Hopp, l’Union Berlino e le uniche parole giuste

Hopp Union

Doveva essere un altro weekend chiave per la corsa al titolo, quello di Leverkusen-Lipsia, del primo Bayern senza Lewandowski per un mese, dell’esame del Dortmund, delle 400 di Gentner. Invece è stato, purtroppo, soprattutto il weekend delle proteste dei tifosi contro Dietmar Hopp. Non torneremo sui motivi che scaturiscono da questa protesta, che già abbiamo spiegato in un articolo dedicato. Vogliamo parlare della forma della protesta: offese personali, minacce di morte, termini che poco si addicono alla Bundesliga e in generale allo sport.

In questo caso però non parliamo noi, bensì Dirk Zingler, presidente dell’Union Berlino. I tifosi del club di Köpenick hanno esposto uno striscione contro Hopp, come avevano già fatto quelli del Bayern e del Colonia, oltre a Gladbach e Dortmund in precedenza – gesti certamente non scollegati, ma frutto di un ‘accordo’. L’Union, nella figura del suo numero uno, ha pubblicato sul proprio sito ufficiale una nota che condanna la forma della protesta. Centrando esattamente il punto: non è un problema la protesta in sé – nonostante a qualcuno possa sembrare quantomeno una stranezza, magari per la mancata conoscenza del 50+1 – ma piuttosto il modo che si è scelto per protestare: prendendo di mira un uomo, mettendola sul personale.

“Condanno la diffamazione delle persone in maniera forte: queste cose sono intollerabili. La brutalità con cui si trattano le persone nella nostra società è estremamente preoccupante. Fermare questa escalation è una missione per tutti noi.

La forma espressiva di questa protesta, scelta in molti casi negli ultimi giorni, anche nel nostro stadio, ha un simbolismo sbagliato nell’esprimere le preoccupazioni dei tifosi. Si prende l’attenzione dei media, ma porta a respingere le lecite preoccupazioni dei tifosi. A chiunque sia stato coinvolto in questa protesta, va detto di smettere e trovare modi più adatti per esprimere le proprie posizioni.

Il diritto della libertà di espressione è un bene prezioso nella nostra società, ma spesso include cattivo gusto. Ovviamente può essere usato per criticare situazioni nel calcio. Ma l’inviolabilità della dignità umana è la base della nostra coesistenza, e va protetta. Ne abbiamo tutti responsabilità”.

Nelle sue parole, Zingler riassume perfettamente il vero errore commesso dai tifosi del Bayern Monaco: i modi. Senza arrivare a paragoni poco centrati con gli insulti razzisti, come hanno erroneamente fatto in molti. Il paragone tra la protesta di una tifoseria (sbagliata nei modi e nella forma, corretta e lecita nel principio) con degli insulti omofobi è un errore grave, specie se commesso dai professionisti che gestiscono la comunicazione di club e giocatori. Nonché da gran parte della stampa.

Ciò chiaramente non giustifica i termini offensivi contro Hopp ed è, ad esempio, il motivo per cui gran parte delle proteste contro il Lipsia – che ha una storia diversa rispetto all’Hoffenheim, ma ha sempre i soldi e il 50+1 come basi su cui si fonda la ‘rivolta’ del weekend – non hanno mai ricevuto condanne così dure. Anche perché, a differenza di Hopp, l’azienda Red Bull e lo stesso Dietrich Mateschitz non hanno mai replicato alle tifoserie. Insomma, non sono mai andate allo scontro verbale, come fatto dal patron della SAP con il Dortmund.

In una lettera aperta, il gruppo di tifosi del Bayern ‘Red Fanatic’, responsabili dello striscione contenente la scritta “Hurensohn”, ha spiegato anche che la mossa era studiata per il caos mediatico che avrebbe scaturito, nonostante la reazione sia stata sorprendente per gli eccessi (quest’ultimo aspetto è parzialmente vero, soprattutto per i paragoni col razzismo di cui sopra). C’è però un altro errore di concetto, in questo caso, perché nella stessa lettera, che pubblichiamo qui sotto in inglese per essere più fruibile a chi non conosce la lingua tedesca, gli stessi tifosi del Bayern mettono a paragone la gestione della DFB di due casi che tra loro hanno soltanto un punto in comune: la mancanza di rispetto.

In questo senso è corretto citare un altro esempio ‘positivo’: la protesta dei tifosi dell’Augsburg di sabato pomeriggio, un ‘divieto’ sul logo della DFB. Forse non ha fatto così tanto rumore, ma è certamente una maniera più rispettosa di esprimere un punto di vista. Che può essere condiviso o meno, perché per ogni ‘anti’ ci sarà sempre almeno un ‘pro’ su un argomento discusso come il 50+1.

Ciò che emerge da questa vicenda, che si spera possa essere presto dimenticata per tornare a parlare di calcio giocato (anche da noi di BundesItalia) è soltanto una brutta immagine del calcio tedesco. Perché stavolta non si è trattato di palline da tennis, di cartelloni coreografici o altri modi di protestare che spesso e volentieri fanno ugualmente notizia e raggiungono lo stesso obiettivo della protesta.

No, questa volta la protesta porterà soltanto a un risultato: un danno all’immagine di un calcio che di certo non si meritava di essere oscurato da qualcuno che, per usare le parole dell’Union Berlino, ha “violato la dignità umana”. Parole di un club che di dignità ne ha sempre avuta tanta e che per primo si è sentito offeso, come gran parte di noi tifosi, appassionati e addetti ai lavori, dagli spiacevoli episodi di un weekend da dimenticare.

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