburgo ha detto no. Ha comunque un contratto in scadenza nel 2021 e solitamente in Brisgovia non sono abituati a fare follie economiche per trattenere i giocatori. Forse con meno di 20 milioni si potrebbe anche acquistarlo. Una cosa è certa: comunque vada in futuro, il nome di Robin Koch rimarrà, come quello di tanti suoi compagni o ex, indissolubilmente legato a quello di Christian Streich. Perché sì, il classe 1996 è l’ultima ‘creazione’ dell’allenatore più geniale e unico dell’ultimo decennio di calcio tedesco.

Un pensiero riguardo “Robin Koch, l’ultima ‘creazione’ del Friburgo di Streich

Rispondi