Amburgo-Norimberga, la finale infinita

Ora è una partita di 2.Bundesliga senza troppo significato, ma un tempo Amburgo-Norimberga era una sfida che valeva il titolo. Come nel 1922, quando il HSV dell’inglese A.W. Turner, della stella Otto “Tull” Harder e del norvegese Asbjørn Halvorsen, si trovò ad affrontare nella finale del campionato tedesco il Norimberga, che tra i pali aveva il mito Heinrich Stuhlfauth, in campo i fuoriclasse Anton Kugler, Luitpold Popp e Hans Träg e in panchina il visionario ungherese Izidor Kürschner, formatosi nel grande MTK dei primi del Novecento. Un match, ultima tappa di un campionato articolato come consuetudine per l’epoca su tornei regionali e su una fase finale a eliminazione diretta, che si gioca a Berlino, al Deutsches Stadion, nell’allora quartiere di Charlottenburg.

Arbitro di quello storico Amburgo-Norimberga è Peco Bauwens, ex discreto giocatore e futuro presidente della DFB (il primo dopo la Seconda Guerra Mondiale). Al calcio d’inizio, previsto per le 17 del 18 giugno nell’impianto inaugurato nel 1913, ci sono 27 grandi e 30mila persone. Non sanno che stanno per assistere a uno degli incontri più incredibili della storia del Fussball. L’Amburgo, dai pronostici nettamente sfavorito, va in vantaggio al 19′, con Hans Rave, poi il Norimberga, orfano di Hans Kalb, fermato da un infortunio, pareggia subito e la ribalta. Sul 2-1 il primo episodio discusso. Bauwens annulla la rete del possibile 3-1 per un fallo sul portiere del HSV Martens.

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Istantanee di Amburgo-Norimberga. Fonte: @HSV_English

Proteste e i primi segnali di una tensione crescente. Che nel secondo tempo si trasforma in una vera e propria “guerra calcistica”. Otto Harder, che nella sua vita successiva diventerà un sorvegliante in un campo di concentramento (e per questo verrà condannato a 15 anni di carcere) colpisce Anton Kugler in pieno viso. I sanitari di entrambe le squadre entrano in campo per ben 19 volte, con i testimoni dell’epoca che raccontano come al “Deutsches Stadion” i calciatori del Norimberga abbiano lasciato quattro… denti. A nulla valgono le raccomandazioni di Bauwens, che chiamando a sé i genitori, gli ricorda le regole del fair play.

Poi al 86′ l’incredibile. L’Amburgo pareggia con una rete di Hans Flohr. Si va ai supplementari. Che sono davvero infiniti. Non esistono i rigori, né il sorteggio, si dovrebbe andare avanti fino a quando una delle due squadre realizza una rete. Bauwens ha i crampi e al 165′ sospende momentaneamente la partita, che riprende dopo una breve pausa. Al 189′, quando nessuno ha ancora segnato, Bauwens, che arbitrerà nella sua carriera anche una finale olimpica, quella di Berlino ’36, fischia la fine, anche perché gli spettatori hanno cominciato a lamentarsi e soprattutto perché sta facendo buio e il Deutsches Stadion non ha l’impianto d’illuminazione.

Per stabilire chi sarà il campione di Germania 1921/1922 si dovrà ricorrere a una ripetizione: Amburgo-Norimberga viene fissata per un mese e mezzo dopo, il 6 agosto 1922 a Lipsia, allo stadio di Probstheida. Ci sono tra i 50mila e i 70mila spettatori, molti dei quali arrivati da Norimberga e da Amburgo con dei treni speciali. Tra di loro Reitzenstein, che deve sostituire Grünerwald, infortunatosi all’ultimo momento. C’è così tanta gente che i calciatori per arrivare dagli spogliatoi al campo i calciatori ci impiegano mezz’ora. E al fischio d’inizio è ancora battaglia. Nonostante Peco Bauwens abbia minacciato più o meno velatamente i ventidue sul terreno di gioco. Che diventano ventuno perché Willy Böß, del Norimberga, deve uscire, lasciando i suoi con uno di meno, visto che le sostituzioni non esistono, in dieci. Nonostante l’inferiorità numerica il club della Franconia va in vantaggio, con Träg, rete pareggiata dall’Amburgo con Schneider, al 69′.

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Fonte: @HSV_English

Poi sul tabellino dei marcatori più nulla, anche se prima del 90′ un altro giocatore del Norimberga deve lasciare il prato di Lipsia. È Kugler, uno di quelli che nel primo match aveva perso un dente. Con il punteggio ancora bloccato sull’1-1 si va ai supplementari. Dove la tensione è altissima. Träg e Agte hanno qualcosa da dirsi, Agte si scusa ma il suo avversario, autore del momentaneo 1-0 per il Norimberga promette vendetta. Non avrà il tempo di metterla in pratica perché il suo avversario Beier, al 100esimo minuto lo mette fuori combattimento con un colpo nella parte bassa della schiena. Con un altro overtime da giocare in campo ci sono undici giocatori dell’Amburgo, otto del Norimberga.

Bauwens fischia, Popp attaccante dei bavaresi si infortuna. L’arbitro sospende la gara, perché secondo le regole della DFB una squadra deve poter schierare almeno otto calciatori.

La Federcalcio, qualche mese dopo, proclama l’Amburgo campione. Il Norimberga fa appello, adducendo che la sospensione sarebbe stata illegittima. Il tribunale gli dà ragione, ma il HSV investe della questione l’assemblea generale della DFB. Che vota a suo favore. Poi però un colpo di scena, l’ultimo: il rappresentante dell’Amburgo annuncia la volontà di rinunciare al titolo. Dopo 294 minuti, quasi cinque ore di gioco, il campionato tedesco non ha ancora un padrone. E non ce l’avrà mai, visto che l’unico, insieme a quello del 1904 (e, chissà, magari il 2020…), a non avere un vincitore. Nonostante Amburgo-Norimberga, la finale più lunga di sempre.

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